50 anni fa usciva Space Oddity di David Bowie, a Roma una mostra per ricordarlo dal 4 al 21 giugno

Alla Galleria SpazioCima ci saranno trenta allestimenti per raccontare il rapporto tra il Duca Bianco e lo spazio

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“Space Oddity” di David Bowie ha diviso la storia della musica in due momenti, un po’ come accadde dopo la pubblicazione di “Thriller” (1982) di Michael Jackson. Esiste un prima e un dopo “Space Oddity”, perché quel magico album aveva infilzato un paletto sul pavè limaccioso degli anni ’60, reso malleabile dalla miriade di nuove correnti musicali che avevano travolto l’intero genere umano.

A proposito della title-track “Space Oddity” di David Bowie il Sunday Times scrisse:

Space Oddity, con il suo ossessivo isolamento, la sua purezza asessuata e la sua passività, annunciava la fine dei dionisiaci anni sessanta.

Sono passati 50 anni, e per ricordare questo capolavoro la Galleria SpazioCima di Roma dedicherà una mostra al rapporto del Duca Bianco con il mondo dello spazio, da 4 al 21 giugno. L’iniziativa porta il nome di “Far Above The Moon” e prevede trenta installazioni di vari artisti, tra i quali ricordiamo Eugenio Rattà, Nino Attinà, Chiara Montenero, Cristina Taverna, Cristina Davoli, Valerio Prugnola, Paola Lomuscio, Marco Giacobbe, Mokodu Fall, Giovanni Sechi, Barbara Lo Faro, Adriana Farina, Valentina Lo Faro, Antonella Torquati, Rosalba Ruggero, Gabriella Annik, Tuono Pettinato e Daniela Durisotto.

La mostra, curata da Roberta Cima, ci ricorda che “Space Oddity” di David Bowie nacque in un contesto storico in cui il rapporto tra l’essere umano e l’immensità dello spazio si concretizzava nella realtà e nella fiction cinematografica: il 21 luglio 1969 Neil Armstrong toccò il suolo lunare, mentre un anno prima Stanley Kubrick aveva lanciato 2001 Odissea Nello Spazio. Il Duca Bianco, con una semplice frase, ipnotizzò chiunque si trovasse ad ascoltare: «Ground control to Major Tom». Era la sua voce, era quella fonetica britannica ed elegante, era quella chitarra acustica che suonava come un rintocco, era lo smarrimento di un uomo che non aveva mai visto l’Universo così da vicino.

“Space Oddity” di David Bowie, 50 anni dopo, è ancora un monumento al genio umano che rivive alla Galleria SpazioCima di Roma, in via Ombrone 9, dal 4 al 21 giugno, ancora lì per insegnarci qualcosa.

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