Che sorpresa, Paranoia Airlines di Fedez è un’operazione di marketing: “Volevo che avesse una vita molto corta”

Paranoia Airlines di Fedez è un disco per voltare pagina oltre a essere un'operazione di marketing: le ultime dichiarazioni dell'imprenditore di Rozzano.

Paranoia Airlines di Fedez è un’operazione di marketing. A lasciarlo intendere è l’ormai imprenditore Federico Lucia nel corso della recente intervista rilasciata a Marco Montemagno, nella quale ha parlato di tutti i suoi progetti più recenti e dell’attività parallela che svolge su Instagram, da lui considerato un vero e proprio lavoro.

Volevi solo Soldi, direbbe Mahmood, e sembrano essere proprio questi gli intenti di Fedez che non ha fatto mistero di aver avuto altri obiettivi – oltre a quelli musicali molto blandi – come quello di sperimentare nuove operazioni di marketing con un’analisi dei dati sulle vendite fisiche.

L’operazione ricalca quella proposta da Travis Scott e propone uno schema di vendita che consente di riversare i dati sui supporti fisici lasciando così indietro lo streaming che starebbe battendo in ritirata. Fedez era stato anche accusato di aver truccato i numeri dello streaming, rumor che ha sempre smentito con fermezza: “A me addirittura hanno accusato di aver comprato gli streaming, una sorta di mini scandalo senza fondamenta”.

E sull’operazione spiega:

“È stata un’operazione molto costosa, volevo restituire qualcosa al mio pubblico. Siamo partiti da 20mila capi con Diesel e TeamWorld, alla fine ne abbiamo venduti 49mila. Se ne avessi avuti 100mila, ne avrei venduti 100mila. Se ne avessi avuti 200mila, ne avrei venduti 200mila in due settimane”.

Lo scopo di Paranoia Airlines è stato quello di voltare pagina, dopo le esperienze con J-Ax, ma anche quello di studiare il mercato con un album che avesse una vita molto corta:

“Quest’ultimo album volevo avesse una vita molto corta: ho fatto uscire un singolo di botto, poi altri tre singoli ed è finito, basta. Volevo farlo per voltare pagina. Ho sperimentato anche nel marketing. Ho fatto delle vendite strane. Ho cercato di ridare vita al fisico in un momento in cui è morto”.

L’artista – e imprenditore – ritiene quindi che il marketing sia una forma d’arte quanto la musica, che con questo metodo non ha modo di essere svalutata. Il metodo è tutto americano e si vede, che in Italia fatica ancora a essere accettato. Fa riflettere la scelta di inserire un disco in una logica di mercato, ma questo passa al convento. Se poi il marketing funziona su un prodotto tanto debole allora sì, è talento. Di vendita.

“In Italia c’è un retaggio culturale per il quale l’artista che guadagna non solo dalla musica e quindi per chi fa pubblicità e sponsorizzazioni è ancora difficile. Ho cercato di sdoganare questa cosa ma è difficile. È come se aggiungessi un disvalore alla tua musica. Per il retaggio americano è completamente l’opposto: più fai e più il tuo valore cresce”.

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