Recensione Resident Evil 7 Biohazard, l’inizio di un nuovo orrore – PS4, Xbox One, PC

Vi diciamo la nostra sul perché Resident Evil 7 premia alla grande la scommessa di Capcom.

12
CONDIVISIONI

Resident Evil 7 Biohazard ha avuto uno sviluppo mediatico, passatemi il termine, da manicomio. Non è mai facile riprendere le redini di una serie affermata, tanto meno quando c’è bisogno di rialzare la testa dopo qualche anno passato in sordina. Se poi c’è di mezzo il doppio, ostico compito di dover proporre quel franchise a un doppio pubblico, ovvero vecchie e nuove generazioni, la missione assume caratteri molto complicati. Con Resident Evil 7 Capcom, insomma, aveva tutte le carte in regola per realizzare, senza mezze misure, un capolavoro o un flop clamoroso, con la maggior parte del pubblico videoludico pronto a puntare il dito verso la seconda possibilità appena resasi conto della brusca inversione di rotta, in termini creativi, di questo nuovo capitolo.

Per fortuna siamo qui a parlare di un videogioco dai risultati completamente opposti: Capcom è riuscita a confezionare una formula innovativa e tradizionalista al tempo stesso con questo Resident Evil 7 Biohazard che, nonostante il passaggio rivoluzionario dalla terza alla prima persona, il ritorno a un’atmosfera puramente ed esclusivamente horror a discapito dell’elemento action e un’attenzione maniacale al fattore psicologia e introspezione, è un Resident Evil a tutti gli effetti.

Un ottimo biglietto da visita…

Benvenuti in famiglia

Orfano di Chris Redfield e soci, Resident Evil 7 Biohazard ci porta nei panni di Ethan, lo stesso protagonista che siamo stati chiamati a impersonare nelle demo uscite prima del lancio del titolo. Il giovane, sulle tracce di sua moglie Mia, dispersa da anni e creduta ormai morta, si ritrova in una regione sperduta della Louisiana alle porte di casa Baker: una fattoria apparentemente abbandonata dove da oltre due anni accadono fatti inquietanti. È questa la premessa narrativa di Resident Evil 7 Biohazard, un capitolo della serie spaventoso come non mai. Il mood d’azione da survival zombie, tipico ormai delle ultime iterazioni del franchise, lascia il posto a un survival horror terribilmente splatter, dai toni claustrofobici e in alcuni frangenti fortemente psicologici. Dopo l’introduzione, nella quale si prende dimestichezza con i comandi principali e ci si è introdotti nella sinistra abitazione, ecco che facciamo la conoscenza degli aguzzini che renderanno la nostra avventura un incubo: i Baker.

Una delle prime location da esplorare.

Benvenuti in famiglia, appunto, come esclama il padre Jack poco prima di tramortirvi e portarvi… a tavola, insieme al resto della combriccola. Da quel momento in poi Jack, sua moglie Marguerite e il loro figlio Lucas renderanno la permanenza di Ethan un inferno sadico e crudele e ci si ritroverà a essere costantemente braccati dalla loro violenza e dalle loro perversioni. Resident Evil 7 Biohazard mette a dura prova i nervi del giocatore, stressandolo e stuzzicandolo a ogni passo compiuto attraverso l’immensa magione dei Baker, che tanto ricorderà ai giocatori più nostalgici l’iconica villa Spencer del primo Resident Evil. Avanzare nelle varie aree della casa senza saltare dalla sedia rappresenta forse la vera sfida del gioco, in un vortice di jumpscare, inseguimenti e atmosfere generali che innalzano la serie – e, in senso più ampio, il genere di appartenenza – su nuove vette di terrore.

C’è la forma, ma c’è anche la sostanza: la trama di Resident Evil 7 Biohazard riesce a intessere un filo conduttore preciso e coerente dall’inizio alla fine pur proponendo una storia completamente nuova rispetto ai primi sei capitoli, con protagonisti ed eventi che apparentemente non hanno nulla a che fare con le scorse iterazioni. Il ritmo dell’avventura cala leggermente dopo la prima metà di gioco, comprensibilmente ci verrebbe da aggiungere. Un po’ perché il giocatore riesce a entrare nel mood di Resident Evil 7, un po’ per qualche lieve calo di sceneggiatura, quel senso di terrore claustrofobico e le fila della narrazione vengono un po’ meno, salvo poi tornare in tutto il loro splendore (o terrore…) nell’ultima parte, durante la quale emergono le tremende rivelazioni e risvolti di trama che vi faranno apprezzare definitivamente il comparto narrativo.

Benvenuti in famiglia!

Sopravvivere tra un orrore e l’altro

In Resident Evil 7 vestiamo i panni di un uomo comune e questo va sottolineato. Non siamo soldati, non siamo superumani o dotati di abilità particolari. Siamo semplici esseri umani, inesperti e non addestrati al combattimento, che si ritrovano a vivere orrori indicibili da un giorno all’altro con nient’altro addosso se non quello che capita a tiro. L’elemento survival mostra tutti i suoi muscoli sin dalle primissime fasi di gioco, dai primi passi dentro casa Baker fino alle battute finali. In questo senso c’è tutto, ma proprio tutto, quel che di Resident Evil abbiamo visto in venti anni di franchise. E, contro chi condannava l’utilizzo della prima persona, è proprio questa novità (la principale in Resident Evil 7, d’altronde) ad avvalorare ogni singola feature del titolo. Dalle munizioni contate agli enigmi ambientali, presenti in quasi ogni stanza di casa Baker, passando per la scarsità del numero di risorse disponibili, fino alle iconiche “Safe Room” nelle quali è possibile depositare il proprio equipaggiamento nel baule per gestire l’inventario, oltre che salvare i progressi di gioco: il gameplay di Resident Evil 7 è un costante richiamo (e omaggio, soprattutto) ai primissimi capitoli della serie, nei quali la sopravvivenza era la parola d’ordine.

