Se non avremo un remake di Friends sarà per colpa (o merito?) del cast maschile

Jennifer Aniston parla di un potenziale remake di Friends e svela che la componente maschile del cast è contraria: un bene o un male non rifarlo?

22
CONDIVISIONI

Un remake di Friends non è affatto utopia. Si potrebbe fare, se solo tutto il cast fosse d’accordo a riprendere i ruoli principali della sit-com. Ma a quanto pare il gruppo è spaccato esattamente a metà. Le ragazze ci stanno, i ragazzi no. Ok, forse parlare di ragazze e ragazzi per degli ultracinquantenni non è tecnicamente corretto, ma rende l’idea: Jennifer Aniston, Courtney Cox, Lisa Kudrow sarebbero favorevoli, Matthew Perry, David Schwimmer e Matt Leblanc invece no. 

Dopo quasi 15 anni dalla messa in onda dell’ultimo episodio nel 2004, continue voci di reunion e altrettante smentite, arriva dunque un’apertura di credito all’ipotesi di un remake di Friends, ma solo a metà: la componente femminile del cast, ha spiegato la Aniston, sarebbe propensa all’idea, ma restano da convincere i maschietti restii.

L’attrice ha partecipato questo fine settimana al programma The late late show di James Corden e non si è sottratta alla domanda di rito su un eventuale ritorno di Friends in altra forma, che sia un film o uno speciale (impossibile pensare ad una serie da 24 episodi come una volta).

La Aniston ha confermato che la Cox e la Kudrow sarebbero disponibili: “Abbiamo sempre detto che ci piacerebbe farlo di nuovo, ma i ragazzi non sembrano così eccitati all’idea, per quanto ne so“. Per l’attrice, invece, si potrebbe realizzare un esperimento in stile “Golden Girls, col remake 40 anni dopo” per vedere che fine hanno fatto i protagonisti. Ovazione del pubblico ed effetto nostalgia per gli anni Novanta immediato.

Dunque se questo remake di Friends non lo avremo, sapremo a chi dare la colpa, ma non è detto che non sia anche un merito: molti esprimenti improntati all’effetto amarcord spesso finiscono per essere fallimentari. Si pensi ai tanti reboot di questi ultimi tempi (ad esempio quello di un altro cult anni Novanta come Streghe, inguardabile rispetto all’originale) o ai revival che pur contando sullo stesso cast non sempre risultano originali e convincenti (si pensi allo stesso Gilmore Girls, che nonostante il successo di pubblico ha diviso la critica tra entusiasti del ritorno e delusi per la minestrina riscaldata). Spesso questi progetti non sono che copie sbiadite delle serie madre ed è estremamente difficile riproporre personaggi, ambientazioni e trame che hanno fatto la storia della tv in una chiave che non risulti banalmente nostalgica, goffa, in alcuni casi perfino imbarazzante per la mancanza di nuove idee la difficoltà di risultare contemporanei. Quindi non è detto che il diniego dei ragazzi di Friends sia un male, talvolta è meglio preservare un finale chiuso e ben scritto che raffazzonare una sceneggiatura per il puro piacere di monetizzare la nostalgia.

La verità è che Friends è ancora un franchising molto redditizio anche anni dopo la fine della serie. Netflix ha annunciato di aver speso 100 milioni di dollari in diritti per mantenere tutti gli episodi delle dieci stagioni nel suo catalogo dopo le proteste dei fan per la prevista cancellazione. Ma proprio per l’amore che i fan le hanno sempre riservato, merita il massimo rispetto e dovrebbe essere riesumato solo in presenza di un grande progetto, una sceneggiatura di qualità, un cast entusiasta e uno scopo non meramente commerciale. Altrimenti, meglio lasciare un bel ricordo che avventurarsi in un pessimo rimpasto.

Lascia un commento: