Carlo Verdone e i 30 anni di Compagni di scuola, un piccolo miracolo del cinema italiano

Quando il film uscì spiazzò tutti, al posto del solito Verdone ce n'era un altro, se possibile ancora più forte.

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Carlo Verdone: 40 anni di carriera cinematografica e 30 anni di “Compagni di scuola”, quello che in tanti ritengono il suo capolavoro. Per festeggiare questo anniversario ci sono state due proiezioni speciali del film, una a Roma e l’altra nel prestigioso Cinema Fossolo di Bologna. In entrambe Verdone ha raccontato il film.

“Compagni di scuola” nasce da un desiderio di Carlo di staccarsi dai personaggi che aveva interpretato nei precedenti film. Lo aveva già fatto con “Io e mia sorella”. Poi, una rimpatriata con i suoi vecchi compagni di scuola, il vederli tutti cambiati ma desiderosi di ripetere gli scherzi di quando erano giovani, in una serata che è degenerata, fa scattare in Verdone la scintilla per creare questa storia, piena anche di cattiveria e di nevrosi per voler essere quello che non siamo più. L’uscita del film “Il grande freddo” conferma questo suo desiderio di creare una commedia più sofisticata.

Carlo considera “Compagni di scuola” un piccolo miracolo avvenuto. I suoi sceneggiatori sono entusiasti dell’idea, anche se perplessi dal desiderio di avere una ventina di attori. Meno convinto è Mario Cecchi Gori, il produttore, che si aspetta un film comico, una sorta di “Amici miei”. Però quando Carlo gli porta la sceneggiatura e si ritrova un copione di 220 pagine lo apostrofa:

-“Ma tu mi stai coglionando. 220 pagine, 20 attori, ma tu sei pazzo, questo è un film logorroico, dov’è che si ride? Avete scritto una stronzata secondo me.

-“Sì, ma prima leggilo“, risponde timidamente Carlo.

Cecchi Gori gli dice di tornare il giorno dopo.

Quando Verdone si presenta, Cecchi Gori gli lancia addosso il copione, con tutti i fogli che volano per lo studio. Mentre Carlo raccoglie le pagine, gli urla:

– Hai scritto una stronzata, tu ti sei ritagliato un personaggio che non fa ridere, fa pena. A Natale prenderemo schiaffi da tutti.

– Ma allora non lo produci questo film?

– Se a te il film piace lo produco, ma sappi che a me non me ne frega un cazzo di ‘sto film. Ti piace? Fallo! Sappi però che prenderemo sberle da tutti.

Verdone mette insieme un cast prestigioso. Oltre a lui ci sono, fra gli altri: Nancy Brilli, Christian De Sica, Massimo Ghini, Eleonora Giorgi, Athina Cenci, Maurizio Ferrini, Alessandro Benvenuti. C’è anche il debutto di Angelo Bernabucci, uno che vendeva libri ed enciclopedie. Era sfrontato ma con cultura cinematografica e faceva ridere Carlo. Così lo inserisce in questo film scommettendo su di lui. Stesso esperimento per il cameriere, che faceva veramente il cameriere in Piazza Esedra.

Il difficile è dirigere tanti attori chiusi in una villa, dove sono più importanti le espressioni, le facce che i movimenti della camera.

Verdone viene preso dalla paura che il film gli sfugga di mano e si chiude in bagno dove, con le lacrime agli occhi, dice una preghiera dove chiede a Sergio Leone di aiutarlo.

Quando Cecchi Gori viene invitato a vedere l’anteprima per dare l’approvazione al film, c’è molta tensione. Alla fine, dopo aver aspirato boccate dal sigaro in silenzio, il produttore si alza, abbraccia Verdone e gli dice:

– Mi freghi sempre perché tu li giri meglio di come li scrivi.

– Allora t’è piaciuto!

– L’è belloccio…

che nel gergo di Cecchi Gori significava che era super.

Quando esce “Compagni di scuola”, il film piace ma spiazza chi si aspettava il Verdone comico, quello dei personaggi. Invece il film è crudele, perché mette in luce anche il dramma delle separazioni delle coppie, che alla fine degli anni ’80 sta dilagando. Racconta la solitudine, oltre alla nostalgia per il tempo passato.

Gli amici di Carlo gli lasciano messaggi in segreteria dal tono.

Carlo, il film è molto bello, ma non fa ridere. Dov’è il Carlo che conosciamo?

Carlo, ma che sei depresso?

Verdone non è depresso, ma ha solo intercettato gli umori di quel momento, che poi sono eterni. Infatti il tempo esalterà questa opera che alla sua uscita ha lasciato spiazzati chi voleva da Verdone i soliti film.

“Compagni di scuola” ha una sua immortalità, perché parla delle emozioni e dei cinismi degli uomini, e ha attraversato varie generazioni.

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