O’Live ritorna l’1 marzo su ORadio con Savio Buonomo DJ, l’intervista: “Faccio ciò che amo senza direzioni precise”

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Savio Buonomo DJ sarà il protagonista del primo appuntamento di marzo di O’Live, il live show di ORadio che per due venerdì al mese ospita un’ora di esibizione di DJ e produttori di musica elettronica del panorama underground. L’1 marzo alle 17:30 sulla pagina Facebook di Optimagazine e su ORadio il giovane produttore e DJ di Crispano (Napoli) porterà la sua musica per un’ora di intrattenimento. Con fierezza Savio Buonomo, che un tempo si nascondeva dietro lo pseudonimo di Wise DJ, racconta che quando scoprì il mondo della house music aveva soltanto 8 anni, e già a 12 mise per la prima volta le mani sui vinili che un giorno avrebbero fatto parte del suo lavoro.

Dal 2015 al 2017 ha pubblicato 8 EP, e il loro ascolto tradisce un’assoluta affluenza di tantissime correnti, dalla deep house alla afro house, con un assortimento di percussioni che è spesso protagonista. Lo si percepisce soprattutto nel primo EP “Clave” (2015), ricco di percussioni afro che creano un beat che ben si sposa con gli apporti elettronici. Ciò che emerge dalle sue produzioni è la curiosità, e proprio quest’ultima ha dato vita alla sua creatività grazie all’ascolto dei DJ producer della scena underground quali Masters at Work e Todd Terry.

Nel suo percorso ha scoperto anche le sfumature minimal e techno, che secondo il processo naturale di assimilazione tipico di ogni artista sono entrate a far parte del suo stile. Per accoglierlo nei canali di Optimagazine lo abbiamo intervistato.

Savio, nella tua biografia sottolinei con fierezza che la tua passione per la house nasce da quando avevi 8 anni, ma soprattutto a 12 hai messo le mani per la prima volta sui vinili. Quanto è cambiato da allora?

Sono stato fortunato nel riuscire a collaborare per un anno con gli Angels of Love, sulla scena da quando sono nato io, dunque dal 1991. Quando avevo 8 anni ascoltavo le musicassette che un mio zio registrava durante le loro serate, e devo soprattutto a lui questa passione. Tengo soprattutto a ricordare che il primo artista che ho ascoltato è Joaquin Joe Claussell, e da quel momento è nato il mio approccio al mondo della musica, del resto ho un padre batterista che mi fece scoprire la musica degli anni ’80. Ho fatto anche il breaker, ma a 12 anni entrai nel vivo della mia realtà grazie alle feste organizzate nei palazzi con alcuni amici, i cosiddetti party riservati a pochi conoscenti. La cosa bella era la ricerca, tra i primi mixer della Pioneer e i dischi scambiati tra amici per sfamare quella curiosità di conoscere. I miei primi mix non erano eccellenti, ma quando qualcosa andava a buon fine mi concentravo per puntare su quel determinato aspetto e per migliorarmi progressivamente. Devo tantissimo a persone più grandi di me che mi hanno fatto conoscere Claudio Coccoluto e da lì mi sono innamorato della tribal house, e mi piaceva il caos della combinazione tra l’esibizione del DJ e l’uso dei congas. Crescendo ho imparato che le cose, in un certo senso, sono cambiate. Una certa parte di pubblico va nei locali per tendenza e non tanto per ascoltare, come invece capitava a me e al mio gruppo di amici. Volevamo scoprire altra musica, avevamo fame di sapere e conoscere anche in che modo un DJ ovviava all’errore durante l’esibizione. Oggi molti ragazzi non ascoltano. In ogni caso, ciò che è cambiato in me è la storia dell’attitudine: dalle musicassette e i party privati ora faccio parte di vari progetti, tra cui The Big Family che coinvolge anche strumentisti e, infine, i Soul’Nù. Un mio mix è finito anche su un vinile distribuito negli Stati Uniti, e questo mi motiva tantissimo.

Il tuo nome d’arte era Wise DJ, come nasceva il progetto?

Wise DJ era nient’altro che la traduzione in inglese del mio nome (Wise significa Saggio, dunque Savio), ma dopo alcuni anni in cui mettevo in giro le mie produzioni mi sentivo stanco di quell’identità fittizia che non mostrava realmente la mia faccia. Wise DJ apparteneva dunque a un capitolo che si stava chiudendo, perciò cercavo una nuova libertà creativa che mi consentisse di ritrovare la volontà di essere. Io tengo particolarmente a firmare ciò che faccio con il mio vero nome, e il progetto Soul’Nù celebra proprio la mia ritrovata identità. Ora sotto il nome di Savio Buonomo DJ ho pubblicato una traccia ascoltabile su Spotify, Smoothly, che mostra la mia dimensione.

Hai pubblicato ben 8 EP, quanto è importante la produzione di brani propri per un DJ?

Sono della mentalità che un original mix sia fondamentale, anziché creare remix o bootleg. Le mie produzioni spaziano dalla techno alla afro, perché produco ciò che sento dentro e non cerco un percorso specifico. Se mi colpisce un flauto, un fischio, un qualsiasi suono arrivato al momento giusto allora mi impegno per trasformarlo in musica.

Che progetti hai per il 2019?

Da novembre sono partito con il progetto The Big Family, ma come Savio ho dei progetti in corso, anche se per il momento mi ritrovo in una sorta di blocco creativo. Tutti miei progetti previsti per il 2019, dunque come Savio Buonomo DJ, The Big Family e Soul’Nù sono in fase di gestazione, in stand-by nell’attesa di trovare la giusta spinta per portare a termine tutti gli work in progress.

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