Le nomination dei Dga Awards 2017, favoriti La La Land e Damien Chazelle

Il premio assegnato ai migliori registi dell'anno dal sindacato di categoria è molto prestigioso. Perché quasi sempre chi lo vince trionfa agli Oscar. In pole position Chazelle, Jenkins e Lonergan. Tra gli esordienti c'è Nate Parker, regista del film più boicottato dell'anno.

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I DGA Awards oggi hanno annunciato le nomination per i migliori registi dell’anno. I Directors Guild of America Awards sono il premio assegnato annualmente dal sindacato che rappresenta i registi statunitensi. Si tratta di uno dei più longevi e prestigiosi riconoscimenti del cinema americano, assegnato per la prima volta nel 1938 con un premio onorario a David Wark Griffith, il padre del cinema americano, e poi stabilmente, ogni anno, a partire dal 1948. Al premio per la miglior regia di un lungometraggio si sono aggiunti dal 1991 il riconoscimento per il miglior autore di documentario e, dallo scorso anno, quello per il miglior regista esordiente. È previsto anche un riconoscimento alla carriera, dal 1953, che quest’anno, andrà, come annunciato nel novembre scorso, a Ridley Scott.

Le nomination dei 69esimi DGA Awards confermano tendenze consolidate. I favoriti sono ancora una volta Damien Chazelle e La La Land, recenti dominatori ai Golden Globes. Non mancano i suoi due principali competitors per la corsa agli Oscar: Kenneth Lonergan con Manchester by the Sea e Barry Jenkins con Moonlight. Chiudono prevedibilmente la cinquina Garth Davis, regista di Lion. La strada verso casa e Denis Villeneuve per Arrival, le cui quotazioni, come dimostrano le recentissime nove nomination ai Bafta britannici, sono significativamente in ascesa. Il quintetto non sorprendente. Certo, manca il Tom Ford di Animali notturni (anche per lui 9 nomination ai Bafta Awards), Mel Gibson de La battaglia di Hacksaw Ridge, il grande Martin Scorsese di Silence, il Denzel Washington di Barriere. Ma le scelte sono in linea con le previsioni.

Ci sono sorprese invece per le nomination dei migliori registi esordienti. Per quattro quinti si tratta di scelte prevedibili: Garth Davis, che colleziona una doppia candidatura, il Tim Miller di Deadpool, il supereroe politicamente scorretto, Dan Trachtenberg per il thriller fantascientifico 10 Cloverfield Lane e Kelly Fremon Craig per The Edge of Seventeen.

Il nome inatteso è Nate Parker, il regista di The Birth of a Nation, il film con la storia più singolare dell’anno. La vicenda della rivolta nel 1831 dello schiavo nero Nate Turner aveva fatto il suo esordio a gennaio 2016 al Sundance Film Festival. In men che non si dica si scatenò una vera bagarre tra le società di distribuzione, con Fox Searchlight ad aggiudicarsi i diritti del film per la cifra record di 17 milioni e mezzo di dollari. Nate Parker diventa il nome sulla bocca di tutti e si comincia a parlare di The Birth of a Nation come del candidato in pectore più accreditato per i premi Oscar, soprattutto per un’Academy ancora sotto l’effetto della polemica #OscarSoWhite e bisognosa di candidati di colore forti.

Ad agosto però, deflagra lo scandalo: riemerge una brutta storia del 1999, un’accusa per violenza carnale contro Parker e l’allora compagno di college Jean Celestin, poi cosceneggiatore del film. Parker venne assolto, mentre Celestin fu condannato in primo grado, e poi scagionato. La vittima purtroppo nel 2012 s’è suicidata. A quel punto, la corsa di The Birth of a Nation s’è completamente arenata, e il film è scomparso praticamente da tutti i palmares dei premi più importanti. Oggi però Nate Parker fa il suo inatteso ritorno, per un premio decisamente prestigioso.

I DGA Awards, infatti, sono tenuti in altissima considerazione, perché hanno fama di essere l’anticamera dei premi Oscar, un termometro attendibile per prevedere i favoriti dell’Academy . La fama è tutt’altro che usurpata. Basti pensare che dal 1950, l’anno a partire dal quale il sindacato dei registi ha allineato il proprio premio al calendario dell’Academy, per ben 59 volte su 66 il regista vincitore dei Dga Awards ha conquistato l’Oscar nella medesima categoria. Addirittura, a partire dal 2003, il vincitore dei Dga Awards soltanto una volta non ha bissato con l’Oscar: è accaduto nel 2012, quando prevalse Ben Affleck per Argo, mentre l’Oscar andò ad Ang Lee per Vita di P.

In compenso però quell’anno Argo vinse la statuetta per il miglior film. E infatti, se facciamo un confronto tra Dga Awards e Oscar per il miglior film, vediamo che, a partire dal 2000, il film che ha conseguito il riconoscimento per la regia ha vinto la statuetta per il miglior film 13 volte su 16. Ovvio quindi che tutti gli occhi degli addetti ai lavori siano ben puntati sulle nomination dei DGA Awards, che per ora confermano come favoriti Damien Chazelle e La La Land. L’appuntamento adesso è al 4 febbraio, per la cerimonia di consegna dei vincitori al Beverly Hilton Hotel di Beverly Hills, la stessa location dei Golden Globes.

Riepiloghiamo le nomination delle tre categorie dedicate ai lungometraggi:

Miglior regista
Damien Chazelle, La La Land
Garth Davis, Lion. La strada verso casa
Barry Jenkins, Moonlight
Kenneth Lonergan, Manchester by the Sea
Denis Villeneuve, Arrival

Miglior regista esordiente
Garth Davis, Lion. La strada verso casa
Tim Miller, Deadpool
Dan Trachtenberg, 10 Cloverfield Lane
Kelly Fremon Craig, The Edge of Seventeen
Nate Parker, The Birth of a Nation

Miglior documentario
Otto Bell, The Eagle Huntress
Ezra Edelman, O.J.: Made in America
Josh Kriegman e Elyse Steinberg, Weiner
Raoul Peck, I Am Not Your Negro
Roger Ross Williams, Life, Animated

Premio alla carriera
Ridley Scott

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