Perché il primo episodio di Desperate Housewives “era perfetto” e continua ad esserlo tutt’oggi per Eva Longoria

Sono passati quindici anni dal debutto ma il primo episodio di Desperate Housewives è ancora un manuale di istruzioni per Eva Longoria: ecco perché

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Oggi è attrice, regista, produttrice, attivista per i diritti delle minoranze, nonché mamma, ma Eva Longoria deve tutto il suo successo al primo episodio di Desperate Housewives, che ancora oggi resta il suo punto di riferimento assoluto a cui ispirarsi nel lavoro.

L’episodio pilota della serie in cui interpretava la casalinga Gabrielle Solice resta il faro a cui da attrice, regista e showrunner guarda ogni volta che deve cimentarsi in un progetto televisivo, come ha raccontato al “My Favorite Podcast” di Variety, un format in cui star e produttori si ritrovano per discutere i loro episodi tv preferiti di sempre. Per la Longoria, l’episodio del cuore è il primo della serie che l’ha resa una star mondiale.

Perché nonostante il panorama televisivo sia variato velocemente in questi anni, soprattutto grazie alla moltiplicazione delle piattaforme streaming, quel primo episodio della serie ABC è una specie di prototipo di “pilota perfetto” per un prodotto televisivo.

Un episodio, scritto dal creatore Marc Cherry e diretto dal regista Charles McDougall, a cui non manca nulla, spiega la Longoria.

Ha tutto, crea tutto. È super bilanciato nella sua narrazione. Era bello, era essenziale, era pieno di stile ed era così unico. Ricordo sempre il pilota di Desperate Housewives per molte cose quando dirigo. Ci sono così tante cose iconiche che sono successe nel pilot.

Ancora oggi, nonostante siano passati quindici anni da quel 3 ottobre 2004 che segnò il debutto della serie, quel primo episodio di Desperate Housewives rappresenta per la Longoria una sorta di manuale di istruzioni dell’episodio perfetto, il modo più riuscito di impostare una storia, presentare i personaggi, porre le basi delle dinamiche tra di loro e seminare le linee guida dell’intreccio successivo.

Non a caso, l’episodio che ha mostrato al pubblico per la prima volta le casalinghe disperate di Wisteria Lane – Gabrielle (Longoria), Lynette (Felicity Huffman), Susan (Teri Hatcher) e Bree (Bree Van de Kamp) – è stato pluripremiato. Ben tre Emmy Awards hanno sancito la nascita di una serie che avrebbe fatto la storia, modificando la narrazione dell’universo femminile, facendo satira e critica sociale, diventando un piccolo cult capace di far innamorare perfino le First Ladies americane (Laura Bush si definì pubblicamente una “casalinga disperata”). Il primo episodio di Desperate Housewives fu premiato con l’Emmy per la Migliore attrice protagonista in una serie comedy (Huffman), Migliore regia (McDougall) e Miglior montaggio (Michael Berenbaum), con lo showrunner Marc Cherry nominato per la Miglior sceneggiatura per una serie di commedia.

Un successo inatteso e travolgente per il cast e per l’emittente – che quell’anno invertì una tendenza al flop di ascolti puntando su tre cavalli vincenti destinati a lunga vita come Desperate Housewives, Lost e Grey’s Anatomy, tutti al loro debutto nel 2004 – come ricorda la Longoria.

Ricordo che dopo il debutto la mattina dopo stavamo lavorando. Ho ricevuto una chiamata dai produttori – ‘siamo un successo!’ Che cosa vuol dire? Non ne ho compreso la mostruosità.

Quello che ha imparato da quell’esperienza, la Longoria lo investe ogni giorno sul campo come produttore, ad esempio in Grand Hotel, la nuova serie drammatica ABC che produce e ha diretto.

Tu e il tuo regista dovete essere sulla stessa linea in termini di impostazione del tono dello show. Desperate Housewives ha impostato questo tono che era inquietante ma divertente, serio e drammatico ma leggero. Quello era Marc Cherry. Aveva un’idea molto specifica.

Tutte le 8 stagioni di Desperate Housewives sono disponibili in streaming su Amazon Prime Video: ecco i – tanti – buoni motivi per rivederle!

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