Una Nuova Rosalba In Città di Arisa è l’album che risponde al disincanto con un sorriso, la recensione

Una nuova veste emozionale e sonora rende il disco un manifesto di positività e coraggio, grazie alle sonorità anni '80 e alla ricerca di una necessaria leggerezza

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Discostati i fumi crepuscolari di L’amore è un’altra cosaLa notte, “Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa è un fendente deciso sulla nebbia della malinconia di una cantante che ha scelto di cercare la serenità e offrire una chiave di lettura per raggiungerla. Dopo l’esperienza sanremese con Mi sento bene Arisa, al secolo Rosalba Pippa, ritorna con un nuovo album e inaugura la nuova esperienza con la Sugar Music dopo l’abbandono della Warner.

Ascoltare il nuovo disco della voce di Sincerità significa indossare occhiali da sole anche sotto la pioggia, cuffie vintage e un ombrello con l’effige di Cindy Lauper, ma soprattutto significa accettare che tutto ciò che entra in contatto con la sua voce diventa oro, un diamante prezioso, anche quando la nuova produzione esplora il mondo degli strumenti sintetici degli anni a cavallo tra gli ’80 e i ’90. La grande capacità dell’artista si manifesta, soprattutto, nella canzone che Arisa ha presentato a Sanremo. Mi sento bene si apre con tinte quasi fiabesche e poi esplode, spumeggiante, in un 4/4 pieno di groove e sentimento. Un colpo basso al disincanto al quale la cantante risponde con un sorriso quasi timido, ma funzionale alla sua nuova veste, al suo nuovo tentativo di mettere da parte l’intimismo e spalancare le sue finestre sul sole dell’alba.

L’amore ai tempi dei social, dell’apparenza e degli stereotipi ruota intorno a buona parte delle tracce di “Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa, ma non possiamo parlare delle solite convenzioni commerciali di chi gioca a fare l’alternativo facendosi beffe delle relazioni intrecciate su Facebook, Twitter e Instagram. Rosalba non gioca, ma nemmeno si prende troppo sul serio. Lo dimostrano le prime due tracce, Dove non batte il soleTam Tam. Nel primo caso Arisa si improvvisa una Eva del “nofilter” con un arrangiamento trascinante, elettronico e dal sapore di revival: «Dove non batte il sole scopri le mie voglie, copriti soltanto con due foglie. Dove non batte il sole tutto è virtuale, però almeno questa è vera pelle», come se la ricerca dell’erotismo e della scoperta emozionale diventasse una rarità riservata a chiunque preferisca la bellezza all’hashtag.

Tam Tam racconta un cuore che batte forte, e Arisa esegue il testo in un complicato alternarsi di prima e quinta sulla scala, saltando e tornando giù di sillaba in sillaba. Chitarre acustiche e accordi intuitivi accompagnano un testo apparentemente frivolo. Rosalba celebra la permanenza dell’idillio che molte coppie, invece, vedono scomparire dopo i primi anni di relazione. Il cuore di Arisa batte ancora forte e il suo suono viene riproposto nella canzone dal ritmo quasi tribale, onomatopeica nel titolo ma quasi poetica nel suo complesso.

Synth, elettronica e un mood che rasenta il clubbing fanno da contorno a Gli amanti sono pazzi, con una Rosalba disincantata che canta: «Andavo in giro per i fatti miei, volevo solo stare fuori dai guai, ma poi l’ho vista l’altra sera con lui e adesso penso solo a lei», nel ribaltamento di uno stato emotivo che la porta a sentirsi attratta dalla nuova compagna del suo ex fidanzato. Arisa intona il ritornello con un leggero graffiato che colora di insofferenza e smarrimento tutto il brano. Una canzone quasi dance ma dalla forte attitudine soul, da ascoltare mentre si immagina un locale con musica dal vivo nel quale tutto si muove a rallentatore tra persone sulla pista e altri avventori annoiati sui divanetti.

Il punto di forza di Arisa si individua essenzialmente nelle ballad, e La domenica dell’anima gioca con la metafora del desiderio di fare gol al Brasile per indicare l’apparente irraggiungibilità dei sogni. Rosalba canta: «Sei la domenica dell’anima» e coniuga l’amore con il giorno del riposo settimanale, forse parafrasando un antico adagio che recitava: «L’arte è la domenica della vita». Il suo amore è il riposo del suo spirito, il momento di pace dell’esistenza.

Ironia e ancora un’intelligente frivolezza dipingono Minidonna, la tipica canzone da dancefloor da ascoltare fino a consumare il proprio device e le proprie cuffie. Arisa vuole conquistare un uomo speciale anche se non si tratta del suo uomo ideale, e lo fa su quella che forse è la base più dance di tutto il disco: «Voglio essere una minidonna, fare un mini-danno, metterò la minigonna, cadrò in un mini-inganno. Non sei il mio uomo ideale, tu non sei semplice ma resti un uomo speciale per me». La ricerca di un po’ di leggerezza, di un momento di euforia e di un disimpegno è tutta lì, in quel ritornello orecchiabile e in quell’arrangiamento spinto al massimo sull’elettronica nello stile degli anni ’80.

