La risposta di Claudio Finelli, Arcigay, ad un articolo di Iannicelli. Con la morte di George Michael spunta di nuovo l’omofobia di certi giornalisti.

Claudio Finelli, Delegato Cultura Arcigay Napoli e Presidente Arcigay Campania, risponde pubblicamente ad un articolo firmato da Peppe Iannicelli in occasione della morte di George Michael.

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Riceviamo e volentieri pubblichiamo il contributo di Claudio Finelli in merito ad un articolo dedicato alla morte dell’artista George Michael, nel quale puntavo ad aprire un dibattito sulle dinamiche dello Star System. Siamo felici di ospitare opinioni diverse come è nello spirito libero ed aperto della nostra pubblicazione. Con un’avvertenza: non si può immaginare di bollare come omofobo chi la pensa in modo diverso da noi. Per il resto massimo rispetto per l’impegno civile e l’opinione di Finelli, con il quale continueremo a confrontarci.
Peppe Iannicelli.


E ci risiamo! Ancora una volta Peppe Iannicelli condisce di volgarità e omofobia i suoi “interessantissimi” articoli:
E’ morto George Michael mica Mozart. Meglio D’Alessio

Solo a luglio scorso, il nostro giornalista, si era schierato in supporto di tale D’Angelo, direttore del giornale Cronache di Salerno, all’indomani di una prima pagina scandalosa in cui il quotidiano salernitano aveva utilizzato termini violentemente omofobici per raccontare un sospetto caso di abusi sessuali.
Iannicelli, ex addetto stampa di De Luca, si era complimentato con D’Angelo, sostenendo che l’omosessualità fosse condizione propedeutica a una violenza sessuale: “sono froci e pervertiti e i loro gusti sessuali sono il presupposto dello stupro”.

Già in quell’occasione, i due furono prontamente segnalati al Presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Campania, Ottavio Lucarelli.
Dopo pochi mesi, accade nuovamente. L’omofobo Iannicelli torna a farsi “paladino” dell’odio verso i gay.
Nel giorno della tragica scomparsa di George Michael, popstar internazionale e icona della comunità lgbt, il giornalista pubblica qui su OM un articolo in cui riduce una delle voci più belle della musica internazionale degli ultimi trent’anni ad un fenomeno mediatico il cui successo è dovuto solo alla “storia personale di omosessuale” e non certo al suo incredibile talento.

Secondo Iannicelli, infatti, l’interesse per George Michael sarebbe stato alimentato soltanto dai suoi tormenti amorosi e da uno stile di vita che – sempre secondo il giornalista – doveva necessariamente mandarlo “anzitempo al Creatore” ed è pertanto poco interessante indagare sulle cause del decesso (che tradotto significa che se sei gay, hai una vita sessuale attiva e fai uso di droghe, sia pur un maniera saltuaria, è giusto che schiatti e che nessuno si prenda cura di te o di come sei finito).

Per il giornalista non ci sono dubbi, inoltre, che Gigi D’Alessio sia di gran lunga preferibile a George Michael e, nel medesimo articolo, Iannicelli dichiara di trovare oltremodo squallido che chi piange George Michael si lamenti che D’Alessio resti ancora in vita, pertanto Iannicelli augura lunga vita a Gigi D’Alessio che non è un’icona LGTB, è sposato con una bella donna, ha frequentato i matrimoni cafonal e non i droga party.
Fermo restando che non ci risulta che gli estimatori di George Michael abbiano mai tirato i piedi a D’Alessio, sembra evidente che il paragone di Iannicelli è capzioso e privo di qualsiasi fondamento logico se non quello di “celebrare” la superiorità del cantante sposato con la bella donna su quello “dissolutamente” omosessuale (Iannicelli parla di “stravizi”).

Così proprio Iannicelli, che nello stesso articolo sentenzia che un cantante andrebbe giudicato solo per le sue doti vocali, sottolinea incomprensibilmente l’eterosessualità di Gigi D’Alessio come un valore da contrapporre all’omosessualità di George Michael, omosessualità che, evidentemente, Iannicelli percepisce e induce a percepire come disvalore (gli “stravizi” di cui sopra).
Sempre il nostro giornalista, sembra voler contrapporre le “genuine” partecipazioni ai matrimoni “cafonal” di D’Alessio ai “problemi giudiziari” e ai “droga party” di George Michael.

