Il vaccino Proietti contro la Defilippite. Raiuno con Cavalli di Battaglia punta al ratto degli anziani e ha già spostato mia nonna.

Dalla letale Maria De Filippi è possibile salvarsi? Mia nonna annuisce e getta il panico nel business televisivo e pubblicitario italiano. I ricercatori monitorano il farmaco a base di Proietti, prima del contagio mariano definitivo su Sanremo.

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Sabato sera ho fatto visita a mia nonna (esticazzi), e invece trattasi di avvenimento altamente rilevante per tutto l’establishment della tv e dell’advertising italiano. La nonna, che invece della Madonna di Loreto in cornice esibisce una foto di Maria che porge il microfono alla Cipollari, era in poltrona spudoratamente sintonizzata su Cavalli di Battaglia e aveva posato il telecomando altrove, su un mobile distante. Il segnale era inequivocabile, guardo Raiuno e basta, lascio il telecomando fuori tiro per corroborare la mia decisione, resisto alla scimmia e rendo chiaro tutto questo a chi mi osserva. La vegliarda con le sue ultime forze aveva capito che lo show di Proietti era l’unico possibile antidoto alla sua oramai paralizzante malattia, quella che le ha devastato gran parte dei neuroni e le ha fatto perdere affetti, amicizie e speranze, isolandola dinanzi allo schermo tra troni, amici e buste: la Defilippite cronica, il vero Alzheimer italiano.

Ore 21:30 circa, osservazione della cavia anziana:

La donna guarda fisso lo schermo perdendosi nei capelli nivei e nelle canzoncine del Maestro Gigi, fa il tifo per lui e gli dà fiducia, gli tende le braccia come una profuga che fugge dalla distruzione, salvami, non farmi tornare di là, non rimpatriarmi Gigi. Alla mia proposta di fare zapping la paziente ringhia.

Ore 22:30-24:00 circa, osservazione della cavia anziana:

La donna segue il programma alquanto soddisfatta, è vigile, ride, accenna anche a qualche applauso, ma forse sono spasmi. È tesa quando entrano gli ospiti, sa benissimo che le loro performance possono pericolosamente spostare lo share verso il Male, ed ha ragione. La visione prosegue tra tensione e soddisfazione con brevi interruzioni urinarie perfettamente concomitanti con i break commerciali, del tutto inutili dunque gli investimenti pubblicitari per la cavia, peccato.

Le serate delle ammiraglie tirano il sipario. Gli ascolti chiudono con Proietti a 4.381.000 telespettatori, share 19,10% e Maria De Filippi a 4.699.000 telespettatori, share 22,18%. Uno scarto recuperabile che segna un cambiamento in atto. La nonna si ritira nelle sue stanze, consapevole di aver fatto la storia.

Note a margine dell’osservatore della cavia e dello show:

Proietti è una botta di salute per molti spettatori smarriti che vagano tra le reti, fa una cosa vecchia che torna improvvisamente nuova. Un varietà classico che stampa in cielo un messaggio allarmante: i vecchi sono meglio di tutti, sono i maestri veterani, andiamoceli a riprendere finché ce li abbiamo, in qualsiasi condizione essi siano, diamogli un tubo d’ossigeno e mettiamoli davanti alle telecamere, ma subito.

Gigi Proietti, 77 primavere, si muove sul palco a tratti come Sinatra e a tratti come un evaso da una corsia d’ospedale (nella prima puntata aveva anche la febbre), ma lui se ne frega, funziona uguale. È circondato dallo scudo invisibile della sua immensa bravura, blindato nel suo talento ciclopico e alimentato da quelle migliaia di ore di palco, cinema, tv, che ha sul groppone. Ha il potere e la dominanza dei classici viventi e ce la riversa addosso.

La linea autoriale dello show però è deboluccia, molte gag sono scariche, seppur autentici cavalli di battaglia alcuni sono ronzini. Un livello umoristico tra il basso e il mediobasso. Gli ospiti sembrano passati in acqua bollente prima di entrare in scena. Sarà pure l’età di alcuni e l’emozione di altri, ma si percepisce il down. Alcuni esempi tra quelli visti finora:

Baglioni: malgrado lo srotolamento delle migliori mercanzie con passerotti che se ne vanno e ganci in mezzo al cielo, era barzotto e tirato, sugli acuti faceva temere il peggio e noi si stava dinanzi allo schermo a urlargli: no non farlo Claudio! Teocoli: funzionante ma troppo improvvisante; Arbore: sprecato e sottoutilizzato; Brignano: lento, troppo lungo, ha repertorio migliore; Lillo e Greg: deboli, hanno repertorio migliore; Marcoré buttato lì; Guzzanti: recuperato nel microonde e fuori luogo per il livello del contesto; Siani: trasparente e imbarazzante; Piovani: con la solita maledetta colonna sonora; Tortora: debole e sottoutilizzato, e altri che non ricordo ma che non hanno lasciato il segno che dovevano per gli stessi motivi. Avere un ospite non è tutto, bisogna scrivergli bene gli interventi, renderli brillanti. Perché non fare di meno e meglio? Si nota lo sforzo di diluizione per tirare a notte e arrivare a chiudere quando chiude Canale 5. Sbagliato.

Un mio piccolo cruccio personale: ma come si fa a mettere in scena la grande macchietta napoletana con Arrabbiati Canaglia senza chiamare un altro grande vecchio maestro come Vittorio Marsiglia? Eccolo qua, lo chiamo io e giustizia è fatta:

Dall’altra parte intanto Maria manda avanti senza sosta il suo carrozzone infernale buttando in scena, intervallati da ospitoni internazionali, schiere di mostri e reietti di ogni ordine e grado, a frustate come martiri nel Colosseo. I dannati di Maria si affrontano sulla sfiga più devastante, sulla tragedia più nera, sulla pulsione emotiva più abietta mentre da questa parte dello schermo si affollano milioni di altrettanti freak, per piangere i loro simili, tutti in fila e in lacrime dietro al grande funerale dell’intelligenza umana. Ma alcuni tradiscono, fuggono, passano il confine, sta succedendo.

Cosa accadrà? Chi vincerà? Diamo fiducia alla ricerca e nel frattempo… forza Gigi!

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