Giuramento di Trump, chi è la sedicenne Jackie Evancho che ha cantato l’inno nazionale USA (video)

A Washington è andato in scena il giuramento di Trump, con Jackie Evancho sulle note dell'inno nazionale USA: è stata l'unica cantante ad accettare l'invito del neopresidente

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Chi è Jackie Evancho? A chiederselo saranno in tanti tra coloro che dall’Italia e non solo hanno seguito il giuramento di Donald Trump, che ha raccolto l’eredità di Barack Obama diventando il 45° Presidente e Comandante in Capo delle Forze Armate degli Stati Uniti venerdì 20 gennaio a Washington.

A cantare l’inno nazionale è stata Jackie Evancho, al cospetto del neopresidente nel giorno del suo insediamento ufficiale, unica ad accettare di presenziare all’evento dopo che il panorama musicale statunitense si è rivoltato quasi per intero all’idea che Trump entrasse alla Casa Bianca.

Dopo le critiche di Lady Gaga, Bruce Springsteen, Beyoncé, Madonna e decine di altri artisti, The Donald ha avuto non poche difficoltà a trovare un artista disposto a cantare per lui: in poche settimane sono arrivati i rifiuti di Celine Dion, Kiss, Elton John, Garth Brooks e molti altri, compresi gli italiani Andrea Bocelli e Il Volo.

L’unica a cogliere l’occasione di esibirsi di fronte alla nazione intera senza preoccuparsi che la sua immagine possa essere collegata a quella del presidente meno amato della storia degli Stati Uniti è stata Jackie Evancho, nata artisticamente sul palco di America’s Got Talent nel 2010, a soli dieci anni, come cantante di opera lirica. Enfant prodige classe 2000, rapidamente diventata un fenomeno in classifica, questa mezzosoprano appena adolescente non ha già cantato per Obama al National Christmas Tree lighting e al National Prayer Breakfast. Stavolta l’ha fatto per Trump nel giorno del suo insediamento, sostenendo di amare gli Stati Uniti e di voler cantare per più presidenti possibile, mostrando un patriottismo (di convenienza?) che non conosce bandiere politiche.

Alle ore 12 (18 italiane) Trump ha giurato sulla Costituzione americana insieme al suo vicepresidente, davanti al presidente della Corte suprema John Roberts. Poi ha tenuto il suo discorso inaugurale, il primo da presidente: ha esordito cercando di cancellare la sua immagine da bullo, populista e xenofobo, parlando di inclusione e unità, ma lo ha concluso con un classico comizio politico ribadendo le sue idee su confini, sicurezza, priorità sociali col suo slogan “We’ll make America great again“. Ad accompagnare l’evento, la banda dei Marine sulle note dell’inno presidenziale ‘Hail to the Chief’, con i tradizionali 21 colpi di cannone. Poi l’esibizione della Evancho.

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