The Wolf of Wall Street, stasera in tv DiCaprio, Scorsese e il lato oscuro della finanza

Alle 21.10 su Rai Movie il film, tratto da una storia vera, sul finanziere che ha fatto milioni vendendo azioni spazzatura. Scorsese sceglie uno stile tossico ed elettrizzante, come il protagonista dipendente da sesso e droga. Un film ambiguo e seducente, senza moralismi.

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Soldi, droga, sesso: ecco, rigorosamente in quest’ordine, le passioni di Jordan Belfort, il mago della finanza spazzatura di The Wolf of Wall Street (2013), stasera in tv su Rai 2 alle 21.05. La quinta collaborazione tra Martin Scorsese e un magistrale Leonardo DiCaprio – avrebbe dovuto ottenere il suo Oscar per questo film, non per Revenant – è un affresco istrionico e scatenato del mondo della finanza. Un ritratto però che non esibisce una linea morale, che non cerca il tono distanziante della requisitoria, bensì punta a un racconto tutto in soggettiva, dall’interno, aderendo al punto di vista e ai “valori” dell’inquietante protagonista.

Come in altri film di Scorsese, pensiamo a Quei bravi ragazzi, in The Wolf of Wall Street è lo stesso Jordan a introdurre lo spettatore nella storia, guardandolo dritto in macchina nel bel mezzo dell’azione e spiegandogli cosa sta succedendo. E chi è Jordan Belfort, dalla cui autobiografia è tratto il film? Un seduttore nato che ha, come tanti, il sogno di diventare ricco.

Ironia della sorte, ma anche evidentemente oscuro presagio, Jordan viene assunto come broker a Wall Street il giorno del “lunedì nero”, il più grande tracollo borsistico dal 1929. Giusto il tempo di raccogliere la lezione di un mefistofelico mentore (Matthew McConaughey, una presenza di pochissimi minuti che si imprime nella memoria) che gli spiega due cose: il broker non deve proporre buoni investimenti ai clienti, ma sfilare soldi dal loro portafoglio per riporli nel proprio; il segreto per reggere a questo tipo di vita sta tutto nell’abuso di droga e sesso. Che sono solo il riflesso di quella più fondamentale dipendenza dal denaro che è il vero stupefacente e il motore di ogni desiderio.

Recepita la lezione, Jordan fonda la Stratton Oakmont, società finanziaria con fasulle patenti di nobiltà; assume un team di soggetti scarsamente scolarizzati istruiti a dovere; si specializza nella vendita di penny stock, azioni spazzatura di aziende senza speranze; e si muove sul filo dell’illegalità e molto, molto oltre. La Stratton Oakmont, come dice il suo fondatore in uno dei suoi deliranti e ipervitaminici discorsi motivazioni ai dipendenti – “è come Ellis Island”, l’isolotto al largo di New York su cui arrivavano gli emigranti che volevano accedere alla terra delle opportunità.

Jordan non chiede il curriculum, non vuole ingessati broker in doppio petto con inutili studi in prestigiose e costosissime università. Lui, che batte i fondali melmosi della finanza dei poveri, vuole gente affamata, disposta a scatenare i propri animal spirits in vista di guadagni stratosferici. E infatti nel finto spot della Stratton di The Wolf of Wall Street vediamo aggirarsi per gli uffici un vero leone, simbolo della loro competitività fiera e aggressiva.

La quale però, per essere veramente efficace, ha bisogno di liberarsi integralmente: di qui il linguaggio sboccato e incontrollatoThe Wolf of Wall Street detiene il record per il film con più parolacce della storia del cinema; l’uso smodato di droghe; il sesso consumato in ogni luogo e in ogni modo – Jordan deve esporre un esplicito divieto per evitare che la gente si accoppi nei bagni aziendali.

Lo scandalo della Stratton Oakmont è che tutto avvenga quasi alla luce del sole. Così, quando una giornalista di Forbes dedica un articolo a Belfort, ne esce fuori un ritratto contropelo di “Robin Hood al contrario che toglie ai poveri per dare a sé stesso”. Che è il modo con cui il salotto buono della finanza marca la sua distanza dall’imbarazzante personaggio. Risultato? Il giorno dopo centinaia di candidati si propongono per lavorare per lui.

L’allegoria non può essere più chiara. E lo scandalo di The Wolf of Wall Street sta nell’aderire alla lettera alla realtà che descrive: un mondo patologico, disordinato ed emotivamente instabile, raccontato con uno stile visivo perennemente survoltato e sempre sul punto di deragliare. Uno stile che, esattamente come il mercato borsistico, aumenta sempre la posta, una scommessa dopo l’altra, una droga dopo l’altra, un’orgia dopo l’altra. Una modalità di comportamento che ha come unica regola la soddisfazione del desiderio – per definizione inestinguibile – e come unico limite il collasso fisico. Ciò che puntualmente accade.

The Wolf of Wall street è un film stilisticamente tossico, alterato come la vicenda e i personaggi che racconta, inseguiti attraverso i loro comportamenti velleitari, ostaggio di passioni senza freni, spesso autodistruttive – infatti a Jordan piace il sesso sadomaso. Gente spinta da moventi apparentemente irrazionali, come Donnie (Jonah Hill, bravissimo), che si licenza dal lavoro quando Jordan gli confessa quanto guadagna e diventa su due piedi il suo braccio destro. Individui che assecondano la propria palese immaturità copulando in mezzo a mazzette di milioni di dollari e che ostentano qualunque cosa, ville, auto sportive, donne – ovviamente Jordan abbandona la moglie per la reginetta di bellezza Naomi (Margot Robbie).

The Wolf of Wall Street è anche un racconto sul filo dell’ambiguità. Che toglie la buccia delle buone maniere alla realtà e la racconta nella sua nudità letterale. Che ne accetta senza ipocrisie la natura seducente, correndo il rischio di farsi travolgere da Jordan e dalla sua insinuante gaglioffaggine, che conosce persino accessi di generosità – la ragazza che viene a fare un colloquio senza un soldo e lui le presta 25mila dollari. Per questa ragione il film impiega anche un registro divertentissimo, con situazioni tragicomiche e personaggi irresistibili – l’irascibile padre di Jordan, interpretato dal regista Rob Reiner.

D’altronde che questo mondo faccia gola e che tutti corriamo il rischio di farci abbindolare da un tipo come Jordan, Scorsese lo dichiara esplicitamente. Infatti è sua la voce del tizio all’altro capo del telefono cui Jordan, per la prima volta, vende azioni spazzatura. Nessuno è al sicuro. Non il regista del film. Tantomeno il cinema, che se vuole raccontare credibilmente una storia simile, è obbligato a sporcarsi le mani, immergendocisi dentro. Consapevole del fatto che, se e quando tornerà in superficie, non sarà più immacolato.

The Wolf of Wall Street (2013), di Martin Scorsese, con Leonardo DiCaprio, Jonah Hill, Margot Robbie, Matthew McConaughey, Kyle Chandler, Jean Dujardin, stasera in tv su Rai 2, ore 21.05.

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