Vi siete mai chiesti perchè i nomi d’arte dei rapper sono così simili a quelli dei wrestler?

Il nome d’arte è determinante. I rapper come i lottatori di wrestling tengono a far sapere di essere creature cresciute in periferia, aggressivi quanto basta, eroi polemici di un pubblico che li adotta.

23
CONDIVISIONI

Negli anni Ottanta arrivarono in Italia – direttamente dagli Stati Uniti e dal Giappone – gli eroi del wrestling. Lottatori muscolosi, o in qualche caso semplicemente corpulenti, dall’aspetto truce e dalla cattiva reputazione, capaci di salti funambolici e di formidabili mazzate, inclini a degenerare nella rissa anche fuori dal perimetro del ring, tra il pubblico e i malcapitati delle prime file. I nomi la dicevano lunga sulla personalità e sui trascorsi dei lottatori: l’Uomo Tigre, Hulk Hogan, Macho Man, il “macellaio” Abdullah the Butcher, Sergeant Slaughter, i Bulldog Brothers, il “becchino” Undertaker, e molti altri in una lunga galleria di “fenomeni” che prometteva sfide memorabili.

Nomi paradossali, personaggi esagerati per uno spettacolo che si poneva fuori dai canoni dello sport, e che alludeva a quella mitologia metropolitana, fatta di rabbia, di sfide e di personalità estreme. Ma veniamo alla musica. Scorrendo la playlist dei rapper italiani più gettonati – l’altro giorno in treno – mi è apparsa una galleria di personaggi oggi molto quotati, che per qualche strano motivo sembravano  ricordare quel mondo “guerriero” dei tornei di lotta: Jack La Furia, Madman, Mambolosco, Ernia, Rancore, Dark Polo Gang, Nayz Narcos e molti altri. Non c’è dubbio che i lottatori del wrestiling e i rapper fanno mestieri diversi, ma un paio di cose in comune probabilmente le hanno, ed è forse per questo che le due gallerie dei nomi sembrano figlie della stessa cultura. Al pari dei lottatori di catch, i rapper contemporanei tengono a far sapere di essere creature cresciute in periferia, fuori dal contesto umano privilegiato, a buon bisogno aggressivi, almeno a parole, eroi di un pubblico che li vuole polemici, livorosi, esageratamente cinici e che non si chiede – un po’ come capitava con il wrestling – quanto vi sia di autentico in loro e quanto sia invece frutto di un cliché che li vuole necessariamente arrabbiati, dissacranti e tormentati.

La scelta di un nome d’arte, è un biglietto da visita, almeno quanto un certo tipo di abbigliamento o di accessori da indossare.

Per alcuni artisti è un modo di semplificare nomi complicati, difficili da ricordare o da inserire per la loro lunghezza in una copertina del cd, vedi Ella Marija Lani Yelich-O’Connor ( Lorde), Stefani Joanne Angelina Germanotta ( Lady Gaga in onore del brano dei Queen Radio Ga-Ga) o Farrock Bulsara ( Freddie Mercury)… ma in certi casi anticipa un “contenuto artistico”,  uno stile, un carattere “duro”, come nel caso di alcuni rapper e lottatori.

Salvo poi vedere il temutissimo rapper-lottatore John Cena, inginocchiarsi al centro di  un ring in Florida davanti alla compagna con tanto di occhi lucidi e anello in mano per chiederle di sposarlo.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.