L’amica geniale, la potenza narrativa di Elena Ferrante prende vita grazie a Saverio Costanzo (recensione)

La recensione dei primi due episodi de L’amica geniale, serie tratta dai romanzi di Elena Ferrante presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia

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Mia nonna è di Napoli. Di Ercolano, per la precisione. Io però sono di Milano. Ma sono cresciuta con lei, e la mia infanzia è costellata dei racconti della sua gioventù: la guerra e il dopoguerra, i rioni, le usanze, un piccolo universo in cui tutti conoscevano tutti. A incantarmi ancora oggi è il modo in cui racconta anche il più insignificante aneddoto risalente a quegli anni, come se parlasse di un altro mondo, che nella sua mente è ovviamente vividissimo e che nella mia, per forza di cause, fa molta fatica a prendere forma. Questa premessa, inutile all’apparenza, serve a far comprendere meglio la mia reazione di meraviglia di fronte ai primi due episodi de L’amica geniale, presentati Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia.

Targata HBO, Rai Fiction e Tim Vision, L’amica geniale è tratta dall’omonimo romanzo di Elena Ferrante, primo di una serie che racconta l’amicizia lunga una vita tra Lila e Lenù. Il libro inizia quando le due frequentano scuole elementari, negli anni ‘50, e la serie è come una macchina del tempo. Si viene risucchiati da quella minuscola realtà che è il rione in cui abitano Lila e Lenù, con i suoi bizzarri inquilini e le sue storie di malavita e tradimenti, tra problemi in famiglia e quelle piccole marachelle che le madri del terzo millennio non permetterebbero mai accadessero.

Nelle prime due ore de L’amica geniale siamo lì, con Lila e Lenù. Perché, se sul soggetto e sulla sua potenza narrativa qualsiasi commento è superfluo, è la regia di Saverio Costanzo che ci permette di entrare nella mente di Elena Greco – detta Lenù – di farci vedere Lila come la sua amica geniale e di farci vivere lì, in quella realtà. Perché la sceneggiatura, alla quale ha peraltro collaborato la stessa Elena Ferrante, è incredibilmente fluida e spontanea nell’interazione tra le sue piccole protagoniste, creando anche un buon equilibrio tra l’uso del dialetto napoletano e quello dell’italiano. Perché Elisa Del Genio e Ludovica Nasti, che interpretano le due amiche da bambine, sono bravissime attrici in grado di catalizzare l’attenzione e l’empatia, anche da parte dei “grandi”, idealmente più vicini a quel mondo di adulti che guardano con stupore che a loro.

Se il cosiddetto Rinascimento seriale italiano continuerà, e in particolare se la Rai continuerà a esserne una delle protagoniste, è anche e soprattutto grazie a serie tv come L’amica geniale. Più che una serie una carezza, il racconto di una nonna che prende vita di fronte ai nostri occhi.

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