Una contrapposizione che, se fossimo nei panni di Iannicelli, avanzeremmo con grande cautela. I matrimoni a cui ha partecipato D’Alessio non possono essere liquidati tout court come matrimoni “cafonal” perché erano matrimoni frequentati da personaggi dalla fedina penale non limpida, e lo stesso cantante ha avuto diverse grane mediatiche e non, per sue “sospette” frequentazioni con ambienti malavitosi. Certo, non possiamo sapere né ci interessa se D’Alessio abbia mai fatto uso di sostanze stupefacenti, ma certamente sappiamo che ha suonato in matrimoni di persone di malaffare, senza sapere che lo fossero s’intende.

Iannicelli, infine, accecato dall’odio omofobico, dopo aver sminuito il riconosciuto talento di George Michael e dopo averne tratteggiato a tinte fosche la condotta, ha omesso di ricordare la grande generosità della Pop Star che, ad esempio, ha devoluto tutti i proventi di Last Christmas (che Iannicelli definisce “una canzonetta”) a sostegno delle popolazioni etiopi stremate dalla carestia. Per non parlare delle ingenti donazioni fatte per Childline, Terrence Higgins Trust e il Macmillan Cancer Support nonché i frequenti sostegni economici a singole persone in grave difficoltà.
Bisogna, insomma, ricordare al giornalista che anche per diventare una “star” dell’insulto omofobico, bisogna stare attenti a quel che si scrive, perché altrimenti non solo si fa la pessima figura che fanno tutti i razzisti – perché l’omofobia è una forma di razzismo – ma si rischia anche di fare la figura degli ignoranti. E non è una bella figura per un giornalista. Perfino per un giornalista omofobo.

Claudio Finelli
Delegato Cultura Arcigay Napoli e Presidente Arcigay Campania

Commenti (7):
ornella stopazzolo

Grazie per il tuo articolo, Claudio Finelli! A nome di tutti i fans e delle persone intelligenti…

