Recensione Nioh, un soulslike e anche qualcosa in più – PS4

Un Giappone pieno di culto e misticismo. la storia di un occidentale alla scoperta dei terribili misteri di una terra inesplorata.

9
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Ci siamo presi tutto il tempo necessario per analizzare un prodotto complesso come Nioh, e non soltanto  per il gameplay incredibilmente ostico sulla scia dei lavori firmato From Software come il Dark Souls di turno. L’avventura sviluppata da Team Ninja, i creatori della nuova serie reboot di Ninja Gaiden, e pubblicata da Koei Tecmo in esclusiva PS4 catapulta i giocatori in un’esperienza RPG che ha necessitato diverse decine di ore di gioco per poter esprimere un parere esaustivo sul titolo destinato, spiritualmente, raccogliere l’eredità dei soulslike e nutrire le fila di un nuovo sottogenere dei videogiochi di ruolo.

Che Dark Souls abbia ispirato non v’è dubbio…

L’ultimo Samurai

Nioh, però, riesce ad elevarsi dal punto di vista concettuale rispetto alle pietre miliari cui i Team Ninja si sono ispirati e a regalare ai giocatori un’esperienza sui generis, dai toni originali e incredibilmente folkloristici. Sotto questo punto di vista l’avventura nella terra del Sol Levante può rappresentare ciò che, a suo tempo, fu Bloodborne: anch’esso esclusiva PS4 e portatore di una filosofia di soulslike diverso, che riuscì a portare qualcosa di piacevolmente innovativo anche dal punto di vista artistico grazie alle ambientazioni e alle scenografie dal sapore squisitamente gotico. Nioh riesce laddove i suoi predecessori spirituali non sono riusciti a cogliere nel segno, ovvero un comparto narrativo avvincente e ben raccontato, con una sceneggiatura profonda e un’attenzione ai tratti psicologici dei personaggi che clamorosamente mancava nei videogiochi diretti da Hidetaka Miyazaki. Sembra quasi di rivivere un’atmosfera alla “L’ultimo Samurai”, con il guerriero britannico dai capelli argentati William che si ritrova a vivere un’epopea in una terra esotica, sconosciuta e inesplorata per il mondo occidentale: il Giappone feudale, precisamente nell’Era Sengoku (a cavallo tra la fine del 1400 e l’inizio del 1600). Un’ambientazione suggestiva e fortemente evocativa, intrisa di tutto il folklore della cultura giapponese, con i suoi misticismi e i suoi costumi, i suoi rituali e le sue credenze, le sue abitudini e i suoi culti nei confronti della spada e degli dei.

È in quest’atmosfera così vivida che prende piede la storia di William, sbarcato in suolo nipponico dopo un breve incipit ambientato in Inghilterra e volto a far prendere dimestichezza con i non facili comandi di gioco. Il protagonista è in possesso di poteri particolari che gli permettono di combattere ed evocare gli yokai, noti demoni appartenenti al pantheon giapponese e che in Nioh rappresenteranno gli avversari più ostici da affrontare negli innumerevoli livelli di cui si compone la Campagna – ma di certo non dovrete sottovalutare anche il più insignificante dei ninja, banditi o samurai nemici che incontrerete sul vostro cammino.

… ma qui la narrazione è avvincente e ricalca i temi del mondo occidentale alla scoperta di quello orientale.

