Eve e Villanelle al capolinea nel finale al sangue di Killing Eve 2×08: che ne sarà di loro? (recensione)

Il finale di stagione avvicina le Villaneve più che mai, ma la rovina è in arrivo. A questo punto cosa potrà risollevare le sorti di una serie che sembra essersi suicidata?

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L’aria di guai che avevamo previsto la scorsa settimana si è rivelata un tornado di intensità difficilmente quantificabile. Perché ciò che Killing Eve 2×08 ha lasciato alle sue spalle è una scia di morte, tradimenti e cuori spezzati che non abbiamo ancora la possibilità di inquadrare bene.

L’episodio conclusivo della seconda stagione di Killing Eve vede la nostra combriccola ancora a Roma. Villanelle è ospite di Aaron Peel e quando scopre che Raymond è uno dei possibili acquirenti dell’arma pronuncia la parola di sicurezza per avvisare Eve del pericolo. Non che la sua vita sia davvero a repentaglio, vuole solo che Eve dimostri di metterla al primo posto. E in effetti vince questa sua prima scommessa, perché la donna è disposta ad abbandonare Hugo – ferito e sanguinante dopo un colpo di pistola – e correre da lei.

Per farlo indossa una divisa da cameriera e si introduce nella stanza in cui Villanelle e Aaron stanno facendo colazione. Sorpresa: Villanelle non è davvero in pericolo. Lo scarso stupore di Peel alla vista dell’agente diventa subito l’occasione per un’offerta irresistibile: lavora con me, propone a Villanelle. Con lei ti annoierai, ma qui non succederà mai. Noi due non ci annoieremo mai più. Avrai tutto.

Ma giunti a questo punto sappiamo bene quanto sia difficile per Villanelle ancorarsi a un impegno di lungo termine o accettare che sia qualcun altro a dettare le condizioni di un accordo. Peel le chiede di suggellare il loro patto uccidendo Eve, ma lei invece taglia la gola a lui, trascinandolo davanti allo specchio perché possa guardarsi morire. E lo sguardo eccitato dell’uomo dinanzi alla propria gola sanguinante dà un’idea molto chiara della perversione del momento.

Ucciderlo, però, è esattamente ciò che Carolyn aveva chiesto di non fare. Improvvisamente angosciata per il destino di Hugo e l’inutilità degli sforzi compiuti fino a quel momento, Eve torna in hotel per raccogliere il materiale registrato dall’arrivo a Roma. Le basta rientrare in camera, però, per notare che i computer sono spariti, il letto è stato rifatto, Hugo non è più accasciato in corridoio e sulle pareti non c’è alcuna traccia di sangue.

Poco dopo Carolyn bussa alla porta e la prima matassa inizia a dipanarsi. Dalla loro conversazione emerge chiaramente come l’ordine di non uccidere Aaron Peel significasse esattamente il contrario. Carolyn non aveva alcun potere di allontanare Eve da Villanelle, né impedire che quest’ultima facesse ciò che sa fare meglio: uccidere. Così con abile mossa di psicologia inversa lascia che le cose seguano il loro corso. Il risultato è che l’MI6 può adesso scaricare la colpa dell’omicidio di Peel su un’assassina al soldo dei Twelve.

Eve è sconvolta, si sente tradita, ma è subito chiaro che non può uscire vincitrice da uno scontro con Carolyn. Rifiuta quindi di accompagnarla via da Roma per non lasciarsi alle spalle Villanelle. Una scena simile ha luogo poco dopo, questa volta tra Konstantin e Villanelle. Anche la ragazza scopre di essere stata manipolata, e in più deve fare i conti con un’ulteriore, durissima presa di coscienza: ancora una volta Konstantin l’ha tradita preferendole la sua famiglia. Succede questo, con le famiglie, prova a giustificarsi Konstantin. Non posso saperlo, risponde Villanelle, i miei familiari sono tutti morti. Quasi tutti, precisa l’uomo, lasciando aperto uno spiraglio sul quale non è detto si indaghi nel corso della terza stagione.

Konstantin è comunque addolorato per Villanelle. Non vuole che muoia e così le dà le chiavi di un’auto in cui può trovare una pistola e dei contanti. Villanelle rifiuta di andare via, vuole aspettare Eve, ormai convinta che siano uguali. Le due si erano date appuntamento fuori dall’hotel, ma non vedendola comparire Villanelle rientra per assicurarsi che non sia successo nulla.

Arrivata al piano trova Raymond ad aspettarla con un’ascia sulla spalla, immediatamente abbandonata per un combattimento corpo a corpo. Le cose si mettono male molto in fretta, e Raymond quasi strozza la ragazza. Eve compare alle sue spalle e prende l’ascia in mano. Fallo, sussurra Villanelle, ma la donna è tormentata. Non riesce a decidersi, intima debolmente a Raymond di fermarsi, ma alla fine lo colpisce su una spalla. Il colpo non è mortale, e c’è bisogno di altri incoraggiamenti da parte di Villanelle perché Eve lo finisca una volta per tutte colpendolo in testa.

