Andrea Carpenzano a OM, la video intervista al candidato come miglior attore protagonista ai Nastri d’Argento

Il giovane attore romano lascia il segno con la parte del calciatore ribelle de Il Campione. Finalmente un film che sa raccontare in modo credibile il mondo del calcio

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Andrea Carpenzano ha ottenuto una prestigiosa nomination come migliore attore protagonista ai Nastri d’Argento 2019 per Il Campione. E benché giovanissimo, 23 anni appena, per lui non si tratta del primo riconoscimento, dato che per il suo film d’esordio, Tutto Quello Che Vuoi, aveva già ottenuto nel 2017 la Menzione Speciale del Premio Biraghi, consegnato durante la cerimonia dei Nastri e dedicato agli attori rivelazione del cinema italiano.

E Andrea Carpenzano fu effettivamente una piccola rivelazione in quel film di Francesco Bruno, scelto a sorpresa come protagonista per recitare la parte di un ragazzo che accetta di fare da accompagnatore a un poeta ottantacinquenne interpretato dal leggendario attore e (soprattutto) regista Giuliano Montaldo. E proprio la diversità dei caratteri costituiva il segreto di una delle commedie più delicate e imprevedibili del cinema italiano recente.

Dopo quell’esordio abbastanza casuale, nel giro di un biennio Andrea Carpenzano ha avuto un piccolo ruolo ne Il Permesso – 48 Ore Fuori di Claudio Amendola, è entrato nel cast della prima stagione televisiva di Immaturi – La Serie e poi, soprattutto, ha interpretato la parte da protagonista in La Terra Dell’Abbastanza, incisivo esordio alla regia dei fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo, una cruda storia di malavita ambientata nella periferia romana.

Il 2019 è l’anno della precoce consacrazione con Il Campione diretto da Leonardo D’Agostini, in cui Andrea Carpenzano è Christian Ferro, viziatissimo giovane fuoriclasse della Roma che, per mettere la testa a posto, viene obbligato a studiare per l’esame di maturità, affiancato dall’ex professore di liceo Stefano Accorsi. Un film che è un notevole esempio di quel cinema medio, intelligente, ben scritto e ben interpretato, che in Italia manca da molto tempo e che persone come Matteo Rovere e Sydney Sibilia, registi ma stavolta in veste di produttori, stanno caparbiamente cercando di promuovere. Non s’era mai visto nel nostro cinema un film che sapesse rappresentare la passione nazionale del calcio in maniera così credibile, in una storia basata su due caratteri agli antipodi drammaturgicamente coinvolgente.

Così è giunta la nomination come migliore attore protagonista, in un sestetto pieno di candidati assai accreditati, il Pierfrancesco Favino de Il Traditore, Riccardo Scamarcio per tre film (Euforia, Il Testimone Invisibile, Lo Spietato), l’Alessandro Borghi de Il Primo Re e la coppia Valerio Mastandrea e Marco Giallini di Domani È Un Altro Giorno. Così, forse intimidito da avversari di tale livello, nell’intervista a OM Optimagazine rilasciata in occasione dell’annuncio delle candidature Andrea Carpenzano riesce a dire pochissimo: “Devono essersi sbagliati”, afferma sornione.

Però quando gli viene chiesto un modello d’attore di riferimento tira fuori un nome che non ti aspetteresti da un ragazzo di quell’età: quello di Franco Citti, l’indimenticabile Accattone di Pasolini, un interprete che aveva inciso sul volto e nella cadenza della sua inconfondibile parlata la quintessenza di una romanità di periferia a cui, evidentemente, il giovane Carpenzano deve sentirsi legato. Una scelta che incuriosisce e che spinge a chiedersi che tipo di ruoli potrà prediligere in futuro.