Le tardive scuse di Barbra Streisand dopo le dichiarazioni shock sui “bisogni sessuali” di Michael Jackson

La diva fa marcia indietro dopo la valanga di critiche subite per le sue dichiarazioni su Leaving Neverland: ecco le scuse di Barbra Streisand

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Ci sono voluti due giorni perché arrivassero le scuse di Barbra Streisand dopo le dichiarazioni shock sui “bisogni sessuali” di Michael Jackson e quella terrificante asserzione sul fatto che “l’abuso non li ha uccisi riferita alle vittime delle presunte violenze sessuali denunciate nel documentario di Dan Reed Leaving Neverland.

Le parole della Streisand in un’intervista al Times sulle testimonianze di Wade Robson e James Safechuck, che avrebbero subito abusi sessuali ripetuti da parte di Michael Jackson quando erano bambini, le avevano procurato una serie di critiche e una vera e propria shitstorm su Twitter.

Il suo commento al documentario Leaving Neverland sul caso Jackson era stato contraddittorio e a tratti terrificante: pur credendo alla versione delle vittime e al fatto che siano state abusate dal cantante tra i 7 e i 14 anni, la Streisand aveva sostenuto che “Michael Jackson aveva i suoi bisogni sessuali” e che nonostante quei fatti la violenza subita da Robson e Safechuck “non li ha uccisi, oggi sono entrambi adulti con delle famiglie“. La cantante aveva poi riversato le principali colpe sui genitori dei ragazzi, che avevano permesso a dei bambini così piccoli di dormire nello stesso letto con un adulto.

Sono passati due giorni prima che la Streisand si rendesse conto di quanto quelle parole suonassero inquietanti, sia per aver associato un abuso sessuale su minore, cui pure dice di credere, a dei “bisogni” di un adulto, sia per aver minimizzato le conseguenze di quei fatti sulle vittime solo perché sono dei sopravvissuti in grado di avere normali relazioni con altre persone.

Ecco la dichiarazione apparsa sul suo sito ufficiale.

Sono profondamente dispiaciuta per qualsiasi dolore o incomprensione io abbia causato per non aver selezionato attentamente le mie parole riguardo Michael Jackson e le sue vittime, poiché quelle dichiarazioni nero su bianco non riflettono ciò che davvero sento a riguardo. Non volevo in alcun modo giudicare i traumi subiti da questi ragazzi. Come ogni sopravvissuto ad abusi sessuali, li porteranno addosso per il resto della loro vita. Sono profondamente pentita e spero che James e Wade sappiano che li rispetto e ammiro davvero per aver detto la loro verità.

Un caso come tanti che dimostra come le parole e il linguaggio siano lo strumento principale su cui agire per promuovere una cultura più consapevole del tema e rispettosa delle vittime quando si affrontano questioni così delicate come la violenza sessuale.

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