Best Drama Emmy 2019, le nostre ipotesi in attesa delle nomination per la migliore serie tv drama

I pronostici della critica convergono su Game of Thrones, This Is Us e Ozark, ma noi abbiamo in mente alternative altrettanto valide

Le nomination agli Emmy saranno annunciate il 16 luglio dagli attori D’Arcy Carden e Ken Jeong, e siamo certi che anche il 2019 riserverà delle sorprese in ciascuna delle principali categorie. Sulla scia di quanto già fatto per le serie tv comedy, vogliamo provare a riflettere su chi crediamo meriti la nomination per la categoria Best Drama agli Emmy 2019. Non delle semplici previsioni, dunque, ma riflessioni più articolate che evidenzino i titoli dei nostri sogni. Cominciamo.

Killing Eve (BBC America-AMC)

Più e più volte abbiamo sottolineato come alla seconda stagione di Killing Eve sia mancato il mordente e la brillantezza assicurati da Phoebe Waller-Bridge l’anno precedente. Che sia dipeso dalla sofferenza tipica delle seconde stagioni o da una trama zoppicante, i risultati non sono stati del tutto soddisfacenti. Eppure continuiamo a sperare che la serie BBC America-AMC ottenga una nomination.

Perché vogliamo che sia nominata: perché nonostante l’esasperante lentezza dei primi episodi e un season finale alquanto codardo e contraddittorio, i pregi valgono da soli una nomination.

Innanzitutto rimane l’impareggiabile sintonia tra Sandra Oh e Jodie Comer, anche quest’anno la coppia più entusiasmante della televisione. In secondo luogo, questa stagione ha esplorato con coraggio la complessa psiche di Villanelle sfruttando a dovere il talento esplosivo di Jodie Comer.

Bodyguard (Netflix)

Prodotta per la BBC e disponibile in streaming su Netflix, Bodyguard si è rivelata un successo enorme in Regno Unito e poi nel resto d’Europa e negli Stati Uniti. Forse non sarà in prima fila per una nomination come Best Drama agli Emmy 2019, ma crediamo che tutti i suoi ingredienti ne facciano un thriller psicologico degno di nota e riconoscimento.

Perché vogliamo che sia nominata: perché ha azzeccato praticamente tutto. Il numero di episodi, ad esempio, ideale per snodare una storia ricca di spunti senza perdersi in inutili digressioni. Oppure il tono e l’atmosfera, capaci di trasmettere un costante senso di tensione e pericolo imminente. E infine il cast, con le performance da applausi di Richard Madden e Keeley Hawes.

Pose (FX)

Non riusciamo proprio a immaginare che la categoria Best Drama agli Emmy 2019 possa snobbare la rivoluzionaria serie firmata Murphy, Falchuk e Canals. Attenzione, però: nominare Pose non sarebbe il risultato di una mossa buonista e politicamente corretta. Al contrario, lo definiremmo il giusto riconoscimento nei confronti di una talentuosa comunità LGBTQ impegnata davanti e dietro la macchina da presa.

Perché vogliamo che sia nominata: innanzitutto per premiare la perseveranza del creatore Steven Canals, che è riuscito a far commissionare la serie dopo 150 tentativi falliti.

Poi perché è ora che le storie di una comunità perennemente bistrattata ed emarginata trovino lo spazio che meritano nel panorama mainstream. E infine perchè sarebbe più che giusto omaggiare una produzione visivamente perfetta e un cast ricco di talenti brillanti: su tutti, Indya Moore e Billy Porter.

Sorry For Your Loss (Facebook)

Ne siamo consapevoli: le probabilità che Sorry For Your Loss ottenga una nomination come Best Drama agli Emmy 2019 rasentano lo zero. Ma dato che abbiamo parlato di titoli dei nostri sogni, pensiamo sia giusto riconoscere i meriti di questo gioiellino accolto da Facebook Watch.

La premessa della serie non sarà fra le più innovative – le mille sfaccettature del dolore sono un tema universale –, ma a fare la differenza è il punto di vista dal quale è esplorata.

Perché vogliamo che sia nominata: perché rifiuta il lieto fine a tutti i costi e preferisce limitarsi a essere onesta. Anzi, possiamo dire che in questa serie riscontriamo uno dei tentativi più onesti di raccontare non solo il dolore di chi se ne va, ma anche quello di chi resta.

Le contrapposizioni fra giusto e sbagliato scompaiono per far posto a un’osservazione della sofferenza libera da stigma e giudizi. Se questa maturità è una sorpresa, lo è ancor di più l’ottima interpretazione della protagonista, Elizabeth Olsen.

Succession (HBO)

Forse una nomination nella categoria Best Drama agli Emmy 2019 toglierebbe Succession dall’immeritato anonimato che l’avvolge. Altrimenti, sarebbe davvero il caso che qualcuno trovasse il modo di promuoverla adeguatamente. Perché con la sua rappresentazione satirica del prototipo di famiglia disfunzionale, Succession è una delle dramedy più appassionanti degli ultimi anni.

Perché vogliamo che sia nominata: perché l’osservazione di eccessi, manie e vizi degli ultraricchi potrebbe facilmente risultare esasperante, mentre invece grazie all’approccio semiserio di Succession riesce a essere accattivante e persino divertente. E poi perché ha riportato sugli schermi un ottimo Kieran Culkin.

The Chi (Showtime)

The Chi è la dimostrazione che quando ai talenti emergenti – Lena Waithe – e alle comunità emarginate – gli afroamericani del South Side di Chicago – vengono concessi spazio e opportunità, i risultati superano sempre le più rosee aspettative. Siamo nel 2019, d’altronde, e non è certo troppo presto perché le difficoltà e le battaglie personali e politiche delle minoranze vengano messe in primo piano.

Perché vogliamo che sia nominata: perché in un’epoca di binge watching in cui il rischio è guardare passivamente senza provare nulla, The Chi riesce a farci sentire coinvolti dai complessi destini dei suoi personaggi. E perché offre l’opportunità di conoscere delle dinamiche estranee a chiunque non le abbia vissute sulla propria pelle.

Homecoming (Amazon)

Richiede molta pazienza, Homecoming, ma dopo aver ingranato regala discrete soddisfazioni. La nomination per Best Drama agli Emmy 2019 pare pressoché scontata, vista l’enorme esposizione garantita dalla presenza di Julia Roberts, e se arrivasse non sarebbe certo uno scandalo. L’adattamento televisivo commissionato da Amazon riesce a infatti a rendere giustizia – e anzi impreziosire – il già interessante podcast al quale si ispira.

Perché vogliamo che sia nominata: perché come in Mr Robot, anche qui l’inconfondibile tocco di Sam Esmail fa la differenza fin dalla prima scena. Il ritmo lento, quasi sospeso, e il velo opaco che sembra mantenerci a distanza dagli eventi sono il contorno perfetto alle efficaci interpretazioni di Stephan James e Bobby Cannavale, ancor più che di Julia Roberts.

Se ci limitassimo invece a delle pure e semplici previsioni, la categoria Best Drama agli Emmy 2019 sarebbe almeno parzialmente diversa. Ci sarebbe posto anzitutto per la discussa e discutibile stagione conclusiva di Game of Thrones. Gli altri posti disponibili, invece, finirebbero probabilmente a Ozark, Better Call Saul, Homecoming, This Is Us, Killing Eve e Bodyguard.

Non ci resta che attendere il pomeriggio del 16 luglio per scoprire se le nostre speranze saranno coronate o meno.

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