O’Live ritorna il 15 febbraio su ORadio con il progetto Pyramiden, l’intervista: “Siamo la fusione tra analogico e digitale”

Il progetto nasce dall'incontro di due esperienze durante il Cavo Festival di Trani, e nel 2019 si prevede il primo album in studio

37
CONDIVISIONI

Pyramiden, progetto crossover che spazia dalla dub techno all’ambient fino a sfiorare il big beat, riapre l’appuntamento con O’Live, il live show di ORadio in onda per due venerdì al mese per portare un’ora di esibizione dal vivo di DJ e produttori di musica elettronica del panorama underground. Il 15 febbraio il live set inizierà alle 17:30 e verrà trasmesso in diretta sulla pagina Facebook di Optimagazine e sul sito ufficiale. Pyramiden è un progetto di Marco Cassanelli e Deckard. La loro esperienza proietta direttamente nella seconda decade dei 2000 le principali influenze dal classico, con i Kraftwerk e i Nine Inch Nails come metodo di fusione tra l’ingegneria elettronica più sofisticata e l’industrial, quello vero e apparentemente fatto di metallo arrugginito e macchine perforatrici.

Lo dimostrano nella loro passione per l’analogico che ricorre spesso nei video pubblicati su Facebook, dove i due compagni di viaggio si immergono nel mondo modulare e nelle valvole, con quell’affascinante effetto vintage che schianta negli anni ’80 chiunque sia così fortunato da ascoltare i loro suoni. Deckard, al secolo Beppe Massara, è stato con noi al telefono e ci ha raccontato il progetto Pyramiden.

Nella sua esperienza personale ha percorso tutte le strade dell’elettronica, dalla musica ambient al trip hop, e subito si materializzano i nomi dei Massive Attack e di Aphex Twin. Deckard ha pubblicato 4 album l’ultimo dei quali, “Slope”, è stato pubblicato nel 2017.  Marco Cassanelli e Deckard, dalla loro sede operativa di Trani, collaborano da circa un anno e negli ultimi mesi hanno ultimato il primo album nato dalla loro collaborazione.

Produzione, ingegneria del suono e analogico sembrano le fondamenta del vostro progetto. Come nasce Pyramiden?

Da anni organizzo a Trani un festival di musica elettronica, il “Cavo Fest“, che si tiene in una location archeologica. Si tratta di una chiesa medievale sotterranea scavata nel tufo dall’uomo. Mentre cercavo nuove proposte per il festival anche al di fuori della mia zona di appartenenza mi ero imbattuto nel profilo di un artista tranese. Questo artista era Marco Cassanelli. Avevo notato che lui aveva realizzato diverse release a livello europeo e anche internazionale con molte label che si muovevano nell’ambito dell’elettronica sperimentale, nello specifico techno dub. Avevo notato, specialmente, che Marco utilizzava molto spesso degli strumenti analogici, nello specifico sintetizzatori modulari, e questo mi aveva portato a contattarlo per invitarlo a suonare al festival. Dopo la sua prima performance era nata la nostra collaborazione che oggi ci ha portato a sviluppare il progetto. Pyramiden aveva permesso di fondere insieme le mie conoscenze, fondamentalmente legate al digitale, alle sue, che si concentravano su un discorso principalmente analogico. Mettendo insieme queste due cose e aggiungendo un’attitudine da tecnico del suono ha preso vita il progetto Pyramiden, che rispecchia sia ciò che riguarda il mio mondo sia tutto ciò che riguarda il suo. Da quel momento abbiamo iniziato a vederci periodicamente in studio e a comporre i primi brani. Questi hanno uno sviluppo che definirei “improvviso” e improvvisato, perché quando lavori su macchine di tipo analogico pur di fronte a brani per i quali esiste un canovaccio vi è la possibilità che possano svilupparsi in maniera diversa.

Una parte di pubblico considera ancora l’elettronica un mondo freddo e senza sfumature. Per fortuna questa opinione va scemando, voi come rispondete a questa visione delle cose?

Per quanto ci riguarda abbiamo scelto un setup durante il quale l’interazione umana è viva e incisiva. La nostra è come se fosse un’improvvisazione sugli strumenti elettronici. Proprio per questo si presenta un certo margine di rischio sia a livello umano sia a livello tecnico, perché può accadere che uno strumento possa non funzionare. Noi ci esibiamo in mezzo a valvole e cavi, e bisogna sempre tener presente che qualcosa possa non rispondere ai comandi. Nel mondo dell’elettronica, poi, bisogna fare delle distinzioni tra coloro che si servono di tracce registrate come accade per i DJ, per i quali il margine di rischio è notevolmente ridotto, e quelli come noi che hanno sposato la filosofia del live set sia in studio sia dal vivo. Marco e Deckard si avvicinano tantissimo all’approccio dei musicisti, che hanno la massima interazione con gli strumenti e con loro stessi.

Il primo album del progetto Pyramiden è giunto dunque al termine della sua realizzazione, avete già una data d’uscita?

Abbiamo terminato undici tracce e le pubblicheremo a breve, ma non abbiamo una data d’uscita ufficiale. Orientativamente vorremmo essere pronti per la fine di marzo, ma stiamo aspettando alcuni feedback e non sappiamo se questi poi ci imporranno di posticipare l’uscita perché ovviamente non dipende solo da noi. L’album, in ogni caso, è pronto ed è ciò che noi eseguiamo dal vivo, e lo faremo anche per l’appuntamento con O’Live di ORadio di venerdì 15 febbraio.

Quali progetti avete per il 2019, oltre all’album?

Continueremo con le date che abbiamo programmato tra Napoli, Roma e Berlino. Ci concentreremo sulla live performance, che è già oltremodo strutturata ma per la quale vogliamo rasentare la perfezione, pur essendo consapevoli del margine di rischio. Sicuramente come Pyramiden vogliamo ripetere le esperienze vissute l’anno scorso, quando abbiamo aperto concerti di artisti del calibro di Howie B, sempre nel contesto della musica elettronica.

Lascia un commento: