Madame X di Madonna è una possibile Babele del pop (recensione)

Fragile, ribelle, sensuale e attivista, la Ciccone indossa tante maschere pur mostrando un solo spirito

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A 4 anni da “Rebel Heart” (2015) un nome che ha del classico ma che ha sempre forgiato il nuovo compare nuovamente tra le novità del mese: “Madame X” di Madonna è stato lanciato il 14 giugno. Ci ritroviamo all’ascolto di un disco babelico, una struttura dantesca di brani talmente assortiti da sembrare la tracklist di una compilation.

La signora Ciccone, del resto, ha sempre voluto spingere al massimo la sua creatività e ce ne eravamo accorti quando in Frozen (“Ray Of Light”, 1998) scoprivamo quel tratto mistico e orientaleggiante che tradiva una certa maturità nuova, una linea di confine che separava la “material girl” dalla cantante in continua ricerca ed evoluzione. Accade di nuovo, quindi, quando “Madame X” di Madonna viene concepito durante la vita della popstar in quel Portogallo scelto per la carriera sportiva del figlio David: proprio a Lisbona, la cantante si è avvicinata a tutte le realtà mondiali che nella città trovano affluenza e insieme al produttore Mirwais Ahmadzaï (lo stesso di “Music” e “American Life”) ha cominciato a gettare le basi del nuovo disco già nel 2018.

Il risultato è nelle 15 tracce sperimentali e sincretiche, una feritoia sull’intero mondo indiano, brasiliano, africano, europeo, giamaicano, statunitense e – ovviamente – portoghese che in “Madame X” di Madonna convergono naturalmente, rispettando un certo disordine della moltitudine che, in soldoni, è l’espressione della libertà dell’ego. Anticipato dai singoli MedellínCrave, I Rise, Dark Ballet Future, il disco è la classica opera che non abbiamo ancora sentito nonostante la carriera trentennale della regina del pop.

Madonna parla, sospira, canta in inglese e portoghese, duetta con rapper e trapper, usa l’autotune e si lascia alterare il timbro da vocoder e harmonizer, racconta la sua solitudine e lancia la sua invettiva contro la politica, il tutto senza arrestare la sua brama di esprimersi in tutte le sfumature che ama.

Medellín, un reggaeton in duetto con il cantante Maluma, fa partire il disco col botto anche solamente per le prime righe del testo: «Un’altra me potrebbe cominciare», ma la vera perla è il ritornello che resta tra le membra per forza di cose. Madonna e Maluma si corteggiano, ammiccano e dalla seconda traccia tutto è già diverso: Dark Ballet è il delirio lucido di Giovanna D’Arco, una danza oscura – come il titolo suggerisce – che riprende lo stile pop che è tipico della Ciccone nella prima parte per poi diventare un’esecuzione al pianoforte nello special.

Dopo la sessione d’avorio, la voce alterata dal vocoder riprende Dance Of The Reed Flutes di Tchaikovsky in uno stile che ci fa pensare che in quel momento, nello studio degli arrangiatori, ci fosse anche qualcuno dei Kraftwerk. Possiamo serenamente ricordare, inoltre, che il rapporto tra Madonna e la religione è sempre stato controverso: lo era anche quello tra il Creatore e Giovanna D’Arco, ma in God Control respiriamo nuovamente l’odore di bruciato di Like A Prayer, in un requiem fatto di canti sacri, archi e colpi di pistola, ma nella seconda parte troviamo la disco music che avevamo ballato per Hung Up per alleggerire l’ammonimento contro una nazione che sparge sangue innocente.

Future è un reggae godibilissimo, grazie al featuring con Quavo dei Migos. La material girl articola in stile giamaicano e si interroga sull’importanza di un futuro che dovrebbe partire da un presente nel quale nessuno sembra voler imparare dal passato. Batuka è una grande festa di voci, se consideriamo soprattutto che il titolo prende il nome da una disciplina nata in Spagna nel 2005. Il brano coniuga l’r’n’b con un coro proveniente dall’Orchestra The Batukadeiras, e diventa una grande danza evocativa nel ritornello.

Inquietante quanto ipnotica, Killer Who Are Partying è una palese presa di posizione a favore delle minoranze: «Sarò gay se i gay vengono umiliati, sarò l’Africa se l’Africa viene distrutta», ma soprattutto: «So cosa sono e cosa non sono, voi sapete chi siete? Sapremo, un giorno, quando smettere?», parole che si appoggiano su un beat essenziale, quasi un semplice rumore di fondo che non distolga l’attenzione dal canto e dalle parole. Crave, un duetto con il rapper Swae Lee, racconta il desiderio infuocato di due amanti su un tappeto r’n’b. L’autotune del rapper si insinua e sconfina nella trap a partire dal ritornello, scelta che Madonna rende nobile con i suoi falsetti e che il produttore Mike Dean rifinisce per mantenere la linea di anarchia e beltà che è propria di questo disco.

