Penn Badgley di You disgustato dal suo personaggio durante le riprese della seconda stagione

Penn Badgley di You racconta le difficoltà durante le riprese della seconda stagione della serie Netflix e analizza duramente il suo personaggio controverso

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Da sempre molto duro nel giudicare il suo personaggio, Penn Badgley di You non perde occasione per confermare la sua avversione nei confronti dello stalker, sociopatico e serial killer che interpreta nella serie Netflix.

Dopo aver contestato a più riprese l’interpretazione romantica dei gesti del suo Joe Goldberg da parte di spettatrici che lo hanno idealizzato nonostante i suoi crimini, l’attore è tornato a rimarcare la sua distanza dal libraio protagonista della serie.

Impegnato nelle riprese della seconda stagione, attualmente in corso a Los Angeles, Penn Badgley ha rivelato di essersi sentito “disgustato” per aver interpretato alcune scene.

Ci sono alcune cose che ho fatto con protesi artificiali in questa stagione che sono state un po’ nauseanti come se le avessi fatte io stesso, devo dirlo.

Il thriller psicologico basato sul best-seller omonimo di Caroline Kepnes, scritta da Greg Berlanti e Sera Gamble, ha innescato discussioni e polemiche sulla veste apparentemente romantica (da cui l’inganno di idealizzare lo stalker interpretando la sua patologia come romanticismo) applicata ad una storia di abusi psicologici e fisici, che sfociano nel femminicidio. Il successo immediato della serie, che Netflix ha acquistato senza troppe speranze da Lifetime salvandola dalla chiusura, ha travolto anche gli attori.

Ci aspettavamo un’esplosione di visualizzazioni su Netflix, ma non avremmo potuto prevedere che sarebbe avvenuto in questa misura (…) È stato gratificante vedere le conversazioni sensibili e intelligenti intorno a questo personaggio e attorno a questo spettacolo, sia che si tratti di un giornalista in un’intervista o di qualcuno per strada che ha visto lo spettacolo e apprezzato la mia esibizione.

Proprio perché la serie ha avuto un enorme ed inaspettato seguito, il suo protagonista si sta impegnando a trasmettere al pubblico le giuste chiavi interpretative per capire il personaggio e soprattutto per analizzare le proprie reazioni di fronte ad un soggetto del genere: se ancora oggi l’ideale di amore romantico riesce a rendere accettabile per alcune persone dei comportamenti ossessivi e violenti come quelli di Joe Goldberg, vuol dire che la nostra società è ancora troppo intrisa di stereotipi tossici riguardo le relazioni tra uomo e donna, che non siamo abbastanza maturi da riconoscere l’abuso per quel che è e che non abbiamo ancora imparato a non fornire alibi a chi calpesta la libertà altrui.

Essere affascinati da Goldberg – un libraio appassionato di letteratura che prima pedina, controlla e manipola la donna che vuole conquistare, poi finisce per imprigionarla e ucciderla dopo aver commesso altri omicidi per isolarla – vuol dire che abbiamo tutti un problema nei confronti della mascolinità e dell’idea classica di rapporto di coppia.

Non voglio solo dire che è problematico e che gli spettatori stessi hanno una reazione problematica, penso che ciò che ci ispira è che in un momento in cui ci stiamo impegnando per dare potere alle donne e per l’uguaglianza tra uomini e donne, siamo anche contemporaneamente in grado di essere affascinati da un personaggio come Joe. Questo ci dice quanto siano profondamente radicati molti di questi standard e norme in cui ci piace vedere un ragazzo comportarsi come lui. In un certo senso, Joe è un grande punto di contatto culturale per dire: “Abbiamo ancora molto lavoro da fare”.

Il personaggio di Goldberg, secondo Badgley, ha un solo pregio: spingere lo spettatore a chiedersi dove sta sbagliando se in qualche modo capisce di subirne il fascino.

Questa è una persona che inconsciamente e talvolta consciamente reitera modelli di abuso e trauma. Joe induce lo spettatore a riflettere di più su se stesso e chiedersi: “Perché mi piace così tanto questo ragazzo, non importa quello che fa?”. Quello che sento da molte persone è: ‘Cosa c’è di sbagliato in me?’. Non si stanno chiedendo cosa c’è che non va in lui ma perché mi piace. Se un pezzo d’arte di cui fai parte può ispirare quel tipo di riflessione, è interessante.

La seconda stagione della serie non ha ancora una data d’uscita, mentre la prima è disponibile su Netflix dal dicembre scorso.

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