La libertà di John Lennon e Yoko Ono non c’è più, dove sono i partigiani della musica oggi?

La musica anni fa era bella, ingombrante e pericolosa e andava trasformata. Eliminati i principali generatori, si è provveduto negli anni a narcotizzare tutto il sistema, poco impegno, molto entertainment e tantissimi selfies. La mia intervista integrale dal programma 'Grande Amore', Raitre.

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25 aprile, anniversario della liberazione per cui i partigiani hanno combattuto nella 2° guerra mondiale. Ma esistono ancora i partigiani, anche nella musica?

A questa domanda sono stato costretto a rispondere quando Angelo Bozzolini è venuto a intervistarmi per “Grande Amore”, il suo programma di Rai3 di domenica 21 aprile, dove venivano accostate due storie d’amore, quella di John Lennon con Yoko Ono e di una coppia di partigiani. Così per la prima volta ho visto artisti, come John  Lennon o Jimi Hendrix, come moderni partigiani e sono andato a ruota libera. Fortunatamente ho registrato quest’intervista pure con la mia telecamera, così posso mostrare anche la maggior parte delle mie riflessioni che non sono state montate nel programma. Non per censura (come subito qualcuno ama pensare), ma perché la mia intervista è durata più dell’intero programma.

Ogni anno continuano a parlare di resistenza o di giorno della memoria, quando la quasi totalità di noi non ha vissuto quei momenti drammatici. Non sappiamo cosa sia una guerra sul nostro territorio. Però evitano di denunciare il fatto che anche oggi siamo in guerra, anche se non viene fatta con le armi, ma con la comunicazione. Ci parlano di libertà conquistata grazie ai partigiani, ma quale libertà? Quella di farci invadere da multinazionali che cancellano i piccoli negozi, le nostre tradizioni? Da colossi che si sono appropriati di ogni forma di comunicazione?

Nel 1989, quando andai a Berlino per fare la cronaca nella diretta televisiva di “The Wall”, megaconcerto nella terra di nessuno, quella tra i due muri, ne ho approfittato anche per andare a Berlino Est. Mi hanno mostrato la piazza principale piena di librerie e mi hanno detto:

“Le hanno già comprate tutte. In quella ci verrà un McDonald, nell’altra una catena di abbigliamento…” etc etc. Tutta la cultura rasa al suolo da marchi di multinazionali.

Dove sono oggi i partigiani che si sono immolati contro l’invasione e per la libertà? Solo sui libri di storia e nei documentari televisivi. Gli stessi libri che ci raccontano che un mercenario sanguinario come Garibaldi fu l’eroe dei due mondi che unì l’Italia. Non ci dicono che depredò il sud delle sue ricchezze per ordine dei politicanti collusi con economisti del nord. Eh già, Edoardo Bennato mi disse che sono i vincitori a scrivere la storia e loro sono sempre i buoni, mentre chi ha perso i cattivi.

Ma, visto che mi occupo di musica, dove sono oggi gli artisti che denunciano questi soprusi e violenze? Dove sono i John Lennon o i Jimi Hendrix? Certo, come i partigiani della seconda guerra mondiale, anche loro hanno pagato con la vita. I documenti, oggi desecretati, hanno dimostrato come la CIA abbia “ucciso” Lennon e l’autopsia su Hendrix, finalmente analizzata ben 50 anni dopo, che Jimi fu ucciso soffocandolo, in quanto aveva polmoni e stomaco pieni di vino non presente nel sangue. Significa che lo hanno ucciso facendogli trangugiare vino per poi stilare un referto già preparato: soffocato dal suo vomito.

Ma perché li hanno uccisi? Perché pericolosi per il “sistema”. John Lennon, con Yoko Ono, predicava la pace in Stati Uniti in guerra col Vietnam. Mandava ghiande ai presidenti del mondo pregandoli di piantarle nel loro giardino per far crescere querce per la pace nel mondo. Scriveva una canzone come “Imagine” che negava il potere di ogni stato o religione, diventando un vero manifesto dell’anarchia.

Jimi Hendrix aveva suonato a Woodstock l’inno americano intriso di bombe ed esplosioni e la CIA temeva potesse appoggiare le Pantere Nere. Poi, dal vivo a capodanno 1969/70, aveva eseguito “Machine gun”, dove denunciava, anche con un testo, una guerra che trucidava contadini vietnamiti.

Molto più semplice ucciderli.

