In Grey’s Anatomy 14×04 si ride di un tumore e ci si emoziona con uno sguardo, tra satira e melodramma (recensione)

Grey's Anatomy 14x04, con Amelia si ride di un tumore, tra melodramma e satira

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Ancora una volta, con Grey’s Anatomy 14×04, si conferma la prima impressione rispetto agli episodi della nuova stagione del medical drama di Shonda Rhimes, che ha appena debuttato anche in Italia su FoxLife: brillante, con un buon ritmo e un bel mix di commedia e dramma, grazie ad una narrazione multilivello che riesce ad intrecciare perfettamente casi medici e vicende personali dei protagonisti questo ennesimo capitolo continua a convincere per la vivacità di spunti e la qualità della sceneggiatura.

Ne è l’esempio la storyline di Amelia Shepherd: col suo tumore al cervello si riesce perfino a ridere di fronte ad un caso così angosciante. La scoperta del suo meningioma benigno è un evento che rimette in discussione la sua intera vita, la costringe a subire una delicata operazione al cervello e a fronteggiare le devastanti conseguenze fisiche e psicologiche. Il rifiuto di assumere oppiacei a causa del suo passato da tossicodipendente, la deambulazione precoce chiesta dalla stessa Amelia prima di patire i dolori del post-operatorio, l’amnesia retrograda temporanea che la spinge prima a parlare in francese e tedesco, poi a pensare che Derek sia ancora vivo: l’operazione di Amelia è un percorso a ostacoli nella sofferenza psicofisica, ma non mancano momenti in cui la tensione si allenta. Come quando alla stessa Amelia, in un controllo delle sue capacità cognitive, viene chiesto se sappia chi è il nuovo presidente degli Stati Uniti. E lei risponde candidamente: “Preferirei non saperlo” (l’intera ShondaLand, alle scorse elezioni politiche americane, ha sostenuto la candidatura alla presidenza della democratica Hilary Clinton). Ad alleggerire il pathos dell’episodio c’è poi il neurochirurgo chiamato ad operarla, quel Koracick che si conferma una reincarnazione di doctor House: un pallone gonfiato borioso ma geniale, sempre ficcante e dalla battuta pronta (“È stato un piacere essere curata da me” dirà alla sua paziente prima di dimetterla).

Il colmo dell’esorcizzazione del male è però il dialogo di gruppo in cui Alex, Meredith, Maggie, April e Arizona ironizzano sul fatto che vorrebbero poter attribuire tutti i loro errori ad un fattore esterno come un tumore: “Hey DeLuca, ti ho aggredito? Era il tumore!” è indubbiamente la battuta più riuscita, affidata ad Alex.

E anche tutto il resto dell’episodio è un concentrato di comicità, dalla cena di famiglia con mega-eredità per Jackson e la conseguente battuta di Catherine sul fatto che ormai siano “fratelli” alle selezioni di nuovi specializzandi dei capi Bailey e Webber, tra aspiranti matricole troppo timide, troppo estroverse o veri e propri casi umani. Tra loro ci sono i 6 nuovi specializzandi che entreranno a far parte del cast di Grey’s Anatomy 14.

C’è poi il capitolo Nathan: apparentemente sparito dopo le indecisioni degli ultimi episodi, in realtà ha fatto molto di più che crogiolarsi nel dubbio sulla scelta tra Meredith e Megan. Nathan ha ascoltato il consiglio di Meredith, non è scappato affatto come sembrava, ma è volato in Iraq per trovare una scappatoia diplomatica con cui portare a Seattle il figlio di Megan. E con uno stratagemma legato alle esigenze mediche del bambino ci è riuscito: la scena con cui riporta il piccolo Farouk alla Hunt è la consacrazione del coraggio di questo personaggio, che mai finora è scappato di fronte ai problemi, che fossero l’odio di Owen nei suoi confronti o i tanti rifiuti di Meredith non ancora pronta a vivere una relazione con lui. L’abbraccio con Hunt segna la fine degli attriti tra i due e soprattutto stimola la curiosità nei confronti dell’episodio successivo, il 14×05, che sarà interamente dedicato alla storia di Megan, Owen, Teddy e Nathan in Iraq. E poi c’è quella scena: una Meredith sorridente e speranzosa che guarda al cielo e presumibilmente pensa a Derek, una delle più toccanti dell’episodio. Quello sguardo rivolto verso l’alto si presta a molteplici interpretazioni, ma ci piace pensare che possa essere la presa d’atto di aver fatto la cosa giusta spingendo Nathan a combattere per Megan, proprio come lei avrebbe fatto per Derek se solo ne avesse avuto la possibilità. Solo nell’episodio precedente, infatti, Meredith aveva rimproverato Nathan di aver tradito il loro sogno comune, quello di vedere tornare dall’aldilà Derek e Megan. Riggs ha ottenuto il miracolo tanto sperato e non ha sprecato l’occasione di fare di nuovo felice Megan. È quello che Meredith avrebbe voluto poter fare per Derek, di qui il pensiero che vola a lui. Ma allo stesso tempo, nel suo sorriso c’è l’orgoglio per come Riggs abbia agito con coraggio e determinazione. Passato e presente, come sempre, convivono.

 

Toccante è anche la scena che rinsalda l’amicizia di April e Arizona, che si confrontano su modi diversi di essere mamme. E la notizia del ritorno di Sofia a Seattle, anche se questo, sappiamo per certo dalle parole della sceneggiatrice Krista Vernoff, non implicherà un ritorno di Callie.

In definitiva, questa stagione riesce a rendere interessanti anche dialoghi tra personaggi che nella precedente si parlavano a stento come Richard e Catherine (esilarante il loro confronto in cucina sull’eredità di Jackson) o Jo e Ben, il tutto pur affrontando temi importanti, ad esempio la questione di come la malattia cambi l’identità di una persona nel profondo: “Hai sposato un tumore” arriva a dire Amelia a Owen, mentre lui prova a convincerla che la malattia è solo parte di un tutto (“Io ho sposato te!“). E il lieto fine, almeno per loro, sembra essere arrivato. Ma le speranze che duri a lungo non sono mai abbastanza.

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