Primo Maggio 1994, il giorno in cui morì la Formula 1 io c’ero, ecco il mio ricordo del grande Ayrton Senna (VIDEO)

Il pilota brasiliano è stato un campione formidabile non solo per la sua tecnica, era un uomo profondo e speciale che sapeva vedere lontano, oltre il muso delle sue velocissime auto. Il video inedito della mia intervista.

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Il video in esclusiva non è più disponibile al pubblico dal 10 Giugno.

Per informazioni scrivere alla nostra redazione o a roxybar.it.

 

Io c’ero a Imola quel maledetto 1° maggio 1994, esattamente 25 anni fa. E Ayrton Senna l’avevo visto sulla griglia di partenza, avevo visto come stava male, come se sapesse…

Ho sempre frequentato il mondo della Formula 1, tanto che il mio nome prende spunto da Ronnie Peterson, quello che insieme a Senna è stato il più veloce pilota in assoluto.

La prima volta che ho parlato con Senna è stato a Phoenix, l’8 marzo 1991. Io facevo un reportage per il mio programma Be Bop a Lula. Era il primo GP della stagione. Ayrton fece il miglior tempo. Angelo Orsi, il fotografo di Autosprint suo amico, lo fermò mentre camminava abbracciato al fratello e mi presentò. Quando Senna mi ha guardato e gli ho fatto la prima domanda ho avuto una strana sensazione. Eravamo circondati da gente ma mi sono sentito isolato: solo io e lui. Come se attorno ci fosse il deserto. Questa sensazione l’ho provata anche le altre volte che l’ho intervistato nei box dei vari GP. Il suo magnetismo era impressionante. Alla fine di quella breve intervista ero rapito, avevo capito che non l’avrebbe battuto nessuno in quel periodo. Il video, che puoi vedere allegato a questo articolo, non rende giustizia alla sua forza spirituale.

A Phoenix mi aveva portato Maurizio Arrivabene, allora responsabile Marlboro e fino a quest’anno direttore della scuderia Ferrari. Ricordo che, appena salutato Ayrton, gli dissi:

“Senna ha già vinto il mondiale”

Lui stupito mi chiese:

“Come fai a dirlo? Ha solo fatto la pole position nella prima gara della stagione”

“Non è quello. Lui ha una forza dentro, una determinazione che nulla può fermarlo”

Come avevo intuito, Senna vinse quel mondiale.

Peccato in seguito non averlo visto sulla Ferrari, anche se aveva firmato un accordo con Cesare Fiorio, allora responsabile della Ferrari. Prost lo venne a sapere e boicottò la Ferrari a Imola (uscendo nel giro di ricognizione) e a Montecarlo (rientrando all’improvviso per prendere in contropiede i meccanici) e ottenne il licenziamento di Fiorio e di conseguenza l’annullamento dell’accordo Ferrari-Senna.

Sono le sliding doors che accadono nella vita. Se Ayrton fosse venuto alla Ferrari (possibilità che lui stesso mi confermò in un’intervista a Monza l’anno dopo la cacciata di Fiorio) non sarebbe andato successivamente alla Williams, macchina con cui si è trovato male da subito perché l’abitacolo gli stava troppo stretto, su cui è morto a Imola.

Ma veniamo al weekend più nero della Formula 1, che io ho vissuto in tutti i tre giorni sul circuito.

Venerdì Rubens Barrichello volò fuori pista alla variante bassa per la rottura della sospensione. La sua Jordan urtò le reti, capottò varie volte. Rubens perse i sensi, ma per miracolo si ruppe solo setto nasale, un braccio e si incrinò una costola.

Il giorno dopo l’austriaco Roland Ratzemberger, a causa della rottura dell’ala anteriore, volò fuori al Tamburello, finendo la corsa alla Tosa. Morì sul colpo.

Domenica l’atmosfera sulla griglia di partenza era cupa. Io stavo accanto alla Footwork del mio amico Gianni Morbidelli, che era in una ottima 11° posizione, mentre il suo compagno Christian Fittipaldi era 16°. A un certo punto ho sentito la necessità di andare da Senna, che era in pole position con la sua Williams, accanto alla Benetton di Michael Shumacher.

Quando sono stato accanto a Senna ho visto una scena che mi rimarrà sempre davanti agli occhi. Solitamente Ayrton, prima di ogni gara, era concentrato, calmo, con lo sguardo fisso nel vuoto. Era sempre distaccato da tutto il caos attorno. Quel giorno invece no. Respirava affannosamente. Le spalle si alzavano e abbassavano. Io avevo sempre la telecamerina nascosta sotto il giubbotto e pensai di dover documentare quel momento, ma sembrava come la mia mano si rifiutasse di impugnarla. Ero accanto alla Williams e ho avuto come l’impulso di andare da Ayrton e mettergli una mano sulla spalla. Mi bastava fare un passo, ma sentivo come un muro che mi impediva di entrare nello spazio tra le due ruote della sua macchina. Non avevo mai visto Senna così e… un commissario mi ha richiamato perché ero rimasto uno degli ultimi in pista. Così sono uscito e corso sulla torre dove dall’alto avrei visto la partenza.

Quando si sono spenti i semafori, la Benetton di JJ Letho non si mosse e venne tamponata violentemente da Pedro Lamy. Safety car per pulire tutti i detriti. Cos’altro sarebbe potuto succedere in un weekend così funesto? Accadde. Al 7° giro nella Williams di Ayrton, che era in testa, si ruppe il piantone dello sterzo. Senna provò a frenare, riducendo la velocità da 310 kmh a 211. Ma andò a sbattere contro il muretto nella curva del Tamburello. Il braccio della sospensione penetrò nel casco di Senna. Ufficialmente morì all’ospedale. Testimoni giurano che morì sul colpo. Erano le 14.17 di domenica 1° maggio.

Nella canzone “American Pie”, Don McLean canta del giorno in cui la musica morì, quando il 3 febbraio 1959 in un incidente aereo persero la vita Buddy Holly, Richie Valens e Big Bopper.

Il 1° maggio 1994 è il giorno in cui è morta la Formula 1.

Da allora il ricordo di Ayrton sulla griglia di partenza che sembra sapere quello che gli sta per accadere è sempre vivo in me.

Questa premonizione in Senna mi è stata confermata da Marco Serra, il mio cameraman, che è figlio di Matitaccia aveva detto a Senna che il ragazzo suo fan, che era andato in coma dopo un incidente in moto e per il quale Senna aveva registrato messaggi audio, si era ripreso ma era paralizzato su un letto dell’ospedale di Imola. Finite le prove, Ayrton l’ha chiamato e gli ha detto. “Andiamo a trovare quel ragazzo”: Con ancora la tuta addosso, è salito sulla macchina di Matitaccia che l’ha portato all’ospedale. Incurante del caos che il suo arrivo ha provocato tra dottori, degenti e visitatori, Senna è andato nella camera del ragazzo. Si è seduto accanto al letto e ha cominciato a piangere, rimanendo lì per un’ora.

Ayrton Senna era un alieno che ha dato tantissimo alla gente, non solo perché ha vinto. Come tutte le persone speciali, era forse in grado di vedere attraverso il tempo e sapere quanto sarebbe accaduto.

Red Ronnie

www.roxybar.tv

Commenti (2):

BONZARELLO

Il piantone era forse dello sterZo non dello sterno Red… Anche perché se fosse stato dello sterno il povero Ayrton non sarebbe nemmeno partito..

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