Wonder Woman incassa 223 milioni al primo weekend, comincia la riscossa delle donne a Hollywood

Un risultato da record al botteghino per il film interpretato da Gal Gadot. Si tratta del più alto incasso di sempre per un film diretto da una donna, Patty Jenkins. Questo successo potrebbe avere enormi conseguenze sulle strategie dell'industria del cinema americano, tradizionalmente molto maschilista. E gli effetti si stanno già vedendo.

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Wonder Woman è andato oltre le più rosee previsioni al primo weekend di uscita. Gli analisti avevano previsto un incasso globale intorno ai 175 milioni di dollari. E invece il film interpretato da Gal Gadot e diretto da Patty Jenkins ha ottenuto degli incassi, stimati, di 100,5 milioni sul territorio americano e di 122,5 nel resto del mondo, per una cifra complessiva di 223 milioni, superiore di quasi 50 milioni alle aspettative. Parte del merito va sicuramente al passaparola creato dalle recensioni positive: su Rotten Tomatoes, Wonder Woman ha ottenuto una valutazione del 93%, imparagonabile ai risultati dei precedenti film del cinematic universe targato Warner-Dc Comics, Suicide Squad e Batman v Superman: Dawn of Justice i quali, pur incassando piuttosto bene, avevano ottenuti riscontri critici modesti, rispettivamente il 25 e il 28%.

Il dato è molto rilevante e potrebbe segnare la riscossa delle donne a Hollywood. Non solo perché, dopo i fallimentari Catwoman del 2004 ed Elektra del 2005, Wonder Woman è il primo film di supereroi con protagonista un personaggio femminile. Ma soprattutto perché dietro la macchina da presa c’è una donna, Patty Jenkins. E questo è il miglior risultato di sempre al botteghino per un film diretto da una regista – il record precedente erano gli 85 milioni incassati in Usa dalle Cinquanta sfumature di grigio di Sam Taylor-Johnson. Questa è anche la prima volta che la grande macchina produttiva hollywoodiana ha deciso di mettere nelle mani di una donna un budget da blockbuster di 150 milioni, il più alto di sempre. Il record precedente era rappresentato dai 100 milioni di K-19 di Kathryn Bigelow, che però aveva avuto un esito disastroso al botteghino, con solo 65 milioni complessivi (le Cinquanta sfumature di grigio erano costate, invece, “solo” 40 milioni).

Certo, poi sussistono tutta un’altra serie di considerazioni, che hanno a che vedere sia con la qualità intrinseca del film – per quel che vale, la nostra opinione è tutt’altro che positiva -, sia con l’idea di femminilità veicolata dal film – questione che, nell’ottica di un discorso di genere applicato all’industria del cinema non è di importanza secondaria. Ma in ogni caso lo straordinario successo di Wonder Woman pone degli interrogativi fortissimi all’industria del cinema e suggerisce possibili strategie per il futuro, in cui le donne potrebbero finalmente ottenere quella centralità e quel potere che reclamano da tempo.

Il cinema hollywoodiano resta infatti ancora oggi fortemente maschilista: lo dimostrano le pesanti differenze nella retribuzione tra uomini e donne – ricordiamo tutti il vibrante discorso di Patricia Arquette agli Oscar 2015 che lamentava la disparità di trattamento economico tra i due sessi – e il numero assai esiguo di donne cui viene data la possibilità di dirigere film. All’ultimo festival di Cannes, Nicole Kidman ricordava che “solo il 4% di donne ha diretto i principali film del 2016. E le statistiche parlano chiaro, la situazione non è migliorata”. Sempre sulla Croisette Selma Hayek denunciava un’industria del cinema americano che ancora oggi “tratta le attrici come scimmie”.

E Jessica Chastain, membro della giuria che ha assegnato la Palma d’oro, aveva rilasciato una dichiarazione assai problematica, che esulando dai confini hollywoodiani ha chiamato in causa il mondo del cinema in generale: “Questa è la prima volta che guardo 20 film in 10 giorni. La sensazione più forte che porterò con me da questa esperienza è come il mondo vede le donne, a partire dai personaggi femminili che rappresenta al cinema. Li ho trovati disturbanti, se devo essere sincera”. Non è un caso allora che proprio la Chastain si sia trasformata nel più acceso testimonial di Wonder Woman, con due immagini postate sul suo profilo Instagram: nella didascalia che accompagna la prima dichiara che “Questo è proprio il film di cui ho bisogno adesso”, nella seconda invece assume una posa alla Wonder Woman.

#WONDERWOMAN Ok ladies, now let’s get in formation. @gal_gadot #PattyJenkins

Un post condiviso da Jessica Chastain (@jessicachastain) in data: 2 Giu 2017 alle ore 14:08 PDT

Questo film sconfessa anche molti luoghi comuni. A partire da quello secondo cui il target dei film di supereroi è quasi esclusivamente maschile. La Warner, che ha prodotto il film, ha dichiarato che il pubblico di Wonder Woman è composto per il 52% da donne e per il 48% da uomini, ed entrambi hanno espresso un alto indice di gradimento. Si prospettano dunque, nuove strategie per intercettare un mercato finora sottovalutato. E al centro di questa strategie, diventerà fondamentale il ruolo delle donne, e di registe come Patty Jenkins, cui con un certo coraggio è stata assegnata la direzione di Wonder Woman, visto che la sua unica esperienza cinematografica precedente era Monster, un film premio Oscar per carità (alla protagonista Charlize Theron), ma in fondo costato solo 8 milioni di dollari – ma era già arrivata molto vicino a dirigere il sequel di Thor nel 2013.

Qualcosa già sta cambiando: infatti per il 2018 è annunciata l’uscita di A Wrinkle in Time, un film fantasy con un budget di oltre 100 milioni che la Disney ha messo nelle mani di Ava DuVernay, che è donna e nera, e oltretutto dalle inequivocabili posizioni politiche (Selma; il polemico documentario 13th). E nell’ambito dei comic movie, oltre all’ormai quasi scontato sequel di Wonder Woman con la stessa coppia Jenkins-Gadot (oltretutto è previsto da contratto), in cantiere ci sono altre supereroine, come una Batgirl prodotta sempre dalla Warner a cui sta lavorando Josh Wheadon, e un Silver & Black targato Sony, sulla coppia di personaggi femminili Gatta Nera e Silver Sable.

In realtà, a ben vedere, qualcosa era già cambiato. Perché allargando lo sguardo oltre il mondo dei supereroi, verso il fantasy e la fantascienza, il cinema americano aveva già dimostrato una crescente attenzione per l’universo femminile in film di notevole successo: la serie di Hunger Games con Jennifer Lawrence; Mad Max: Fury Road, film apparentemente al maschile e invece integralmente femminile e femminista, dominato dalla presenza di una magnetica Charlize Theron; la science fiction d’autore di Gravity, one woman show di Sandra Bullock; e poi, naturalmente la madre e il padre di tutti i franchise, Star Wars, che fiutando l’aria ha dato il definitivo indirizzo a tutti sia con Star Wars: Il risveglio della Forza che con lo spin-off Rogue One, entrambi con al centro una protagonista femminile.

Con Wonder Woman le donne, però non sono più solo davanti ma anche dietro la macchina da presa, con un più ampio controllo della macchina creativa e produttiva. Niente, come il successo, è in grado di modificare gli equilibri e le strategie di un’industria. E Wonder Woman si sta dimostrando un grandissimo successo. La riscossa delle donne a Hollywood è appena cominciata.

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