Claudio Finelli

Gentile Iannicelli,
Avevo perfettamente intuito la ragione per cui citava Tiziano Ferro, il fatto è che il coming out di un personaggio famoso ha sempre un grande valore d’esempio e di liberazione, emancipa coscienze individuali e immaginario collettivo, fortifica e dà fiducia. Insomma è un gesto impagabile. Ammesso e non concesso che alla base del coming out di un personaggio noto ci fosse anche una ragione commerciale, la circostanza non sminuisce il valore del gesto. D’altronde se fare coming out fosse così facile e vantaggioso, mi chiedo perché assistiamo ancora a ridicole pantomime di artisti che fingono di essere eterosessuali pur di non compromettere il proprio ruolo. Talora si tratta di artisti che hanno fatto carriera e sono diventati famosi grazie all’apporto della comunità lgbt – come Renato Zero – e il loro silenzio non è “discrezione” ma paura e vigliaccheria. Il silenzio, in certi casi, ti rende complice del più forte, di chi prevarica, di chi offende. Tiziano Ferro ha scritto un libro-lettera al padre per parlargli del proprio orientamento sessuale e affettivo. Un’operazione editoriale bellissima che ha aiutato tantissimi adolescenti a riconciliarsi con se stessi e a trovare la forza di coinvolgere i genitori nella propria vita. E avere la famiglia dalla propria parte, soprattutto quando si è adolescenti, può davvero salvare la vita.
Circa la genitorialita, abbiamo posizioni molto differenti. E la sua è condizionata dal pregiudizio omofobico senza alcun dubbio. Forse lei è davvero in buona fede ma il condizionamento resta. Vede non c’è nulla di così pretestuoso quanto l’argomento della “naturalità” della genitorialita. Essere genitori, decidere di assumersi la responsabilità della genitorialita, è senza dubbio una scelta. Non c’entra nulla la natura, c’entra la mia disposizione ad amare e crescere i miei figli. Secondo il suo ragionamento, un uomo o una donna sterili dovrebbero essere “naturalmente” dei cattivi genitori. O una famiglia monoparentale dovrebbe essere necessariamente negativa per un figlio. Mentre i figli dovrebbero venir su felici e realizzati solo in famiglie “tradizionali”. Mulino Bianco Style. E invece le cose non stanno così. Il desiderio di genitorialita’ è – quello sì – un desiderio fisiologico e naturale che dovrebbe potersi realizzare anche in famiglie omogenitoriali senza alcuna discriminazione. Anche perché se lei vuole fare un figlio, in quanto eterosessuale, lo farà con chi vuole e senza chiedermi il permesso. E la legge tutelerà il suo desiderio di genitorialità senza farle il terzo grado e senza mettere in discussione la sua “abilità” di padre, solo e semplicemente perché lei è eterosessuale. Mentre, se a desiderare di avere un figlio saremo io e il mio compagno, stigma e pregiudizio si abbatteranno impietosamente sulle nostre vite. Rassegnatevi: i figli degli omosessuali esistono già. Sono tra noi. È semplicemente assurdo negare l’esistenza di chi esiste e ha diritto ad avere gli stessi diritti degli altri. E dati scientifici ci assicurano che la vita dei figli delle coppie omosessuali non è diversa da quella dei figli delle coppie eterosessuali. Le difficoltà vengono create dai luoghi comuni di una società ostile, luoghi comuni che posizioni come le sue alimentano ingiustamente. Infine, circa la gestazione per altri, il discorso è lungo ma le confesso che io, personalmente, sarei per una revisione totale del diritto di famiglia e per una facilitazione dell’istituto dell’adozione anche ai single. Per correttezza d’informazione, le voglio ricordare che allo stato attuale, la gestazione per altri è una pratica a cui ricorrono per il 90% dei casi le coppie eterosessuali e non quelle omosessuali. Io non sono contrario alla GPA, fermo restando tutte le garanzie necessarie ad assicurare la corretta e reale capacità di autodeterminazione della madre surrogata (ognuno gestisce il proprio corpo come crede).
Sono assolutamente disponibile ad un confronto dal vivo. Sempre.

Peppe Iannicelli

Gentile Finelli,
ho citato Tiziano Ferro poichè in occasione della promozione del suo libro decise di dichiarare la sua omosessualità. Mi sembrò all’epoca una mossa pubblicitaria per accendere i riflettori sulla sua fatica editoriale. Sono meccanismi che ad un attento osservatore dei media come lei di certo non sfuggono. Respingo sempre al mittente l’accusa di odio e di omofobia. Vede gentile Finelli io ritengo che due adulti consapevoli e d’accordo possano organizzare come credono la propria vita e debbono avere anche gli strumenti giuridici per poter tutelare la loro unione civile. L’ho scritto e detto più volte. Così come ho scritto e detto più volte che stigmatizzo vicende come quella di Niki Vendola e del compagno e l’idea che la genitorialità sia un ruolo sociale soltanto e non sopratutto naturale. E non accetto che per questo mio convincimento debba esser ritenuto omofobo. Perchè non organizziamo un bel pubblico confronto, duro e civile, per favorire la maturazione delle coscienze su tali delicatissimi temi? Io sono sempre a disposizione

