Political drama, cosa ci hanno insegnato su politici ed elezioni le serie più amate, da Scandal a House of Cards

A differenza dei leader politici veri, Frank Underwood & Co. sono riusciti a trasmetterci alcuni messaggi in modo molto chiaro.

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In questi giorni più che mai sorge spontanea una domanda: abbiamo davvero bisogno dei political drama, viste le sceneggiate tragicomiche cui assistiamo giornalmente? In fondo è proprio dalla realtà che le serie politiche traggono gli spunti necessari per dar vita a funzionari senza scrupoli, burocrati corrotti e – ogni tanto – anche a qualche sparuto idealista. Ma c’è qualcosa di più.

Il genere è molto ricco di titoli rimasti nel cuore degli appassionati. Gli intrighi e i giochi di potere sono una fonte irresistibile di curiosità, e in fin dei conti possiamo giustificare il nostro entusiasmo morboso per i political drama argomentando che non raccontano fatti reali. Peccato che alcuni siano quantomeno verosimili.

I political drama, comunque, non sono solo fonte di intrattenimento. Se ci pensiamo bene, da essi possiamo anche trarre conclusioni e insegnamenti e prendere consapevolezza di qualcosa che sappiamo già, ma forse solo inconsciamente. Prendiamo The West Wing, ad esempio. La serie di Aaron Sorkin è andata in onda su NBC tra il 1996 e il 2006 ed è considerata il political drama per eccellenza. Ambientata nello Studio Ovale, racconta le rogne che il presidente democratico Jed Bartlet e il suo staff devono affrontare ogni giorno.

Fra i suoi obiettivi c’è quello di comunicare a noi spettatori come raggirare l’opinione pubblica sembri trovare talvolta delle giustificazioni morali. Per non parlare di come anche in politica la flessibilità – sfruttata a fini personali, e non certo per il bene comune – abbia un limite, superato il quale i conflitti diventano inevitabili. E infine lasciar intravedere un barlume di speranza nella consapevolezza che le brave persone possono fare la differenza anche in un contesto dominato dalla corruzione e dal malaffare.

C’è poi Veep, che pur non essendo un political drama si è retta per sette stagioni sui disastri della malapolitica. La pungente comedy di Armando Iannucci, trasmessa da HBO fra il 2012 e il 2019, è infatti molto più di un finto documentario sulla (vice)presidenza di Selina Meyer.

Anno dopo anno, la satira politica di Veep ci ha fatto capire che le differenze tra i partiti sono più apparenti che reali, soprattutto quando arriva il momento di fare qualcosa e tutti si dimostrano incompetenti, indipendentemente dagli incarichi ricoperti o dai colori politici. E naturalmente che il gioco della politica è tutto basato sul dare e ricevere, su scambi di favori e sostegno, sul voltabandiera come strategia di sopravvivenza.

Forse meno incisivo ma a suo modo significativo anche Scandal, più un mix fra drama e soap che un political drama in senso stretto. Ideato da Shonda Rhimes e andato in onda su ABC tra il 2012 e il 2018, Scandal ha consegnato alla cultura pop americana il personaggio di Olivia Pope, capo di un articolato organismo pseudolegale incaricato di gestire crisi politiche e non solo.

Nonostante col passare delle stagioni la componente politica sia stata annacquata da sottotrame complottiste, svolte thriller e parentesi soap-y, Scandal ha voluto mostrarci come ciò che arriva all’opinione pubblica non è mai la realtà, ma una versione riveduta e corretta della stessa. Il risultato di una lunga ed elaborata fase di masticazione e digestione, insomma.

Che fosse voluto o meno, poi, Scandal ci ha svelato quanto poco la politica si occupi di politica. Anche l’uomo più potente del mondo libero ha il tempo di intrattenere una relazione clandestina, a quanto pare. E anche la donna impegnata a salvare la Casa Bianca da scandali di ogni genere ha il tempo di coltivare lo status di icona fashion.

Molto più concentrato sul potere il protagonista di House of Cards, Frank Underwood. La versione americana è un adattamento dell’omonima miniserie britannica ed è andata in onda su Netflix tra il 2013 e il 2018. Gli eventi sono ambientati nella Washington dei giorni nostri, dove lo stesso Underwood gioca ogni carta in suo possesso per scalare la vetta del potere a dispetto di qualsiasi ostacolo.

House of Cards fa davvero il possibile per mostrare il volto peggiore della politica e di chiunque vi orbiti attorno. Il potere è una forza predominante e corruttrice, che piega chiunque e non offre vie di fuga. Dal bisogno impellente di conquistare il potere si scatenano lotte crudeli che sfociano inevitabilmente nell’immoralità e confermano quanto in basso possano cadere le persone. Il fatto che si possa eludere la giustizia, poi, quasi giustifica i crimini commessi per raggiungere i propri obiettivi.

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