Recensione Kingdom Hearts 3, la fine di un’attesa infinita

Il momento è arrivato: dopo un'attesa estenuante è giunta l'ora di tirare le somme!

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Alla fine è successo, Kingdom Hearts 3 ha visto la luce degli scaffali. Sono trascorsi ormai quattordici anni da quando l’ultimo capitolo della saga (almeno per quanto concerne la numerazione ufficiale, ndr) si è palesato al cospetto dei giocatori, e la voglia dei fan di procedere nell’esplorazione della storia era ovviamente tanta. Tra tanti rumor, indiscrezioni e potenziale deriva vaporware della produzione (Half Life 3 insegna, ndr) il momento di tornare all’interno dei mondi Square Enix e Disney è finalmente arrivato. Sarà valsa la pena attendere spasmodicamente tanto tempo?

Questioni di ritmo

Kingdom Hearts 3 non delude le aspettative. Faccio questa premessa per evitarvi l’incombenza di dover ricercare questa affermazione all’interno del testo qualche paragrafo più giù, verso la fine. È un titolo che rientra perfettamente nei canoni della saga, rispettando le premesse fatte in sede di anteprima, sebbene, come tutte le rose, non manchi di avere a sua volta le immancabili spine. E proprio da queste vogliamo partire (via il dente, via il dolore), con il comparto narrativo che probabilmente rappresenta l’anello debole di tutta la filiera produttiva di Square Enix. La problematica principale riscontrata sotto questo punto di vista è nello snodarsi degli eventi sullo schermo, eccessivamente caotici e rarefatti nelle prime ore di gioco, con gli intrecci che vengono sbrogliati forse in maniera eccessivamente veloce sul finire dell’avventura. C’è da dire che la volontà del team di sviluppo era senza dubbio quella di preparare adeguatamente il terreno per la tirata di somme finale, ma le fugaci apparizioni dei personaggi lanciati sulla scena sono dedicate in sostanza più a chi è in possesso di una conoscenza enciclopedica della serie che a chi l’ha giocata a cuor leggero. C’è comunque da ravvisare una buona scrittura, che consente di godere appieno del carisma della saga, e che permette di concludere adeguatamente una trilogia rimasta in sospeso per troppo tempo.

La semplicità prima di tutto

Nulla da eccepire invece per quanto concerne l’impalcatura del gameplay di Kingdom Hearts 3: il nuovo capitolo della saga rappresenta il giusto mix di ritorni dal passato e innovazioni, in un’amalgama che soddisfa tanto le esigenze dei fan di vecchia data quanto quelle di chi è approcciato alla serie soltanto da qualche anno, magari grazie proprio alle versioni rimasterizzate per console di ultima generazione. Il sistema di controllo finisce per essere semplice e intuitivo, senza dunque che si rendano necessarie eccessive operazioni mirabolanti per padroneggiare i comandi. Nota positiva dunque per quello che è un Action RPG, in cui l’abilità principale dei giocatori starà nello sfruttare al massimo le feature combattive al fine di ottimizzarne la resa nel corso dei duelli. Dalle Fusioni alle Attrazioni, passando per i Legami, tante le opzioni a disposizione dei giocatori, che avranno la possibilità di sfruttare diverse strade per raggiungere lo stesso obbiettivo, la vittoria della battaglia. C’è da dire che queste fasi di gioco, per quanto rappresentino il fulcro dell’esperienza ludica di Kingdom Hearts 3, difficilmente offriranno un mordente elevato: la scelta migliore per chi vuole un livello di sfida adeguato alle proprie aspettative è quello di optare per la difficoltà maggiore, che sarà in grado di restituire un buon grado di soddisfazione al superamento delle insidie poste sul cammino da Square Enix. Per i turisti invece il livello di difficoltà normale andrà più che bene, con le feature in dotazione a Sora e compagni che saranno più che sufficienti per arrivare alla fine delle trentacinque ore circa (necessarie per completare l’avventura) senza aver capitolato nemmeno una volta. Un cammino che ovviamente sarà possibile grazie all’evoluzione dei personaggi, con le abilità a disposizione del team che aumenteranno progressivamente all’aumentare del proprio livello. Una componente ruolistica che risulta meno pervasiva di quanto ci si aspetterebbe da un esponente di questo genere, ma che comunque permette di sperimentare diverse soluzioni ludiche nel corso delle battaglie.

A spasso per l’universo Disney

Punto di forza di Kingdom Hearts 3 sono senza ombra di dubbio le ambientazioni che fungono da scenario alle peripezie dei protagonisti. I mondi Disney provenienti dalle rispettive pellicole sono (nella stragrande maggioranza dei casi) finemente realizzati, e restituiscono ai fan tutto l’appeal dei film d’animazione da cui sono tratti. Ovviamente ce ne sono di maggiormente ispirati rispetto ad altri, ma la media qualitativa è più che buona e sostanzialmente soddisfacente. Quello che sorprende è la resa grafica dei personaggi, che ben si amalgamano con gli universi che vanno ad esplorare. Diversi gli stili adoperati per rappresentarli sullo schermo, con la resa finale che li rende perfettamente calati in ogni singola ambientazione. Ottimale anche la gestione delle animazioni, che risultano fluide e restituiscono un buon feedback visivo.

In sostanza dunque è un Kingdom Hearts che – come detto in apertura – riesce a soddisfare le aspettative venutesi a creare nel corso degli ultimi quattordici anni: un titolo adatto sostanzialmente a tutti e che rappresenta il modo ideale per tirare somme lasciate in sospeso per tanto tempo. Certo, non mancano dei piccoli nei, ma si tratta di elementi che comunque non inficiano la buona resa generale dell’esperienza ludica.

Pro

  • Finalmente Kingdom Hearts 3!
  • Mondi Disney dal fascino irresistibile
  • Adatto a tutti

Contro

  • Forse a tratti troppo semplice
  • Sviluppo della trama non omogeneo

VOTO FINALE: 8.5/10

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