Virus Facebook Messenger Sei Tu 2019: i pericoli reali che si corrono a giugno

Si corrono principalmente due tipologie di rischi, cosa succede se si prova ad aprire video alelgato

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Registriamo una vera e propria ondata del cosiddetto virus Facebook nMessenger Sei Tu giunti a metà 2019. Di cosa si tratta quali pericoli reali si corrono? Non possiao per nulla sottovalutare il rischio che attualmente si corre dsull’app di messaggistica di Zuckerberg, anche in Italia.

Tipologie di virus Facebook Messenger simili sono già state ideate nel recente passato. In pratica, non pochi utenti hanno ricevuto un messaggio da un loro contatto nelle ultime ore con testo: Sei tu “nome persona”. In pratica la nota personalizzata con il nominativo della vittima di turno riporta anche un filmato con anteprima completamente nera. Appare evidente come l’invito sia quello di aprire l’allegato appunto per verificare se la clip ci veda protagonista. Niente di più falso invece, visto che il contenuto non ci riguarda neanche da lontano e celerà invece dell’altro.

Chi cade nella trappola del virus Facebook Messenger Sei Tu di questo 2019 può incorrere in due tipologie di rischi. Il contenuto allegato all’applicazione di messaggistica può essere un portatore di malware che infetterabnno il dispositivo. Allo stesso tempo, proprio nel tentativo di raggiro conclamato, si rischierà di fornire l’acceso a preziosi dati personali,

L’effetto a catena del virus Facebook Messenger è assicurato. Una volta che si apre il finto allegato video diffuso attraverso l’app di messaggistica, in automatico, la stessa tipologia di messaggio è spedita a tutta la lista dei propri contatti. Si spiega facilmente dunque la grossa diffusione di quest’ultima minaccia social del momento. Appare dunque ancora più fondamentale non cadere nella trappola, visto che (senza volerlo) si diventerà promotori della diffusione della truffa. I nostri amici, parenti e colleghi, in effetti, riceveranno il messaggio con le sembianze di una nota inviata proprio da noi ma senza la nostra autorizzazione. Giusto è dunque prestare attenzione, una volta ancora di più, ai nostri comportamenti online.

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