Stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Come vuole sostituirli il ministro Tria

Le parole del ministro Tria lasciano perplessi molti italiani ma quali potrebbero essere i cambiamenti in arrivo

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Una vera e propria doccia gelata lo stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Davvero il contributo attivo dal 2014 e inserito nello stipendio mensile di non pochi contribuenti rischia di essere sospeso nell’immediato o quasi? Le ultime dichiarazioni del ministro dell’Economia Tria sembrano non lasciare spazio a dubbi ma c’è anche da dire che, nelle intenzioni dell’esponente dell’attuale Governo, c’è piuttosto il tentativo di modificare l’intervento di sostegno, anche se la cosa non piacerà a molti appunto.

Come sottolinea anche IlSole24ore, il credito denominato “Bonus Irpef” è entrato in vigore a fine aprile 2014 ed è stato garantito per dipendenti con reddito tra gli 8.000 e i 26.000 euro all’anno (successivamente il limite è stato fissato a 26.000 euro dal governo Gentiloni per far rientrare i lavoratori pubblici nella misura). In sostanza dunque, all’incirca per 5 anni fino ad ora, 960 euro sono state aggiunte alle tasche degli italiani annualmente ma proprio secondo quanto ribadito di nuovo da Tria (non è infatti la prima volta che accade) il meccanismo di aiuto è stato tecnicamente sbagliato perché rappresenta di fatto un costo per lo Stato quantificato in circa 10 miliardi.

Secondo il ministro Tria quando dovrebbe esserci lo stop agli 80 euro di Renzi in busta paga? Tria ha ipotizzato che nel 2020 la formula di “sussidio” sarà eliminata in questa forma per essere riproposta come detrazione fiscale per i contribuenti. Non sono chiari i dettagli della specifica manovra ma sembra abbastanza ovvio come i cittadini preferiscano denaro sonante nel proprio conto in banca piuttosto che un qualsivoglia recupero di denaro magari in dichiarazione.

In ultima battuta va spiegata con esattezza la reale motivazione che c’è dietro l’avversione di Tria per gli 80 euro di Renzi. Sugli italiani, da tempo oramai, pende la scure dell’aumento dell’IVA. Se, come promesso, il governo Lega-M5S insisterà sul non voler aumentare appunto l’imposta, da qualche parte bisognerà pure battere cassa e i 10 miliardi del cosiddetto bonus Irpef potrebbero fare davvero comodo.

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