Ostruzionismo per le antenne Iliad Italia, AGCM bacchetta Roma Capitale

Vero e proprio empasse a Roma, ora interverrà anche il TAR sulla questione dei nuovi impianti

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Perché non vengono installate le antenne Iliad Italia proprietarie sul territorio e in particolar modo a Roma? L’ostruzionismo nei confronti di nuovi impianti del quarto operatore, almeno secondo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM), sta diventando deleterio per i consumatori  in quanto le prestazioni dei servizi a loro dedicati non possono migliorare senza gli opportuni interventi. Le conseguenze nefaste sono anche altre a andiamole ad esaminare, chiarendo con precisioni quali siano richieste negate proprio dall’amministrazione cittadina.

Non tutte le antenne Iliad Italia devono essere costruite ex novo ma molte delle richieste giunte e a Roma Capitale mirano ad interventi su impianti già precedentemente attivi e cessati da Wind Tre a favore proprio dell’ultimo arrivato. Poi ci sono anche i casi relativi ai lavori su impianti nuovi di zecca negati dal Comune (tramite il Dipartimento PAU o Municipio) perché dichiarati troppo in prossimità di ospedali, case di cura, scuole e altri edifici di carattere pubblico. Anche se l’accusa pesante da parte dell’AGCM è che i responsabili degli uffici preposti di Roma Capitale non abbiano poi condotto realmente le opportune misurazioni per verificare le distanze oggettive.

Nonostante  il momento cruciale legato all’installazione delle antenne Iliad Italia, Roma Capitale non avrebbe adottato un “Piano territoriale della telefonia mobile“, ossia una mappatura degli impianti esistenti e di eventuali zone adibite a nuove installazione. Questa sarebbe la più grave mancanza per AGCM perché non garantirebbe l’adeguata concorrenza sul mercato e favorirebbe solo gli operatori storici già integrati nella specifica area geografica. Per questo motivo l’Autorità ha intimato a Roma Capitale di rimuovere le restrizioni ingiustificate legate all’operatore Iliad ma ha ricevuto, in sostanza, un due di picche dall’amministrazione del Campidoglio appunto la quale ritiene valida la sua stessa Delibera dell’Assemblea Capitolina n. 26/2015 recante il ‘Regolamento per la localizzazione, l’installazione e la modifica degli impianti di telefonia mobile’. Vista la mancanza di un punto di incontro, ecco chela faccenda sarà ora impugnata davanti al TAR e chissà se proprio il Tribunale regionale  riuscirà a dare una valida mano al vettore mobile giunto oramai da quasi un anno in Italia.

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