Cappa e spada al tempo dei samurai

In mezzo a guerre tra fazioni, demoni malvagi e mostri incredibilmente famelici, Nioh condurrà i giocatori in una Campagna composta da più mappe, dette anche Regioni, ognuna contenente un certo numero di livelli tra missioni principali, missioni secondarie e delle speciali quest chiamate missioni crepuscolo. La longevità del titolo sviluppato da Team Ninja è enorme, poiché tra Campagna principale e missioni parallele Nioh vi terrà tranquillamente incollati allo schermo per 100 e passa ore di gioco. Buono il livello del level design delle varie ambientazioni proposte nel corso dell’avventura: mai troppo simili tra loro e tutte più o meno abbastanza vaste, in una struttura quasi “circolare” che vi porterà a vagabondare negli anfratti di ogni mappa per scovare oggetti utili e soprattutto il santuario più vicino possibile al boss finale. Ovviamente Nioh non presenta soltanto il combat system di un soulslike, ma anche tutta la crudeltà di un sistema di gioco come quello di un Dark Souls, un Demon’s Souls o un Bloodborne, che consiste in un numero centellinato di checkpoint relegati ai due – massimo tre – santuari sparsi nel corso delle mappe di gioco e l’impossibilità di salvare i progressi altrove, con conseguente perdita di ogni Amrita (i punti necessari alla spesa del level up o delle skill) accumulato fino a quel momento. Anche nei termini del gameplay, tuttavia, Nioh riesce ad elevarsi ulteriormente grazie alla profondità delle meccaniche di gioco: al consueto sistema della stamina, anch’essa disponibile in quantità estremamente parca per poter semplicemente spammare le combo, e al consueto sistema di mosse e abilità derivate da un gioco di ruolo si unisce una cura maniacale esercitata dal team di sviluppo nel porsi in maniera più fedele possibile alla reale scherma giapponese.

Attacchi leggeri e pesanti da usare in combinazione, tenendo conto della stamina e con la possibilità di effettuare un Ritmo Ki (che consiste nel recuperare una grande quantità di stamina, premendo R1 subito dopo una combo) al termine di ogni combo, una serie di comandi che diventeranno un mantra da ripetere in sequenza a ogni combattimento. Una feature che, a lungo andare, si presta a una certa monotonia ma che in Nioh riesce a trovare grande varietà grazie all’utilizzo dei tre stili di spada. Scegliendo il tipo di impugnatura dell’arma – divisi tra bassa, media e alta – si modificherà sensibilmente lo stile di combattimento, ma anche la quantità di Ki (stamina) a vostra disposizione: questo perché a un impugnatura bassa corrisponde uno stile di combattimento veloce e fulmineo, che consuma una ridotta quantità di Ki a ogni colpo ma che infligge anche danni molto minori; all’impugnatura intermedia, invece, corrisponde uno stile perfettamente equilibrato tra velocità e potenza, mentre (come è facile intuire) utilizzare un’impugnatura alta comporterà una enorme potenza di attacco che tuttavia sacrificherà la velocità e la quantità di Ki da utilizzare. Saper padroneggiare questi tre stili e alternarli a seconda dei nemici che si affronta (utilizzando anche le due armi a distanza disponibili, altra feature che nei souslike classici non ha mai trovato molto spazio) rende il gameplay di Nioh molto più tecnico e profondo di qualunque altro del genere di appartenenza.

Uno dei boss più frequenti.

RPG fino al midollo

Nonostante tutte queste componenti puramente action in salsa soulslike, Nioh presenta caratteristiche da gioco di ruolo che farebbero impallidire competitor ben più blasonati. Alla già citata longevità dell’esperienza di gioco vanno aggiunti tutti quegli elementi imprescindibili di un’esperienza ruolistica. Il giocatore potrà scegliere, all’inizio dell’avventura, in quale classe di armi specializzarsi ma anche di coltivare lo stile di combattimento come meglio preferisce grazie a un arsenale di armamenti vastissimo. William potrà equipaggiarsi con due armi da mischia, due armi a distanza e due set di oggetti consumabili. Sul fronte del vestiario il protagonista potrà equipaggiare un equipaggiamento per la testa, uno per il busto, uno per le gambe, uno per le braccia e uno per i piedi: tutti questi elementi, tranne i consumabili, andranno a comporre un totale massimo in termini di peso che non va superato, previo il rallentamento dei propri movimenti e un deficit sul Ki utilizzabile. La quantità di spawn a livello di armi, armature e oggetti consumabili è spropositata. A tutto questo si aggiungono tanti piccoli elementi volti ad ampliare le possibilità di gameplay: ad esempio gli Spiriti Guardiani, il cui indicatore si riempie combattendo per darvi la possibilità di evocare uno spirito che vi renderà inarrestabili per pochi secondi; o anche i piccoli spiriti Godama, che se collezionati in gran quantità vi forniranno notevoli bonus nello spawn di oggetti, armi, eccetera. Ogni arma, inoltre, è caratterizzata da un certo grado di affinità, che vi permetterà di aumentare il legame con quella determinata lama e accrescere il vostro livello di attacco. Gli Amrita, infine, sono i punti disponibili alla crescita di livello, che esattamente come in un souls like possono essere distribuiti tra una serie di perk che aumenteranno l’una o l’altra statistica che compongono il vostro personaggio.

