Angelo Argento di Cultura Italiae per 24H Europe a Milano: “Siamo europei: con la cultura costruiamo ponti, non muri”

Cultura e identità europea come motore di sviluppo: parla Angelo Argento di Cultura Italiae alla presentazione di 24H Europe, il documentario di ARTE

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Al cinema Anteo di Milano, per la giornata di presentazione in contemporanea con altre città europee del progetto 24H Europe – The next generation, il documentario di ARTE sui giovani europei di oggi e domani, si è parlato di Unione Europea e identità culturale, ma soprattutto della necessità di diffondere una maggiore consapevolezza di cosa voglia dire essere europei.

Tra gli ospiti della giornata di dibattiti e incontri di sabato 4 maggio è intervenuto anche Angelo Argento, il presidente di Cultura Italiae, associazione che promuove lo sviluppo e la diffusione di un modello culturale, sostenibile e competitivo che valorizzi il nostro patrimonio d’arte e cultura del nostro Paese trasformandolo in motore di sviluppo sociale.

Il suo lavoro sulla promozione della cultura come strumento di costruzione dell’identità italiana ed europea è mirato a fare del nostro patrimonio e delle nostre bellezze uno strumento di crescita economica, oltre che motore etico della società, con particolare attenzione al coinvolgimento di nuove generazioni di europei raccontate dal documentario 24H Europe realizzato dalla piattaforma ARTE, presentato il 4 maggio a Milano e disponibile online anche sul sito ARTE Italia.

Che impressione ha avuto di questo progetto che fotografa le nuove generazioni di Europei con documentario dalle dimensioni così imponenti?

Direi che è necessario, indispensabile, “a futura memoria” avrebbe detto un letterato del recente passato, perché grazie all’apporto della visione cinematografica fotografa lo stato di una generazione che sta vivendo una condizione di passaggio, quella da un’Europa che era un sogno ed una prospettiva per la generazione degli anni Sessanta – che sognava il passaggio delle frontiere con un semplice documento – alla possibilità di farlo oggi semplicemente con una valigia o uno zaino. Oggi siamo europei più di quanto siamo italiani, francesi o tedeschi.

Eppure anche tra i millennials nati e cresciuti nell’Unione Europea, ma non mancano anche tra loro molti scettici: come si possono avvicinare i giovani all’idea di avere un’identità europea?

Il problema è il meccanismo malato della comunicazione social, che avanza per slogan e senza approfondimento. Il messaggio più efficace è quello di chi urla più forte anziché provare a ragionare: quello che facciamo con Cultura Italiae è cercare di costruire ponti, ma alzare muri è molto più facile che calcolare il giusto arco per non far crollare un ponte. L’informazione fatta con gli slogan deve essere contrastata con veemenza e capacità: per questo il progetto di oggi è importante, perché apre un dialogo con persone che non vogliono l’Europa che noi abbiamo sognato e invece ce l’hanno, la danno per scontata, come si fa con la pace non avendo conosciuto la guerra. I ragazzi euroscettici e imprigionati da logiche sovraniste fondate sulla paura del diverso, se fossero privati della possibilità di trasferirsi all’estero e messi di fronte alla necessità di scavalcare un muro per superare una frontiera, ci ripenserebbero.

Con Cultura Italiae avete come mission quella di fare rete tra le eccellenze culturali italiane e ricordarci che la cultura è un motore di sviluppo per il Paese: in che modo la cornice europea può aiutare a valorizzare il ruolo della cultura nel nostro paese?

L’istituzione europea per la nostra cultura ha fatto tantissimo, anche perché l’Italia è riuscita a far passare il concetto che “con la cultura si mangia”. In Europa la cultura era vista come elemento di esclusiva competenza – per quanto riguarda la tutela del patrimonio – di chi quel patrimonio lo aveva, quindi prevalentemente i Paesi che affacciano sul Mediterraneo. Con uno sforzo importante di francesi, italiani e spagnoli è passato il concetto che la cultura è un pilastro dell’economia: l’industria creativa e culturale, insieme a quelle dell’impresa sociale e dell’economia circolare, sono davvero la prospettiva più avanzata di un riconoscimento di questo valore della cultura.

Coi vostri progetti girate l’Italia per valorizzare luoghi, monumenti e storie del Paese: cosa vi colpisce dello stato delle nostre bellezze artistiche e naturali e quali ulteriori strumenti si dovrebbero implementare per difenderle e metterle al centro di progetti di crescita?

Penso che su questo argomento scriverò un libro, L’Elegia della Normalità: dobbiamo ripartire da quello che noi consideriamo normale. Ad esempio, di recente abbiamo festeggiato i 500 anni dalla nascita di Tintoretto e i 500 anni dalla morte di Leonardo: due eventi che in un qualsiasi altro paese del mondo avrebbero avuto natura eccezionale, ma il primo è passato quasi inosservato, il secondo ha avuto risonanza maggiore per la grandezza del personaggio, ma entrambi sono per noi elementi fondanti. La nostra normalità, cui ci siamo assuefatti, è la nostra bellezza e quando ti abitui alla bellezza non ne hai più cura. Nel nostro viaggio ci siamo accorti che serve uno sforzo di consapevolezza di quella che è la nostra normalità, una bellezza che per altri è eccezionalità assoluta, e dall’altro lato la necessaria responsabilità che ciascuno di noi deve assumersi nel rispettarla. La parola più importante che dobbiamo ricordare ai giovani e a tutti gli italiani è rispetto, della nostra storia e di quello che potremmo essere avendo cura della nostra cultura.

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