5 motivi per cui Russian Doll su Netflix rimane una delle migliori dramedy dell’anno

Sono passati dei mesi, ma Russian Doll rimane uno dei titoli più appassionanti dell'anno. Ecco perché pensiamo sia una delle serie imperdibili del 2019.

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Come oggi anno, giugno è un periodo perfetto per riflettere sulle uscite dei sei mesi precedenti e iniziare a stilare classifiche o trarre conclusioni. Una di queste è che Russian Doll su Netflix è ancora una delle dramedy più curiose, appassionanti e ben riuscite del 2019. Le ragioni sono tante, ma cinque più di altre continuano a convincerci anche a mesi di distanza. Vediamole.

Natasha Lyonne

Non parliamo della performance di Natasha Lyonne – o meglio, non solo –, ma di Natasha Lyonne in sé. La sua stessa presenza è già un motivo per guardare Russian Doll su Netflix. Anche chi la ricorda soltanto come la Nicky Nichols di Orange is the New Black non può che percepire l’inevitabilità del ruolo di Nadia per la sua interprete.

Natasha Lyonne ha alle spalle un doloroso passato di dipendenze, ma il bagaglio emotivo di una vita difficile non è mai un limite per i suoi ruoli. Anzi, assicura loro un tocco ironico, dolente e anticonvenziale che pochi altri attori della sua generazione riescono a imprimere ai propri personaggi.

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La conferma del legame profondo tra Natasha e Nadia, protagonista di Russian Doll, sta tutta nel contributo che l’attrice ha dato alla produzione della serie. Qui indossa i panni di co-creatrice – con Amy Poehler e Leslye Headland –, autrice di svariati episodi, regista del finale di stagione.

Lo sviluppo dell’intreccio

Russian Doll su Netflix si basa su una premessa semplice: una donna lascia la festa di compleanno organizzata per lei dalla sua migliore amica. In strada viene investita da un’auto e muore, ma dopo pochi istanti si ritrova nuovamente in bagno, a casa dell’amica, costretta a rivivere le stesse sequenze fino alla morte successiva. Anzi, alle morti successive, perché si ritrova intrappolata in un loop senza apparente via d’uscita.

La storia è chiaramente ispirata al film Groundhog DayRicomincio da capo, in italiano – con Bill Murray e Andy MacDowell, ma mantiene una spiccata unicità. Pensiamo alle morti, ad esempio, che non avvengono mai a un intervallo regolare, ma variano in base alla strada che Nadia intraprende per provare a evitarle. E col passare dei tentativi riesce persino a ricordare una quantità sempre maggiore di dettagli relativi alle morti precedenti.

Il meccanismo ripetitivo di vita, morte, rinascita e ri-morte acquista quindi un valore simbolico forte, universale, perché l’azione seguita dall’errore e poi da un nuovo tentativo è tipica di qualsiasi percorso di vita.

La dinamica Nadia-Alan

L’arrivo di Alan sulla scena è uno degli espedienti più inattesi e meglio congegnati dell’intera serie. Come Nadia, anche lui è intrappolato in un loop personale di vita e morte, e neppure lui non riesce a spiegarselo o trovare una soluzione.

Il suo personaggio ha una funzione equilibratice profonda e incide sulle dinamiche della serie apportando una giusta dose di drammaticità. Da un lato abbiamo Nadia, un personaggio certo non comico, ma incline all’autoironia e dotato di un oscuro, potente senso dell’umorismo. Dall’altro troviamo Alan, più che mai vittima della sua mente, delle sue ossessioni, di tutto ciò che può apparire malsano ma che è in realtà un meccanismo di protezione e sicurezza.

Il rapporto tra i due è basato su un senso di necessità reciproca e diventa più solido col procedere degli episodi. Inoltre dà un certo sollievo che la storia non li forzi in una relazione sentimentale che limiterebbe la crescita personale di entrami.

I messaggi di fondo

La vita non ha quasi mai un lieto fine, quindi perché imporlo a una serie tv, soprattutto se costruita attorno a morte, ossessioni e dipendenze? Molto meglio trasmettere dei messaggi mirati, e Russian Doll lo fa in maniera brillante.

Uno di questi è il potere potenzialmente distruttivo della mente. Nadia lo sperimenta morte dopo morte, quando scavando nel suo passato si rende conto di essere influenzata profondamente da traumi che non è mai riuscita a superare.

Un altro, altrettanto importante, è quanto possa aiutare avere accanto una persona capace di andare oltre certi limiti superficiali. Nadia non può rendere perfetta la vita di Alan, né lui può risolvere qualsiasi problema lei abbia, ma le morti e i tentativi di evitarle e i viaggi dentro sé stessi li aiutano a capire di poter contare uno sull’altra. E questo è più di quanto molti riescano a ottenere dalla vita.

La prospettiva femminile prevalente

Per concludere non possiamo che riconoscere l’impronta marcatamente femminile di Russian Doll. Come abbiamo detto, le artefici della serie sono tre: Natasha Lyonne, Amy Poehler e Leslye Headland.

Le prime due assicurano alla narrazione la dose perfetta di arguzia, umorismo oscuro e drammaticità opprimente, soprattutto attraverso i personaggi ritratti. L’ultima dà l’inestimabile contributo di una regista esperta nell’elaborazione incalzante di una storia che non può, per sua natura, prendersi tutto il tempo del mondo.

Arrivati alla metà del 2019, Russian Doll su Netflix mantiene dunque tutto il suo fascino e rimane una delle dramedy più appassionanti e imperdibili dell’anno.

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