Al completo shock nello sguardo di Eve si contrappone l’estasi perversa in quello di Villanelle: ha ottenuto quello che voleva. Ma non c’è tempo da perdere, le due devono fuggire. Ripreso in mano il controllo, Villanelle si prende cura di Eve come di una bambina, le toglie la divisa da cameriera e la sorregge per scendere le scale e allontanarsi dall’hotel prima che altri macellai dei Twelve si mettano sulle loro tracce.

Fuggono così attraversando alcuni tunnel che, inspiegabilmente, le portano in un paio di minuti dal centro di Roma alla Villa Adriana di Tivoli. Villanelle è già pronta a programmare il suo piccolo, glorioso lieto fine con Eve. Cosa vuoi per cena?, le chiede. Oppure, potremmo andare in Alaska, vivere in una baita, lì nessuno verrebbe a disturbarci. Mi prenderò cura di te, sarà bellissimo. E l’incantevole scenario delle rovine silenziose sembra rendere tutto ancora più attraente.

Dopo pochi istanti, però, uno stormo di uccelli si alza in volo e costringe Villanelle a tirar fuori la piccola pistola trovata in auto. E qui la situazione precipita, perché Eve sembra risvegliarsi da un lungo sonno e rendersi conto di essere stata manipolata ancora una volta: Villanelle aveva la pistola, quindi non c’era davvero bisogno che lei uccidesse Raymond. Volevi che lo facessi, riflette Eve a voce alta. Tu vuoi che io sia un disastro, che io abbia paura. Era quello che volevi.

Era quello che tu volevi, ribatte Villanelle portando la tensione ai massimi livelli. E in fondo ha ragione. Perché il loro rapporto si è basato su reciproche manipolazioni nel corso dell’intera stagione, e questo ha reso estremamente fluida la dinamica tra le due. Non c’è stato un gatto e un topo, ma un continuo scambio di ruoli che ha influenzato entrambe e certo non esime Eve dalle sue responsabilità.

Tuttavia il senso di rifiuto che Eve prova a questo punto, così come il suo desiderio di voler andare a casa – qualunque luogo possa mai essere la sua casa, ormai – sembra aver spezzato ogni legame potesse essersi creato e rafforzato tra loro fino a quel momento. Tu mi ami, dice Villanelle, io ti amo. Sei mia. Ma il diniego di Eve a entrambe le dichiarazioni riporta in superficie la natura profondamente problematica dei sentimenti di Villanelle. O con me o con nessuno, può aver pensato nel momento in cui osserva Eve andare via e decide di puntarle contro una pistola, per poi sparare e allontanarsi.

Jodie Comer in Killing Eve 2x08

Killing Eve 2×08 termina con un ultimo sguardo alla sua protagonista riversa a terra in una pozza di sangue. Morta? Viva? Lo scopriremo tra un anno. Per il momento dobbiamo limitarci a tirare le somme di una stagione che ci ha offerto alcuni spunti interessanti e molte situazioni frustranti, inconcludenti o semplicemente non all’altezza della gloriosa prima stagione. Perlomeno dal punto di vista di chi scrive.

L’atteggiamento di Eve nel momento in cui vede la pistola di Villanelle, ad esempio, sembra poco coerente con quanto eravamo stati indotti a credere fino a quel momento. La sua delusione per essere stata manipolata avrebbe potuto essere comprensibile se non avesse saputo con chi aveva a che fare, se non fosse stata avvertita in ogni modo da chiunque avesse affrontato con lei l’argomento.

Ma può davvero sentirsi tradita da qualcuno che – come lei sa benissimo – fa di queste manovre il proprio modus operandi per eccellenza? E perché sembra essere uscita da questo stato di trance proprio adesso, dopo aver oltrepassato più e più volte e volontariamente il limite della moralità, e non nelle decine di occasioni in cui era già emersa la fatalità del suo rapporto con Villanelle?

La decisione di spezzare l’incantesimo delle Villaneve e concludere la stagione con il colpo di pistola sacrifica la relazione – tossica, malsana, autodistruttiva eppure, oh, così irresistibile – che è la stessa ragion d’essere della serie e l’unico elemento che ha tenuto a galla una stagione in palese difficoltà. E a rendere la situazione ancora più spinosa ci sono tutte le considerazioni sulla natura queer della relazione stessa.

Non è certo Killing Eve la serie da seguire per trovare una rappresentazione sana di personaggi non eterosessuali. È sconcertante, però, che la seconda stagione abbia costruito tutto il suo senso su un’attrazione sempre più esplicita e inevitabile tra le due protagoniste per poi passare un colpo di spugna e riportare indietro le lancette dell’orologio al finale della prima stagione.

Il colpo di pistola, in fondo, ha fatto proprio questo, ma a parti rovesciate. Con la differenza che lo scorso anno la coltellata di Eve era carica di dolore e di un risentimento profondo covato fin dalla morte di Bill, mentre la scena finale di Killing Eve 2×08 deraglia contemporaneamente su due binari. Uno, quello di Eve, perché la porta a negare ciò che ha iniziato a volere e che ha finito per ossessionarla. L’altro, quello di Villanelle, perché per ancorarla ai limiti del suo essere psicopatica gli autori hanno voluto giocare la carta della reazione infantile al rifiuto.

