La storia di Antonino Vigilante: una testimonianza di chi emigra e “sceglie” di lavorare a Londra, Bratislava, Praga, New York, Berlino

E’ bastato chiedere ad amici, parenti, docenti universitari di raccontare casi di giovani che lavorano all’estero: sono venute fuori tante storie umane e professionali

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Precari a vita? Il lavoro che non c’è? Costretti ad abbandonare il proprio Paese, la propria città, per poter emergere?

Ma tutti, proprio tutti, parlano di futuro dei giovani, della loro condizione, dei cervelli in fuga. E’ bastato chiedere ad amici, parenti, docenti universitari di raccontare casi di giovani che lavorano all’estero: ne sono venute fuori tante storie umane e professionali. La maggior parte è fatta da giovani poco più che trentenni ma non sono pochi quelli ancor più giovani. A volte sembra di essere a contatto con quell’ironia esilarante, ma amara, di Massimo Troisi che rimane la più autentica.

Ecco la storia di Antonino Vigilante di Castellammare di Stabia. La sua è la testimonianza, come di tante altre, di chi emigra e “sceglie” di lavorare a Londra, Bratislava, Praga, New York, Berlino.  

“Ho quasi 30 anni (li festeggerò il 30 giugno) – racconta Antonino – e lavoro all’estero da circa due anni e mezzo. Sono laureato con il massimo dei voti in Marketing e Comunicazione aziendale all’Università di Salerno e con il tempo mi sono specializzato nel Marketing digitale. Oltre ad essere stato selezionato per eventi importanti, anche a livello internazionale, sono stato sia datore di lavoro di me stesso – gestendo clienti che avevano bisogno di accrescere la propria reputazione online – che dipendente: quando ho ricevuto l’offerta di lavoro dall’estero mi sono licenziato dal ruolo di Social Media Strategist presso un’importante agenzia di comunicazione di Napoli”.

Da dove nasce la decisone di partire? ”Sono partito non perché non avessi un lavoro ma perché quello che avevo era precario e senza il giusto inquadramento/retribuzione. In poche parole: mancanza di prospettive. Perciò mi son messo alla prova inviando curriculum all’estero. Dopo aver superato i colloqui con la grande multinazionale Amazon, ho deciso di partire. La sede è a Bratislava, in Slovacchia. Sono stato assunto dalla mia azienda (contratto a tempo indeterminato) come Account ma dopo pochi mesi, siccome mi sono contraddistinto per precisione e qualità, sono passato a ricoprire un ruolo più “delicato”, nel dipartimento Tasse e Finanza”. 

Antonino prosegue raccontando il suo percorso di vita e di veloce mobilità professionale: “Cambiare tutto, rimettersi in gioco: è stata una palestra di vita importante. Nel febbraio 2018, avevo bisogno di nuovi stimoli: ho trovato lavoro nella bellissima Praga in un’altra multinazionale, una delle aziende farmaceutiche americane più’ importanti e conosciute al mondo. Mi sono trasferito a Maggio 2018. Nella nuova azienda – racconta – mi occupo del coordinamento del team italiano di Talent Acquisition”.  

Come mai, rispetto a indubbie qualità professionali, in Campania non hai trovato sbocchi idonei? “Siccome da noi (in Campania e al Sud) il precariato la fa da padrone – sintetizza Antonino – è facile che i ragazzi vogliano andare via e non è semplice trattenerli. Non nascondo che se avessi avuto una condizione lavorativa più stabile, con un contratto vero e proprio, avrei accettato anche uno stipendio minore rispetto a quello percepito attualmente. Lo stipendio a Praga, come per Bratislava, non è eccelso (gli affitti sono alti) ma almeno si possono togliere degli sfizi che in Italia non avrei potuto fare: viaggiare, infatti, è diventata una routine”.

Cosa occorre per trattenere i giovani talenti? “Serve progettualità”, risponde con immediatezza. “Serve farli sentire importanti e non stagisti – continua – serve formarli realmente. Serve dargli qualche certezza in una situazione così incerta come quella attuale. I giovani non vanno via per soldi ma perché non si sentono importanti e non vengono valorizzati.  Questo è il succo del post che pubblicai su Linkedin, circa due anni fa e che ebbe gran successo con più di 100 “consiglia” e più di 10 mila visualizzazioni”. 

Quali sono le ragioni per restare e quelle per tornare? “Sinceramente avrei tanta voglia di tornare. Mi mancano i miei genitori che stanno invecchiando e vorrei “godermeli” – racconta con amarezza- sono figlio unico e sono l’unico punto di riferimento per loro”. Restare? “Sto lavorando per il top, in un ufficio spettacolare con tecnologie avanzate, palestra, tanti benefit ecc. Comunque, al netto di tutto, posso affermare tranquillamente che non c’è nulla di meglio di vivere nella propria terra (se si lavora). Sentirsi “cosmopoliti” è ok, essere quasi costretti a sentirsi “stranieri” non lo è”.

Allora rilancia l’appello dalle pagine di OptiMagazine: “Mi farebbe piacere tornare in patria per fare parte di un progetto serio dove possa sentirmi valorizzato”.

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