Justice League, la squadra di supereroi DC è nel segno di Wonder Woman (recensione)

Esce oggi il film Warner col supergruppo guidato da Batman, in cui però la parte del leone la fa la Wonder Woman di Gal Gadot. Azione movimentata, tanti protagonisti, ambientazioni e colpi di scena. Il divertimento è assicurato, ma latitano idee originali.

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Justice League esce oggi al cinema dopo una laboriosa lavorazione, diverse riscritture della sceneggiatura (la versione finale è firmata da Chris Terrio e Joss Whedon) e la regia di Zach Snyder, (già autore di Batman v Superman: Dawn of Justice), che però a causa della tragica morte della figlia ha lasciato postproduzione e realizzazione delle riprese supplementari all’amico Whedon.

Dopo l’enorme successo del primo Avengers dei concorrenti Disney/Marvel, la Warner voleva che anche il Cinematic Universe targato DC avesse il suo gruppo di supereroi, allo stesso tempo mettendo da parte i toni eccessivamente seriosi di Batman v Superman (bistrattato dagli esperti, con un misero 27% su Rotten Tomatoes, ma alla fine buoni incassi, quasi 900 milioni di dollari) e sfruttando anche il trend positivo del recentissimo Wonder Woman (ottimi risultati al botteghino e gradimento dei critici).

Ragion per cui a fare la parte del leone in Justice League è Gal Gadot, con la sua Wonder Woman bellissima e magnetica, per certi versi personaggio più centrale del Batman monocorde e perennemente afflitto di Ben Affleck. Il quale all’inizio del film è segnato dal senso di colpa per la morte di Superman (Henry Cavill) e per questo ha l’idea di mettere insieme una squadra di eroi eccezionali per fronteggiare una nuova oscura minaccia, Steppenwolf, il solito supercattivo che con le sue armate demoniache vuole conquistare il potere assoluto o qualcosa del genere.

Justice League, come in ogni film di squadra che si rispetti, dedica un lungo capitolo alla composizione del team: che oltre a Batman e Wonder Woman comprende Flash (Ezra Miller), un simil Spiderman ragazzino dalla lingua lingua a cui è demandata la linea comica; Aquaman (Jason Momoa), palestrato con capello lungo, aria selvaggia e parecchio truzza (si sprecano le battute, dal tridente al fatto che parli coi pesci); Cyborg (Ray Fisher), ragazzo tormentato per gli esperimenti che ne hanno alterato la natura umana.

Ma come Batman non fa a meno di notare continuamente, l’assenza di Superman è pesantissima e il gruppo rischia di capitolare di fronte al terribile Steppenwolf. Che è però una delle note più dolenti di Justice League, perché è un cattivo di maniera, indeterminato nelle motivazioni e nella caratterizzazione. E certo non aiuta il fatto che il personaggio sia stato ricreato interamente in computer grafica attraverso l’uso del motion capture, con l’interprete (Ciarán Hinds) che non ha nemmeno interagito con gli altri attori.

Justice League probabilmente raggiungerà gli obiettivi economici posti dalla Warner, perché l’azione è movimentata, il tono mescola fumetto, fantasy e gotico, con i giusti colpi di scena, molte ambientazioni (una Russia ferma a Chernobyl, la plumbea Gotham City, il regno di Atlantide, la terra delle Amazzoni, l’America rurale) e comprimari importanti (Amy Adams/Lois Lane, J.K. Simmons, Diane Lane). Ma è un film senza identità e privo d’uno stile definito, che sembra realizzato con un generatore automatico di sceneggiature che ha accorpato tutti i clichés possibili delle storie di supereroi. E l’effetto è inevitabilmente quello del déjà-vu.

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