Il concerto glitterato di Ermal Meta con Gnu Quartet, canzoni svestite a festa per il trionfo della musica nella sua purezza

Tanta musica e qualche "distrazione" in un tour teatrale da vivere dalla prima all'ultima tappa. Noi siamo stati a quella al Teatro degli Arcimboldi di Milano, il 2 febbraio.

L’annuncio del tour teatrale di Ermal Meta con Gnu Quartet è stata una vera sorpresa, a tratti anche uno shock forse, perché non sapevamo cosa aspettarci da quei successi di Ermal riarrangiati in chiave Gnu Quartet. Hanno messo mano ad un repertorio di 30 canzoni, aggiunto qualche cover e brani de La Fame di Camilla per uno spettacolo di due ore piene che è un viaggio nella vita, non solo nel percorso artistico, di Ermal Meta.

Si alterna tra chitarra e pianoforte, tra canzoni d’amore e di speranza il tutto condito dai glitter che la sua camicia sparge sul palco. Voce Del Verbo apre il concerto: Ermal Meta appare in penombra al pianoforte, salvo poi avanzare con la chitarra per la struggente Lettera A Mio Padre, la seconda canzone in scaletta, che arriva come uno schiaffo in piena faccia. Ogni parola, in teatro, pesa ancora di più ed è la fermezza e la grinta sulle corde della chitarra che ne accentuano il significato positivo e ottimista che sopravvive al dolore.

La leggerezza di Dall’Alba al Tramonto è tra i pochi momenti simil ballabili di un concerto intenso che si prefigge l’obiettivo di farsi ascoltare, prima ancora che di farsi vedere. In un momento storico musicale in cui siamo abituati a scenografie pazzesche, lanciafiamme, coriandoli e grandi produzioni da stadi che lasciano in bocca solo il sapore di una bella serata, Ermal Meta rimette al centro la musica in tutta la sua purezza ed essenzialità, sveste le canzoni in una penombra che pone l’accento sulle note, sulle parole.

In un mondo in cui si gioca a chi riempie il palazzetto più grosso, a chi brucia prima le tappe, a chi stacca più biglietti, a chi approda nella location che non si può permettere ingannando tutti con l’escamotage delle sedie nel parterre, Ermal Meta li lascia fare e riporta l’attenzione sulla musica.

Protagoniste indiscusse del concerto sono le sue canzoni, svestite, in una rinnovata atmosfera intima, per niente scontata, neanche se si parla di live nei teatri. L’intimità tanto agognata nella musica pop italiana non è una location, è uno stato d’animo, quello che porta l’artista a voler andare oltre la mera esecuzione impeccabile del brano.

C’è il nuovo singolo, Un’Altra Volta da Rischiare, in una versione completamente diversa rispetto a quella che conosciamo (anche a livello testuale!), c’è il brano vincitore in carica del Festival di Sanremo, Non Mi Avete Fatto Niente, ma tra le canzoni più intense ed emozionali meritano un posto d’onore Piccola Anima, 9 Primavere e Le Luci di Roma.
Canta i Muse, Michael Jackson e Domenico Modugno ma non trascura i passi mossi ne La Fame di Camilla e racconta la nascita del brano Sperare:

“Ero in cassa, nella mia stanza, a suonare. Ad un certo punto un bambino di un anno e pochi mesi, che sapeva camminare ma non ancora parlare, il mio cucinotto, entra nella stanza. Si appende alla maniglia ed apre la porta. Mi vede suonare ed è molto affascinato dalla chitarra. Si avvicina con quell’arroganza così pura che hanno solo i bambini, voleva suonare e allora comincia a tirare le corde. Io ovviamente gliel’ho lasciato fare perché la vera canzone che avevo in mente era lui. In quel momento ha pronunciato le prime parole, parlava in piccolese, non erano parole comprensibili. Io per fortuna avevo il microfono acceso e catturai in quella canzone le sue prime parole. Pensai: C’è speranza”.

Quando si parla di Ermal Meta ci troviamo davanti a testi dimenticati e vuoti di memoria; brani interrotti dalle risate, le sue, e quelle del pubblico che lo “distrae”. E non c’è niente di più VERO.

“A me la bellezza mi distrae, quando avviene qualcosa che non mi aspetto io dimentico tutto, ma tutto proprio, testi, accordi, perché vengo talmente tanto rapito da quello che di bello sta accadendo in quel momento chi mi tira via. Le prime volte che mi accadeva ero davvero terrorizzato, poi dopo ho capito che è una delle cose più belle del mondo e auguro a tutti i provarlo, di essere rapiti dalla bellezza. Certo, di questi tempi è dura riuscire a scorgerla, però c’è”.

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