Crazy è la prima ballad di “Madame X” di Madonna, una dichiarazione di amore e devozione (a Dio?) che, tuttavia, è anche una manifestazione di difesa: «Ti amo, ma non potrai distruggermi». Dal miele al disimpegno il salto è d’obbligo con Come Alive, uno shuffle nel quale il cantato è nasale, sommesso e piatto, ma che presenta una sorpresa dopo il secondo minuto: Porcelain di Moby viene sfiorata da un gioco tra beat e pad e ritroviamo quegli anni ’90 che volgevano al termine dignitosamente.

Un viaggio nella tremenda solitudine, invece, è ciò Madonna racconta in Extreme Occident: la voce narrante cercava una sua identità viaggiando verso Oriente, ma ha perso la sua strada. Con un testo ridotto all’essenziale, Madonna canta la frustrazione di chi non riesce a capacitarsi del suo fallimento, ma ritroviamo energia in Faz Gostoso, cover della popstar portoghese Blaya e riproposta da Madonna in un featuring con la cantante brasiliana Anitta. Sensualità e ammiccamenti ritornano come accadeva in Medellín, con le due popstar nel ruolo di seduttrici scatenate e audaci.

B**ch I’m Loca è la classica canzone del disimpegno stilistico e della ricerca della hit radiofonica: il featuring con Maluma si ripropone come una versione 2.0 della opening-track, un sottolineare continuo del ritmo al servizio del doppio senso e della libertà di corteggiarsi, e per ritrovare un brano che sia all’altezza della nostra Ciccone dobbiamo aspettare I Don’t Search I Find. Madonna snocciola la sua dance che l’ha resa la star internazionale che ha influenzato generazioni di moda e realtà discografiche, anche quando semplicemente racconta di aver trovato l’amore e la pace.

Looking For Mercy è una preghiera r’n’b, una disperata petizione a Dio che le restituisca fiducia, pietà e perdono: «Insegnami a perdonarmi, a fuggire da questo inferno», canta la signora Ciccone mentre congiunge le mani accompagnate da archi e tuoni percussivi, tradendo una certa fragilità emozionale. I Rise chiude il disco con il grido studentesco di Emma Gonzales:

I bambini degli Stati Uniti non capiscono di cosa stiamo parlando, siamo troppo giovani per capire come funziona il governo. Noi la chiamiamo str***ata!

I Rise funziona come We Shall Overcome di Joan Baez: una mitragliata di pace di 4 minuti che diventa un prontuario di slogan contro le armi e contro la guerra, due realtà che chi avversa la politica di Trump affronta con costanza e passione. “Madame X” di Madonna è soprattutto questo: il manifesto di una ragazza ribelle che ora è una donna che ha preso posizione, che impugna un megafono e giunge alle nostre radio con il suo messaggio forte ed eversivo.

La donna, madre e attivista Madonna è presente in tutte le sue sfumature: l’anima fragile che cerca l’amore rifugiandosi in Dio e l’equilibrio guardando verso Oriente, ma anche l’agitatrice sociale che scuote le coscienze e la seduttrice che si serve del ballo per puntare i riflettori sulla sua grazia. Il titolo dell’album, poi, non è scelto a caso: la sua insegnante di danza Marta Graham iniziò a chiamarla Madame X in quanto la futura popstar si presentava ai corsi con un aspetto sempre diverso:

Ogni giorno, vieni a scuola e non ti riconosco. Ogni giorno cambi la tua identità. Sei un mistero per me.

Soprattutto, Madonna ha descritto il suo alter ego con queste parole:

Madame X è un agente segreto. Viaggia in tutto il mondo. Modifica delle identità. Combatte per la libertà. Porta la luce in luoghi bui. Lei è una ballerina. Una professoressa. Un capo di stato. Una governante. Un fantino. Una prigioniera. Una studentessa. Una madre. Una bambina. Un’insegnante. Una suora. Una cantante. Una santa. Una pu**ana. Una spia nella casa dell’amore. Io sono Madame X.

Ascoltare “Madame X” di Madonna è come sfogliare un’enciclopedia di suoni e un breviario di aforismi, passeggiare per le vie colorate di Lisbona e respirare i profumi di tutti i mondi che lì convergono, con un paio di cuffie che sparano a tutto volume un album che, nel nostro percorso, diventa la nostra guida sonora.

Commenti (1):
Luke Foster

Un buon album, benché sia ormai fuori dubbio che la vena creativa di Madonna abbia subito, dopo “Confessions on a Dancefloor” (2005), un pesante contraccolpo. Da tempo ormai si avverte che musicalmente non fa più tendenza anche se, va detto, riesce comunque riesce a confezionare pezzi validi. I migliori di questo “Madame X”, assai lontani però dai molteplici apici cui negli anni ci aveva abituati, sono senz’altro le malinconiche “Crave”, “Extreme Occident” e “Killers who are partying”, oltre alla più ritmata “Faz Gostozo” , dove duetta con la star brasiliana Anitta. Perplessità per la scelta di inserire nel disco tracce di dubbio gusto, quali la reggaeggiante “Future”, piuttosto che le insulse “Crazy” e/o “Bitch I’m Loca”.

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