Ancora elettronica e revival si manifestano nella title-track, quasi una rivisitazione della classica canzone italiana che risorge dal mangiacassette rimasto ai tempi dell’Eros Ramazzotti di Terra promessa, della Marcella Bella di Nell’aria e della Gianna Nannini di Fotoromanza. La stessa Arisa dichiara che Una nuova Rosalba in città è in assoluto il manifesto del disco, una autocelebrazione che suggella la nuova personalità musicale di Rosalba attraverso la musica: «Se mi perdi e poi non mi ritrovi accendi la radio, eccomi qua: c’è un nuovo fiore, un nuovo arcobaleno. Una nuova Rosalba in città».

La lezione di Arisa si sposta sulla possibilità di cogliere il buono dal dolore con Vale la pena. Il male che il vissuto può inserire nel menu non è infinito, perché l’empatia – sentimento che Rosalba sa trasmettere e sa suscitare – può vincere su ogni cicatrice. Perdono, supporto e resilienza sono al centro di questa ballad che si accosta oltremodo alle produzioni precedenti, alle canzoni struggenti che l’hanno resa famosa tra i puri di cuore. Arisa libera tutta la sua voce nel ritornello e dà a tutti una pacca sulla spalla: «Perdona quello che non puoi difendere, le cicatrici a cui ti devi solo arrendere, le precedenze che non puoi pretendere. Ti tieni questo dovere che ti spezza la schiena, ma ne vale la pena». Scende qualche lacrima, perché è tutto vero. Tremendamente vero. È la sensibilità di Arisa, quella che solo i creativi più capaci e spirituali sanno comunicare attraverso la loro arte.

Quando c’erano le lire è la più tipica interfaccia di Arisa, quella che cantava Malamorenò e catapultava l’ascoltatore negli anni del Trio Lescano: il luogo comune del “si stava meglio quando si stava peggio” diventa una cantilena ironica, uno sfottò che disegna l’amore ai tempi dell’Internet, e Rosalba risponde con le parole “cuor”, “ancor” e con una musica che ricorda le spiagge degli anni ’50. Lei stessa è un’icona vintage, una proiezione degli anni del sorriso vestita di modernità.

Un occhio di bue e un teatro vuoto, una donna al centro della scena, la grana della pellicola che disturba la visione ed è subito Così come sei, un brano soul, una canzone d’amore che rappresenta uno dei picchi più intensi di “Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa. Bellezza e semplicità, due punti di forza di uno spirito ricco di risorse che la cantante, con questo disco, mette in bella mostra più che mai.

Il futuro ha bisogno d’amore è un grido celebrativo, una canzone pop all’italiana a metà tra l’arrangiamento malinconico e il groove del pezzo radiofonico, e il testo è un inno a tutto ciò che ci circonda, dove l’amore diventa il collante tra tutte le realtà che ci appartengono: «Siamo tutti uguali sotto questo sole, il futuro ha bisogno d’amore». Il brano fa da scivolo, da trampolino verso l’ending track di “Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa. Amarsi in due è il brano più eterogeneo del disco, perché Arisa si cimenta nella sua performance più intensa in questa cover della canzone Amar Pelos Dois di Salvador Sobral tradotta in italiano da Malgioglio. Nient’altro che un pianoforte e la voce di Rosalba, un volo d’angelo nell’eleganza e nella bellezza. Occhi che si socchiudono al termine del brano e bocche che sospirano. Cuori soddisfatti, emozioni appagate, sorrisi conquistati.

“Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa è il disco del rinnovamento, disegnato per Rosalba dal lavoro minuzioso di sei produttori17 autori. Tra i primi troviamo Dario Faini e Matteo Buzzanca, quest’ultimo già collaboratore di altri artisti del calibro di Paolo BenvegnùMalika Ayane Max Gazzé, mentre tra i secondi troviamo quel Niccolò Agliardi che ha firmato i lavori di tanti altri cantanti tra cui Mietta, Simona Molinari, Laura Pausini e Paola Turci. Ancora, alla scrittura dei testi ha partecipato anche Diego Mancino, lo stesso che ha firmato collaborazioni con Fabri Fibra, Cristiano De André, Nina Zilli e Daniele Silvestri.

Arisa ama il suo gruppo di lavoro, incontrato da quando ha firmato per Sugar Music e che, come lei stessa afferma, ha saputo raccontarla e ad aiutarla a capire se stessa. La sua gratitudine verso i suoi collaboratori è immensa e lo ribadisce in molte interviste. Ciò che resta nel cuore al termine dell’ascolto dell’album, come se fosse un riassunto delle 12 tracce del disco, sono quei versi con i quali conclude il singolo Mi sento bene:

Forse è tutto qui, il mio vivere,
quasi elementare, semplice.
Ridere non è difficile
se cogli il buono di ogni giorno
ed ami sempre fino in fondo.
Adesso voglio vivere così.

Questa è Rosalba, e questo è il grande messaggio contenuto in “Una Nuova Rosalba In Città” di Arisa.

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