Dopo il 1985, col Live Aid e Sun City, dove altri partigiani della musica come Bob Geldof o Little Steven denunciavano lo sfruttamento che affamava l’Etiopia o l’Apartheid del Sudafrica, il sistema politico-economico ha deciso che, invece di uccidere i musicisti, era meglio ammazzare la musica. L’hanno resa gratuita su internet, togliendole quindi importanza. Hanno poi sostituito gli idoli: non più musicisti, ma calciatori, modelle, youtuber, trash. Così sicuramente Presidenti USA non dovranno più, come accadde a Bush con Bob Geldof o Bono, ricevere musicisti che puntano loro contro il dito accusandoli di sfruttare, derubare e affamare l’Africa per interessi commerciali.

E oggi cosa fanno gli artisti? Si fanno i selfie e sono persi in una stanza piena di specchi, la stessa “Room full of mirrors” che cantava Jimi Hendrix.

Ricevo una miriade di canzoni dove gli autori si lodano perché hanno scritto brani contro il femminicidio o la violenza sulle donne. Quindi, è questa la ribellione? Scrivere di argomenti già condannati ovunque? L’arte deve scuotere le coscienze, rivelando aspetti che uno non conosce. Quando Picasso dipinse Guernica lo fece per denunciare un bombardamento di aerei di Hitler e del generale Franco che aveva raso al suolo quella città. Il quadro mostrato all’Expo di Parigi fece il giro del mondo raccontando qualcosa che nessuno conosceva. Quando Little Steven pubblicò “Bitter Fruit” con quella canzone informò tutto il mondo delle collusioni tra CIA e compagnie della frutta che governavano e massacravano il Sudamerica. Quando Peter Gabriel scrisse “Biko” ci fece sapere che in Sudafrica stavano uccidendo i neri che si ribellavano all’Apartheid. Solo anni dopo, con “Sun City” il tutto venne amplificato e venimmo a conoscenza anche di Nelson Mandela in carcere da anni. Quando Phil Ochs, ben prima di Bob Dylan, cantò “I ain’t marching anymore” capimmo che non tutti in America erano a favore della guerra, che prima era in Cambogia poi Vietnam. Quando Buffy Sainte Marie cantò “Soldier Blu”, che fu usata come colonna sonora nell’omonimo film, per la prima volta capimmo che non erano i cow boy quelli buoni e i pellerossa animali da massacrare, come ci avevano insegnato film tipo “Ombre rosse”. E quando uscì il film “Hotel Rwanda” venimmo informati di un genocidio accaduto 10 anni prima dove erano stati trucidati un milione di persone… un milione !!! (non 2.500 come nel crollo delle due torri di New York che tutti conosciamo). Un milione di persone uccise, nel silenzio dei media, solo per oscuri (mica tanto) interessi commerciali.

Ma, senza scomodare nomi internazionali, basta pensare a Mina che per prima cantò testi che rivendicavano l’indipendenza femminile. O Edoardo Bennato che per primo ha svegliato tutti, denunciando anche i falsi cantautori, da grillo parlante quale è.

Potrei continuare questo elenco di partigiani della musica e dell’arte con un elenco lunghissimo, purtroppo citando solo nomi del passato.

Questo lo scopo dell’arte: informare, svegliare le coscienze, cambiare le persone, perché è l’unica via per cambiare il mondo.

Dove sono i partigiani della musica oggi? Ce ne sono, anche se le loro canzoni non passano alla radio e non vengono invitati in TV, a parte il mio Barone Rosso. E sono soprattutto ragazze. Il futuro della rivoluzione musicale appartiene a loro.

Per chi volesse vedere il programma “Grande Amore” dove sono intervenuto e che ha dato lo spunto per questo video-articolo, ecco il link:

https://www.raiplay.it/video/2019/04/Grande-Amore-2227933b-2f5f-4302-b423-62fe388c3cc0.html

Per chi invece volesse leggere il testo di “Imagine” di John Lennon, che è il vero manifesto dell’Anarchia (che non significa “bombe” come vogliono far credere), eccolo:

Immaginate che non ci sia alcun paradiso
Se ci provate è facile
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate tutta le gente
Che vive solo per l’oggi
Immaginate che non ci siano patrie
Non è difficile farlo
Nulla per cui uccidere o morire
Ed anche nessuna religione
Immaginate tutta la gente 
Che vive la vita in pace
Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità
Immaginate che non ci siano proprietà
Mi domando se si possa
Nessuna necessità di cupidigia o brama
Una fratellanza di uomini
Immaginate tutta le gente
Condividere tutto il mondo 
Si potrebbe dire che io sia un sognatore
Ma io non sono l’unico
Spero che un giorno vi unirete a noi
Ed il mondo sarà come un’unica entità.

 

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