Il Ballo Della Vita dei Måneskin, la recensione della nuova rivelazione funk-rock

Ballad acustiche e groove, il disco è un concept album ma anche un'esperienza da ascoltare a tutto volume

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Se i più alzano gli occhi al cielo al suono della parola talent, Il Ballo Della Vita dei Måneskin è la dimostrazione che il talento non è che un vocabolo di partenza che richiede, poi, una dimostrazione proiettata su tutto ciò che segue. Ai tanti artisti marchiati a fuoco dalla critica come “prodotti costruiti a tavolino” a seguito della loro partecipazione ai talent show, la band di Damiano David si affianca ma costruisce un tramezzo attitudinale. La loro ricetta è una tavola imbandita di ballad acustiche, canzoni danzerecce al limite del folk, schianti di groove altamente radiofonici e ballabili ma soprattutto quella guarnizione di classic rock scelta anche nel look di tutti i membri della formazione romana.

“Il Ballo Della Vita” dei Måneskin è il disco d’esordio di quattro giovani che giocano a fare gli spacconi, ma che non fanno altro che presentare ai media la loro consapevolezza. Il disco è un insieme di tante realtà: un concept album se scomodiamo il personaggio di Marlena ricorrente in cinque brani, un album fresco e solare per le sonorità potenti e pulite, perfetto per tutte le stagioni anche quando si tratta di canzoni d’amore. Un album rock, infine, perché i Måneskin suonano tutto ciò che fa parte della tensione del genere musicale più condannato dalla storia.

La tracklist non comprende il primo singolo, quella Chosen che faceva immaginare i Red Hot Chili Peppers vestiti da Tony Manero impegnati a interpretare una canzone di Amy Winehouse, una simbiosi tra generi e glitter che tuttavia non manca al disco. La porta di spalanca con New song: Damiano canta col graffiato e la batteria spinge su tutti gli elementi. Il basso e la chitarra, appena pronunciati, lavorano sulla sottrazione per dare un’esplosione maggiore nella battuta successiva. Funk, groove e puro rock, dunque, aprono le danze e continuano con Fear for nobodyLasciami stareClose to the topMorirò da re. “Il Ballo Della Vita” dei Måneskin è la forza del suono spinto al massimo per una band giovane e che si trova, con questo disco, alla sua prima vera prova discografica.

La superano, a tratti, grazie all’impegno di Damiano di firmare testi che non siano scontati né banalmente poetici. Le sue liriche si costruiscono coniugando metrica e concetti, per trasformare la voce in uno strumento percussivo e ruvido usato con il suo singolare modo di sillabare e sfiatare sulle vocali. Vocali che si aprono per colorare di soul il loro funk-rock e non lasciare dettagli al caso.

Torna a casa è la ballad acustica più intensa del disco, una preghiera d’amore di un uomo che vorrebbe riabbracciare la sua donna: «Quindi, Marlena, torna a casa, che il freddo qui si fa sentire, che non voglio più aspettare», ma la stessa Marlena ritorna nella traccia successivaL’altra dimensione. Questa volta la musa non è lo strazio di un’assenza, ma un’occasione per ballare, per questo la band accompagna il testo con un arrangiamento dalle tinte spagnoleggianti e mediterranee.

L’altra dimensione, tuttavia, si rivela un’illusione. Marlena è sempre lontana e Le parole lontane racconta la tristezza di una distanza impossibile da accettare. L’amore si tinge di insofferenza: «Come l’aria mi respirerai, il giorno che ti nasconderò dentro frasi che non sentirai» e dipinge il dolore di un poeta incapace di rassegnarsi alla lontananza della sua amata. L’arrangiamento è cupo, lento e trascinato su una base essenziale che esplode sul finale, quando Damiano salta all’ottava superiore per gridare tutta la disperazione nelle parole: «Perché ti sento lontana, lontana da me!». Non ho niente da direMorirò da re sono le ultime due dediche che “Il Ballo Della Vita” dei Måneskin rivolge alla musa Marlena. Questa volta ci si trova lontani dalle ballad malinconiche e la spirale della grande assente si veste di power popMorirò da re è stato il secondo fortunato singolo dei Måneskin dopo Chosen ed è un pezzo che ancora funziona, perché rappresenta uno dei punti più alti dell’album.

“Il Ballo Della Vita” dei Måneskin, come già anticipato, è anche fortemente funk-rock. L’opening track, New song, è piena di vigore da ascoltare a tutto volume, così come Sh*t Blvd che fa pensare ai club occupati da bicchieri tintinnanti ch si muovono a tempo con Damiano David che canta facendo il verso a Shaggy. Niente si ferma con Fear for nobody. Ritmo sostenuto, chitarre e basso in continuo movimento e liriche che restano in testa lo rendono un brano degno del delirio durante i live, quando teste e braccia si agitano per seguire il tempo che i Måneskin spingono con tutte le dinamiche che un compositore può sfruttare.

Un po’ Led Zeppelin e un po’ Deep Purple, invece, è l’intro di Immortale che contiene un featuring col rapper Vegas Jones. Damiano interviene con un autotune del tutto inaspettato e si alterna al flow di Jones. Rappano entrambi su una base elettronica e un riff di chitarra che accompagna tutta la canzone, un testo che parla di chi ha imparato a volare con la giusta boria che ha sempre distinto la band ma che è un po’ il tratto caratteristico delle nuove ondate rap che si sono fatte strada nella discografia italiana. Lasciami stare segue il filone di Immortale per quanto riguarda il testo, ma si propone dall’inizio come un brano esplosivo e funk. Non c’è una Marlena evanescente a distorcere la spensieratezza della band: qui ci sono soltanto i Måneskin che lavorano su riff eseguiti all’unisono da chitarra e basso in un dialogo perfetto e seducente, un grido di libertà: «Ora ho la forza necessaria per rinascere, lavare tutti i miei vestiti dalla polvere, guardare il lato sporco delle vostre maschere, prendere ciò che è mio».

La componente più classic rock de “Il Ballo Della Vita” dei Måneskin è Close to the top, un brano che potrebbe esser stato scritto negli anni ’80 del glamour e dell’happy metal e apprezzato da folle con le teste cotonate e le borchie ai polsi. Unica nota dolente di tutto il disco è Are you ready?, perché ciò che la band ha tentato di fare è un brano a metà tra il reggaeton e il rock, ma non si può parlare di buon risultato. Are you ready? forse non appartiene alle corde della band, e si sente.

Ciò che accade dopo l’ascolto di “Il Ballo Della Vita” dei Måneskin è di sentirsi in un pendolo tra il vecchio e il nuovo, ma ciò che è vero è che il disco è potente e ben confezionato. Non è affatto poco per un album d’esordio e al suo interno c’è tutto il mondo che la band ha presentato nelle numerose apparizioni televisive: la lingua inglese ora, la lingua italiana domani, la ballad e il groove, ma soprattutto quell’attitudine un po’ spavalda che chi ha a che fare con il rock conosce bene. Damiano David, che oggi compie 20 anni, è un buon paroliere e sa usare la voce, ma il basso di Victoria de Angelis è la quintessenza delle dinamiche e del sound: senza il suo basso e senza la batteria di Ethan Torchio avrebbe meno presa la chitarra di Thomas Raggi, ma soprattutto emerge una fortissima affinità tra tutti i componenti.

La giovanissima band romana è ottimamente amalgamata e ciascun elemento offre il prezioso apporto. “Il Ballo Della Vita” dei Måneskin è la dimostrazione di qualcosa che funziona, ma che può sempre migliorare e perfezionarsi al di là di X Factor e del mainstream.

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