Ripetiamolo, non è qui che ci aspettiamo di trovare una relazione omosessuale normale e salutare, ma sarebbe stato carino capire i motivi che hanno spinto a esplorare così in profondità questa dinamica per poi sopprimerla nel momento in cui assecondarla avrebbe spalancato nuovi esaltanti scenari. Eve e Villanelle sono più simili di quanto potessimo mai sospettare all’inizio – sembrano volerci dire le menti creative della serie –, ma noi cosa facciamo adesso di questa consapevolezza?

L’irresistibile chimica tra Sandra Oh e Jodie Comer è stato quanto di meglio i fan potessero aspettarsi da Killing Eve 2×08 e dall’intera stagione, e pensare che la relazione tossica tra Eve e Villanelle sia ormai morta e sepolta mette tristemente in evidenza tutti i problemi strutturali della trama. Proprio per focalizzarsi sul loro rapporto, infatti, si sono persi nel nulla i – mancati – sviluppi sui Twelve, sul ruolo di Carolyn nell’intera vicenda, su The ghost, su un’MI6 a essere sinceri troppo incompetente. Cosa sarà di tutto questo? Come si potrà ritrovare il filo del discorso? O meglio, lo si ritroverà?

La produttrice esecutiva Sally Woodward Gentle sembra ben più convinta di molti fan della bontà del lavoro svolto in questa seconda stagione, e in particolare del tanto contestato finale. Col passare del tempo ci siamo resi conto che le prime due stagioni avrebbero funzionato bene in coppia, ha detto. Nella prima stagione Eve e Villanelle hanno iniziato a conoscersi e nella seconda hanno orbitato una attorno all’altra. Si tratta di qualcosa con cui si può giocare, ed entrambe si illudono sulla natura della loro relazione.

Eve è ossessionata dagli psicopatici, aggiunge il regista Damon Thomas, e Villanelle è ancora di più una droga, per lei. Eve ha fatto cose terribili, accettato cose terribili, ma non è una psicopatica. A un certo punto si risveglia da un sogno, e improvvisamente si rende conto che ciò che vede non fa per lei. Per un attimo tutto le sembra chiaro nel caos generale, e quindi se ne chiama fuori.

Quando gli psicopatici provano qualcosa per qualcuno perdono la testa completamente, avvertono questo sentimento in maniera molto profonda e appassionata, ma allo stesso tempo riescono a spegnerlo come se avessero un interruttore e ad andare avanti con la propria vita, ha proseguito Woodward Gentle. Ci è piaciuto moltissimo focalizzarci su questo e anche su cosa sarebbe successo se a un certo punto fosse scomparsa la gloriosa adorazione di Eve nei confronti di Villanelle.

Queste dichiarazioni sembrano mettere la parola fine alla questione. Certo, non è questo il momento in cui possiamo aspettarci commenti diversi – le scelte narrative sono state concordate, non casuali, in fondo –, ma pare evidente che le intenzioni della produzione siano state e continuino a essere molto diverse dalle convinzioni instillate negli spettatori.

Il finale di Killing Eve 2×08 si aggiunge alla lista dei tanti momenti in cui abbiamo rimpianto l’assenza di Phoebe Waller-Bridge, e in cui la serie è sembrata navigare in acque sconosciute e senza una chiara direzione. La terza stagione non è stata ancora scritta, ma Suzanne Heathcote – che raccoglierà il testimone da Emerald Fennell – avrà davvero un compito ingrato se dovrà mandare avanti la baracca senza poter contare sull’intesa salvatutto tra le Villaneve.

Queste considerazioni non ci impediscono di riconoscere ciò che di buono la seconda stagione di Killing Eve ci ha regalato. Scena finale a parte, la caratterizzazione sempre più tridimensionale e profonda del personaggio di Villanelle ci ha permesso di indugiare su una donna-bambina deliziosamente perversa, inaspettatamente vulnerabile e al contempo crudele oltre ogni limite.

Le sue debolezze, il suo sottile umorismo, la natura spietata ma a suo modo giocosa ci hanno conquistati grazie all’interpretazione semplicemente perfetta di Jodie Comer. Se in questa stagione Villanelle è riuscita a splendere lo dobbiamo soprattutto a lei, al suo fascino, alla sua comprensione profonda del personaggio.

Sandra Oh può aver avuto un’annata meno scoppiettante, ma la sua Eve è stata un contenitore di emozioni imbottigliate che hanno trovato sul suo viso un’intensità rara.

Adesso che Killing Eve 2×08 è alle spalle, aspettiamoci interviste e commenti che chiariscano ulteriormente le motivazioni dei gesti compiuti nel finale. Oppure che continuino a depistarci in attesa di una terza stagione che, a questo punto, sembra avere davvero molta, molta strada da fare per poter ritrovare la fiducia dei tanti fan delusi sbarcati sui social.

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