I dubbi su un nuovo Orphan Black, la serie sui cloni viene clonata ma senza Tatiana Maslany?

Perché l'idea di un nuovo Orphan Black, o meglio di una nuova serie ambientata in quello stesso universo narrativo, non ci convince...

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La buona notizia è che i fan del Clone Club non resteranno del tutto orfani a lungo, la cattiva è che un nuovo Orphan Black potrebbe rappresentare un salto nel buio capace di intaccare il ricordo pressoché perfetto di una saga tutta al femminile che ha consacrato la meravigliosa Tatiana Maslany portandola al meritatissimo Emmy Award, con una storia tra thriller e fantascienza dai mille interrogativi etici.

Perché questo è stato Orphan Black per chi ne ha goduto dal primo all’ultimo episodio: un’epopea al femminile e femminista, quella di Sarah, Allison, Cosima ed Helena, capace di trattare temi come la clonazione, l’evoluzione della specie, la manipolazione genetica, le aberrazioni e i limiti etici del progresso scientifico, il rapporto tra fede e scienza, tra genetica e ambiente, tra natura e formazione. Apparentemente ce ne sarebbe stato in abbondanza, di materiale su cui implementare innumerevoli altre stagioni della serie, perché discorsi del genere non sono mai esauribili nell’arco di qualche episodio. Eppure Orphan Black ha visto finire la sua corsa – giustamente, perché la deriva verso il paranormale che aveva intrapreso col finale della quarta rischiava di rovinarla – con la sua quinta ed ultima stagione.

Orphan Black 5, in particolare, è servita a riannodare i fili di un intreccio estremamente stratificato, partito nella prima stagione con la scoperta della protagonista Sarah di avere più cloni sparsi per il mondo e terminata con l’ultima battaglia per la salvezza e la libertà delle “sorelle” del Clone Club, non senza perdite drammatiche. Un finale chiuso perché BBC America aveva già annunciato che sarebbe stata l’ultima stagione, ma per quanto definitivo anche aperto al futuro, con Helena diventata mamma, Cosima salvata dalla terapia genica, Allison di nuovo con la sua famiglia e Sarah proiettata verso una nuova vita con la piccola Kira non esente da paure, fallimenti, mancanze che si porterà dietro per la vita.

Ora la notizia è che AMC sta lavorando a un follow-up di Orphan Black, con una trama incentrata su nuovi personaggi che però vivono e agiscono nello stesso universo della storia originale. Secondo The Hollywood Reporter, lo sviluppo del progetto è ancora in una fase embrionale, ma AMC subentrerà a BBC America (su cui Orphan Black è andata in onda dal 2013 al 2017) come emittente destinata a trasmettere la nuova serie.

Nient’altro si sa del progetto: non un titolo, non una data d’uscita, né nomi del cast, niente di niente. Pare però di capire che questo nuovo spettacolo – prodotto dalla Temple St. Productions che aveva già realizzato Orphan Black – non sarà un revival né uno spin-off in piena regola. Sarà piuttosto una storia nuova di zecca ma sviluppata nello stesso mondo narrativo della serie originale.

Dunque nel mondo dei cloni ci sarà una nuova storia di cloni ma senza, inevitabilmente, i cloni originali? Prima che ci venga un’inutile emicrania, vale la pena dire che i rischi di ambientare una nuova trama in un universo già noto sono più dei vantaggi. In primis perché la nuova serie non beneficerà del più grande tra i punti di forza di Orphan Black, ovvero la presenza della sua magnetica protagonista capace di dare prove sempre più sorprendenti di un talento inarrivabile ad ogni episodio: premiata con l’Emmy per questa impresa enorme, Tatiana Maslany ha interpretato Sarah, Alison, Helena, Cosima, Rachel, Beth e decine di altri personaggi nati dal visionario progetto di clonazione Leda, spesso interpretando un clone che si traveste da un altro clone pur rendendo lo spettatore complice di quel travestimento, in sostanza facendo più parti in una. Un trasformismo eccezionale, capace, spesso, di far completamente dimenticare di essere di fronte a decine di personaggi ma una sola interprete.

Un esperimento fuori dalla norma, come anormale è il talento di questa giovane attrice estremamente sottovalutata, se ancora oggi dopo una prova di questo genere non ha trovato la sua grande occasione sul grande schermo o un altro ruolo tv che sia almeno al pari di quello multiforme in Orphan Black. In secondo luogo, l’universo narrativo di Orphan Black sarà depotenziato da coloro che ne costituivano la linfa vitale: cosa resta delle ambientazioni pur suggestive della serie, dall’istituto Dyad alla setta dei Neoluzionisti, senza i personaggi che a quelle realtà davano un senso? E la trama stessa, incentrata sulle implicazioni criminali ed eticamente deprecabili di un progetto di clonazione umana, sarà in parte ripresa o resterà sullo sfondo?

La perplessità principale è proprio questa: che senso ha ambientare una storia nell’universo di Orphan Black senza che si parli delle protagoniste di quella vicenda? Quali saranno i riferimenti alla serie originale, se ce ne saranno? E se non ci saranno, perché non sforzarsi di creare un immaginario completamente inedito? Per ora su questo argomento abbiamo solo domande. Le risposte, forse, arriveranno coi primi dettagli sulla serie ancora in gestazione.

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