La crescita del personaggio è fondamentale.

Un Giappone tutto da vivere

Uno dei fiori all’occhiello di Nioh è anche il comparto sonoro, composto di una colonna sonora di buon livello e che richiama tantissimo il folklore e la tradizione giapponesi. A ciò si aggiunge anche la qualità del doppiaggio, diviso equamente tra lingua inglese e giapponese a seconda dei personaggi parlanti – il gioco, ovviamente, è localizzato in italiano per quanto riguarda le scritte di gioco e i menù e sottotitolato nella nostra lingua, assente invece il doppiaggio nostrano. Ma non è tutto oro quel che luccica, perché da un numero spropositato di punti a favore emerge anche qualche piccolo neo: Nioh presta il fianco a un comparto tecnico non propriamente eccelso, con una grafica che – pur non presentando sbavature di sorta – non ci ha fatto impazzire dal punto di vista dei modelli e dei dettagli nelle texture che compongono i personaggi. E, considerando esempi del calibro di Final Fantasy XV o Metal Gear Solid V (che hanno però l’attenuante di appartenere a brand solidi e potenti come Square Enix e Konami), abbiamo già potuto avere dimostrazione di cosa sia capace l’industria dello sviluppo giapponese. Un’industria che sta rivivendo una decisa escalation con prodotti di alto livello e Nioh si piazza tra questi: l’avventura di Team Ninja, un po’ come Bloodborne, si pone come il più originale dei soulslike e anche qualcosa in più, andando oltre la filosofia dei videogiochi targati From Software grazie a un comparto narrativo ben sceneggiato e un gameplay ancora più profondo e tecnico: peccato soltanto per la varietà dei nemici, che in questo senso è largamente inferiore a quanto è possibile incappare nei vari Dark Souls e soci. Nioh riesce tuttavia a compensare poche mancanze con un’esperienza intrisa di tutto il misticismo e il fascino della cultura medievale nipponica, il tutto unito a un’avventura lunga e impegnativa, ma anche appagante se si riesce a entrare in sintonia con il gameplay e la filosofia di gioco.

I Santuari saranno la vostra ancora di salvezza.

CONCLUSIONI

Nioh è chiaramente ispirato ai soulslike, sì, ma è anche qualcosa di più: una sceneggiatura ben costruita, personaggi meglio caratterizzati e una trama molto più avvincente del souslike di turno sono soltanto la punta dell’iceberg di un titolo che riesce ad andare oltre le sue muse ispiratrici: il gameplay ostico e impegnativo, punto cardine dei giochi come Dark Souls e soci, trova appagamento in una struttura tecnica ben costruita e una longevità sconfinata. Nioh presta anche il fianco a qualche piccolo limite, come una scarsa varietà di nemici – pressoché gli stessi in ogni mappa della lunghissima Campagna – e un comparto grafico che non grida al miracolo. Il lavoro di Team Ninja va però premiato in termini di originalità di ambientazioni e di filosofia di gioco: Nioh di certo va a infoltire la schiera di videogiochi che compongono un sottogenere emergente, i soulslike appunto, ma di certo non sfigura di fronte ai suoi predecessori. Anzi, ha anche qualcosa da insegnargli.

Pro

  • Sceneggiatura originale, trama avvincente
  • Si respira appieno tutto il folklore del Giappone feudale
  • Gameplay ultra ostico, ma variegato e appagante

Contro

  • Sempre gli stessi nemici
  • Comparto grafico non eccelso

VOTO FINALE: 8/10

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