Oltre mezzo miliardo di profili Facebook pubblici su un server Amazon: privacy a rotoli, il problema di fondo

Nuovo scandalo per il social, rischio dati sensibili a causa di app di terze parti

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Si registra una nuova e serissima falla di sicurezza relativa ai profili Facebook, alla mercé del pubblico e di chi voglia “abusarne” ancora una volta. Il social network, coinvolto già da numerosi e pure recenti scandali, si tuffa in un nuovo baratro della mancata privacy. I ricercatori di UpGuard, una società di cybersecurity, hanno ritrovato infatti un database su server Amazon (ma pubblico) contenente le informazioni principali di ben 540 milioni di profili social.

Cosa è stato reso noto in questo database? Gli ID dei profili Facebook e numerose informazioni che li riguardavano come i relativi contatti, i Mi Piace e i commenti, ma soprattutto anche le foto come altri dettagli su eventi e interessi personali. Ad approfittare della gran mole di dati sarebbe stata una società messicana chiamata Cultura Cultiva, specializzata nel campo media. Ma la falla non sarebbe solo questa appunto. Una minore, si fa per dire, riguarderebbe un’app di terze parti integrata nel social dal nome “At the pool’ che è riuscita a memorizzare le password non protette di ben 22.000 utenti. Insomma due gravi errori nella mancata protezione dei dati dei propri utenti per la creatura di Mark Zuckerberg.

Sul nuovo grosso epic fail del social più utilizzato al mondo, gli esperti di UpGuard suggeriscono di aver avvisato sia Facebook che Amazon già lo scorso gennaio ma i dati del mezzo miliardo e più di profili Facebook sarebbe stato per un ulteriore tempo non precisato alla mercé di possibili malintenzionati. Sull’incresciosa vicenda è intervenuta la portavoce di Facebook Katy Dormer.: quest’ultima ha ribadito che la policy di Facebook non proibisce l’ archiviare le informazioni di Facebook in un database pubblico. Oltre a questo, sono state fornite delle rassicurazioni sulla repentina collaborazione con Amazon per rimuovere i database incriminati.

Una riflessione finale è doverosa: a cosa si devono tanti scandali sulla privacy e dunque sulla protezione dei dati dei profili Facebook. Ormai è evidente come la piattaforma di Mark Zuckerberg sia in gran parte sfuggita dalle mani del suo creatore: fin troppe falle di sicurezza la riguardano da un po’ di tempo a questa parte. Il problema non risiederebbe neanche tanto in Facebook in senso stretto, ma piuttosto nell’universo parallelo di app di terze parti che gravitano intorno al servizio. Gli sviluppatori da sempre possono integrare le loro app e anche i siti web proprio con la piattaforma e dunque il sistema di controllo su eventuali perdite di dati e più in generale falle di sistema risulta essere sempre più complesso. Forse Facebook rischia di implodere nel futuro, vittima delle mancate garanzie di sicurezza fornite ai suoi utenti? La prospettiva seppure apocalittica e di certo non a breve termine, è piuttosto verosimile.

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