I peggiori, i supereroi all’italiana con la faccia di Maradona (recensione)

Il film diretto da Vincenzo Alfieri, che lo interpreta insieme a Lino Guanciale, cavalca l'onda di film come "Jeeg Robot" e "Smetto quando voglio", ispirati ai generi americani. Così arrivano i Demolitori, due eroi molto pasticcioni dalla parte della gente comune.

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Era prevedibile che dopo Lo chiamavano Jeeg Robot e Smetto quando voglio i produttori nostrani drizzassero le antenne, dando spazio a registi e storie giovani palesemente ispirate ai generi made in Usa. Ecco allora nascere progetti come I peggiori, una storia di supereroi all’italiana prodotta dalla Universal e dai Lucisano, scritta e diretta dal trentenne Vincenzo Alfieri, che la interpreta insieme a Lino Guanciale, reduce dal successo televisivo de La porta rossa.

Massimo (Guanciale) e Fabrizio (Alfieri) sono dei fratelli romani di famiglia bene venuti a vivere a Napoli con la sorella tredicenne Chiara (Sara Tancredi, disinvolta, pure troppo) a rifarsi una vita dopo lo scandalo che ha coinvolto la madre truffatrice. I due si barcamenano tra lavori precari – ingrediente ormai inaggirabile del nostro cinema giovane -, ma quando sono sul punto di perdere sia la casa che l’affido della sorellina che ne ha combinata una di troppo, arriva l’idea: derubare Durim (Tommaso Ragno), disonesto capo del cantiere in cui Massimo lavora come manovale, non pagato da mesi. I fratelli fanno irruzione indossando delle maschere da Maradona e la rapina, senza volerlo, permette alla polizia di scoprire i loschi traffici di Durim. Così i misteriosi criminali da strapazzo diventano degli eroi popolari, i Demolitori, sorta di Robin Hood che a richiesta – e a pagamento – riparano i torti che furbi e ricchi fanno ai danni dei poveracci.

I peggiori è chiaramente figlio dei generi all’americana, tra supereroi e heist movie alla Ocean’s Eleven, però già filtrati attraverso i due esempi italiani prima citati. C’è un dispiego scolastico di effetti visivi tipici di questi film, timelapse, freeze frames, inquadrature panoramiche, split screen, messi al servizio però d’una vicenda dal sapore palesemente nostrano, con due eroi sfigati e pasticcioni (anche strana coppia, precisino uno, casinista l’altro) che possono esser soltanto italiani. Intorno a loro ruota un nutrito cast dove non manca l’arcinemico (anzi nemica, Antonella Attili), il poliziotto inflessibile (un misurato Biagio Izzo), la vecchia volpe disillusa del foro (Francesco Paolantoni).

I peggiori è scanzonato, a tratti divertente, ma ha il difetto di sfruttare a tavolino un fenomeno, ingurgitando bulimicamente i generi a portata di mano per tirarne fuori un film derivativo, con trovate straviste (l’uso delle maschere), gag tirate per le lunghe (le incomprensioni con la commerciante cinese), una sceneggiatura zoppicante e una confezione non sempre impeccabile (l’uso della camera a mano). E Napoli non diventa mai personaggio della storia, ma resta un fondale da usare con logica cartolinesca (basta guardare i titoli di testa).

Il risultato così è pasticciato, aggravato dal qualunquismo dell’assunto di fondo de I peggiori, l’idea assai populista che, poiché tutto fa brodo per incastrare i cattivi, va benissimo ricorrere alle intercettazioni illegali. Tanto si sa, il paese è quello che è, dunque se non ci diamo da fare noi gggente comune. Nei titoli di coda c’è l’immancabile lancio per il secondo episodio, chissà se i supereroi all’italiana di Alfieri e Guanciale riusciranno ad arrivarci.

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