Destiny 2 dopo il divorzio tra Bungie e Activision, quale futuro per il brand?

Una separazione che ha fatto molto rumore quella tra sviluppatori e produttori: come si ripercuoterà il tutto sul franchise?

È stata una settimana decisamente frizzantina per Destiny 2. Lo sparatutto in salsa Sci – Fi sviluppato da Bungie ha visto infatti cadere il patrocinio di Activision, con il producer che ha sancito il divorzio definitivo con lo studio di sviluppo e di fatto con l’intera saga, dopo anni di tensioni tra le due parti. Divergenze di punti di vista e decisioni prese non proprio di comune accordo hanno portato all’epilogo che tutti hanno avuto modo di conoscere negli ultimi sette giorni, e ci portano chiaramente a domandarci quale potrebbe essere il futuro della serie.

È chiaro che Destiny 2 non sia partito proprio sotto una buona stella, e con il terzo capitolo che parrebbe incalzare (voci di corridoio lo vorrebbero come in arrivo già nel 2020, ndr) di tempo per correre ai ripari non ce n’è poi moltissimo. Innanzitutto c’è da gettare le basi per rinfoltire le fila della community di Destiny 2 di utenti casual. È evidente che i contenuti end game del gioco siano in larga parte prettamente orientati verso quella frangia di estremisti videoludici votati all’hardcore gaming, ma c’è da tenere in considerazione il fatto che il motore di ogni community è pur sempre composto da una massa di giocatori che è lì anche semplicemente per sbloccare gli engrammi settimanali. Cosa buona e giusta sarebbe dunque fornire una maggiore varietà di feature che soddisfino le voglie casual: un’operazione che magari, nel lungo periodo, potrebbe convertire anche i suddetti utenti in giocatori affezionati e continuativi (per non dire hardcore, ndr).

Resta poi da vedere come si comporterà Bungie nei confronti dell’Everversum di Destiny 2. Innegabile che questa sia la fonte maggiormente tangibile di incassi (le microtransazioni hanno un peso sempre maggiore nell’economia di settore, ndr), ma è anche vero che la pervasività degli esordi del secondo capitolo era eccessiva. Auspicabile quindi che il team prosegua sulla linea adottata di recente, che risulta essere meno invadente e più digeribile per gli utenti.

Osare si può, ma su altri fronti: è stato evidente che Activision abbia perso la voglia di osare, e la dimostrazione è arrivata con La Maledizione di Osiride, uno dei DLC più piatti dell’intera epopea fantascientifica della saga. Il punto di svolta c’è stato invece con I Rinnegati, un’espansione in grado di risollevare da sola le sorti di un intero brand: la speranza è dunque che Bungie possa rimettersi al lavoro senza pressioni di sorta, dando libero sfogo alla propria creatività e al proprio estro.

E se il divorzio tra Bungie e Activision porti a un allungamento della vita per Destiny 2? Non è da escludere che il team di sviluppo possa optare per questa strada, con manutenzioni e rilasci di contenuti aggiuntivi che espandano la lore del franchise sulla falsariga di quanto fatto nel corso degli anni da World of Warcraft. Certo, c’è da tenere in considerazione di come il titolo abbia mostrato un andamento claudicante nel corso del suo anno e mezzo di permanenza sul mercato, e quindi probabilmente un reset sancito da un nuovo episodio partorito ex novo potrebbe senza dubbio portare benefici all’interno brand.

Staremo dunque a vedere quali saranno le manovre operate da Bungie su Destiny 2: vi segnaliamo in chiusura la foltissima community italiana dedicata al gioco.

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