Ciò non significa che l’azione sia ridotta all’osso, anzi: in Resident Evil 7 Biohazard dovrete combattere, o eventualmente darvela a gambe levate, contro molti nemici – siano essi i folli componenti della famiglia Baker (in questo senso il buon vecchio Jack vi farà fare più di qualche salto durante le scorribande nei corridoi della casa) oppure gli altri orrori che si celano nella fattoria sperduta della Louisiana. Purtroppo per voi, a tutto questo si contrappone una grande e voluta lentezza di movimenti: il giocatore, letteralmente, strascica col passo lento e insicuro di una persona comune, ulteriore elemento che avvalora la componente horror. Tutto questo, unito all’esplorazione e alla gestione delle risorse (decidere cosa creare, ad esempio, tra un oggetto curativo o nuove munizioni scegliendo quali composti unire, sarà vitale) funziona perfettamente nel far sentire il giocatore debole, indifeso e potenzialmente sempre in pericolo anche quando si è carichi di munizioni: mantenere il sangue freddo e non sprecare le risorse disponibili, specie giocando le difficoltà più ostiche come “Manicomio”, risulterà impresa ardua ma al tempo stesso necessaria per sopravvivere tra gli orrori di casa Baker.

Siate parchi, e precisi, con le munizioni.

Il gioco offre anche numerosi elementi secondari, che potranno essere scovati esplorando a fondo ogni anfratto delle varie location di cui si compone il mondo di gioco, il tutto ovviamente relegato alla magione di Jack e della sua famiglia: dalla casa degli ospiti alla struttura principale, fino alla casa vecchia, al giardino e alla baia, ogni ambiente nasconderà segreti, collezionabili, munizioni e documenti per conoscere tutti i retroscena dei sadici avvenimenti che avvengono tra i Baker. Infine, Resident Evil 7 Biohazard è visivamente pregevole grazie a un comparto grafico che si lascia guardare piacevolmente senza troppe sbavature. Salvo qualche piccolo calo nelle texture a momenti alterni, nella versione PS4 da noi testata non abbiamo riscontrato alcuna grana e, anzi, dal punto di vista della fluidità il nuovo capitolo targato Capcom si lascia giocare splendidamente senza alcun problema di frame rate. Insieme a quello visivo, anche il comparto sonoro fa il suo e non poteva che essere altrimenti.

L’audio è essenziale in un’esperienza horror e in questo senso Resident Evil 7 Biohazard a volte risulta anche troppo… “minuzioso”. Fermo restando che il nostro consiglio è di giocarlo utilizzando un paio di cuffie di buona qualità, per godere di ogni singolo dettaglio sonoro, molto spesso la colonna sonora o semplicemente i rumori di fondo riescono a farci capire – a lungo andare – quando stiamo per correre davvero un pericolo. Ciò non toglie, tuttavia, che i vari jumpscare, infarti e salti dalla sedia di turno di certo non mancheranno di assalirvi durante le circa 12-13 ore di gioco. Si è parlato (e giudicato) a lungo anche della longevità di Resident Evil 7 Biohazard e, in effetti, le ore sufficienti a portare a termine l’avventura rappresentano forse il minimo sindacale per un videogioco di questo genere. La verità è che, per quanto riguarda la nostra run di prova, in quelle 12 ore c’è stato veramente tutto quel che poteva esserci, tutta l’essenza di un’esperienza al cardiopalma, di quelle che tra qualche anno saranno ricordate come un must da avere nella propria collezione o certamente da recuperare.

Bu!

PREZZO

L’edizione standard di Resident Evil 7 Biohazard è disponibile nei vari negozi digitali Playstation, Xbox e Steam al prezzo di €69,99. Sempre per la versione digitale, esiste una Deluxe Edition sul Playstation Store al costo di €94,99, comprensiva di episodi speciali per la trama del gioco e anche di un tema gratuito. Vi ricordiamo, infine, che Resident Evil 7 Biohazard supporta anche Playstation VR.

CONCLUSIONI

Capcom è riuscita a dare un sonoro schiaffo morale a tutti gli scettici che gridavano al flop solo perché Resident Evil 7 Biohazard ha rimescolato le carte, narrativamente e tecnicamente parlando, per la serie e per il genere. Il nuovo capitolo del franchise non solo ce la fa alla grande come survival horror in termini di gameplay, riuscendo a inglobare in un unico titolo tutte le feature e gli omaggi possibili ai suoi predecessori, ma segna in maniera definitiva nuove vette per il genere horror grazie a un’esperienza di gioco semplicemente (e letteralmente) spaventosa. Pochissime le sbavature, tantissimi gli alti che permettono anche a noi di Optimagazine di abusare (concedetecelo, non lo abbiamo ancora citato finora) della frase che tutti, scettici e speranzosi, in fondo volevano sentire: il RE è tornato.

Pro:

  • Spaventoso e ansiogeno come pochi esponenti del genere
  • Tecnicamente ottimo, per chi apprezza la serie
  • Narrativamente coerente e avvincente…

Contro:

  • … ma non senza qualche calo di ritmo
  • L’elemento della paura, a lungo andare, diventa gestibile

 

VOTO FINALE: 9/10

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