Claudio Finelli

Gentile Iannicelli,

in primis, se vuole parlare di questi argomenti, le consiglio di farlo con opportuno corredo lessicale. Nel caso di George Michael e in quello di Tiziano Ferro non si è trattato di outing ma di coming out. Cioè la dichiarazione di omosessualità è stata fatta dai diretti interessati, benché spinti da contingenze varie. In entrambi i casi, gli artisti hanno registrato un’evidente flessione di popolarità da cui Ferro si è ripreso splendidamente mentre George Michael, al contrario, è stato palesemente danneggiato. Detto questo, in entrambi i casi il valore civile del loro coming out è stato importantissimo perché la loro testimonianza, per la popolarità dei personaggi, ha “liberato” tantissimi omosessuali incapaci di vivere liberamente e serenamente il proprio amore e la propria affettività in una società omofoba e maschilista che ne vitupera quotidianamente la dignità (anche attraverso articoli come il suo).
Tiziano Ferro e George Michael sono, appunto, tra quei pochi artisti che hanno saputo affrontare la difficoltà del coming out in condizione di sovraesposizione mediatica, propronendo quell’idea di normalizzazione della vita delle persone lgbt che solo oggi, anche grazie alla legge sulle unioni civili, inizia timidamente a realizzarsi.
Così, mentre tanti divi più o meno grandi dello spettacolo, dello sport e della politica, continuano a fingere di essere quello che non sono per blandire le aspettative del pubblico o degli elettori e non mettere in pericolo la propria immagine sociale, George Michael e Tiziano Ferro hanno affrontato il possibile pregiudizio e il rischio di perdere l’attenzione dei Fans perché hanno intuito che la loro voce poteva trasformarsi in volano di liberazione, soprattutto per i più giovani ma probabilmente le sfugge che il 50% circa dei motivi di suicidio tra gli adolescenti è ancora legato al disagio con cui i più giovani scoprono di essere gay o lesbiche in una società che non li riconosce (e la situazione è ancora più grave per le giovani e i giovani transessuali).
Infine, mi urge rammentarle che l’omofobia – proprio come qualsiasi forma di razzismo – non è un’opinione. È un’espressione d’odio verso una minoranza. È squallido pregiudizio. È violenza gratuita. In paesi più civili, esistono leggi che sanzionano questi gesti d’odio. Ma, forse, perché anche il nostro Paese raggiunga quegli standard di civiltà, dovremo aspettare l’intervento coraggioso di altri George Michael e di altri Tiziano Ferro. Fino ad allora, chi come me ha deciso di impegnarsi con convinzione nella lotta alle discriminazioni non potrà certo tacere su articoli come il suo che offendono gravemente non solo la memoria di un grande artista ma la dignità e la sensibilità di tutte le persone lgbt.

Claudio Finelli

Valeria carucci

Ho sempre pensato che lei fosse inutile (in tv) ora penso lo sia anche nella vita. Il cinismo di questo suo post non è divertente ne intelligente. Ha fatto solo un’emerita figura di merda. Forse voleva far parlare un po’ di se approfittando della morte di una persona che rappresenta di sicuro ciò che lei invidia… bellezza, fama e ammirazione. Ci ha provato, l’è andata male, poiché si parlerà della sua stupidità e non di lei.

Peppe Iannicelli

Gentile Finelli,
Optimagazine ospita con piacere il suo contributo nello spirito libero del nostro magazine aperto al confronto delle opinioni. Nella parte introduttiva del suo articolo riferisce in modo impreciso ed incompleto fatti e circostanze comunque non pertinenti al tema in oggetto; ma non è questa la sede per ritornare su quei temi già ampiamente trattati altrove. Nel merito del mio articolo corrente, apprezzo molto il suo impegno civile e le sue opinioni. E’ un punto di vista il suo che, pur non condividendolo, merita rispetto. Lei comprende bene che l’accostamento D’Alessio- Michael è provocatorio ed innescato dal fenomeno social che puntualmente si verifica in occasione della morte di ogni artista. E comprende altrettanto bene – visto che mi risponde nella sua veste pubblica di delegato Cultura Arcigay Napoli e Presidente Arcigay Campania – quanto io abbia colto nel segno: l’artista era apprezzato, oltre che per le sue doti canore e creative, anche come icona LGTB. Per molti era anche un simbolo come evidenziato da tutta la stampa internazionale. Era questo l’aspetto che io volevo evidenziare riguardo ad una dinamica dello star system che ritengo criticabile come quando, ad esempio, Tiziano Ferro decise di fare outing in occasione di una sua iniziativa editoriale. Non credo di poter esser tacciato di omofobia per questa constatazione oggettivamente incontrovertibile; una persona intelligente come lei non può appioppare questa patente di omofobia e di odio razziale a chi esprime diversi pareri. E’ una tecnica dialettica poco utile al confronto tra le opinioni. Infine sui gusti musicali lasciamo che ciascuno possa coltivare i suoi preferiti… con un pizzico d’invidia avrei proprio voluto scriverla io una “canzonetta” come “Last Christmas”.

    Patrizia

    SIG.IANNICCELLI O COME CAVOLO SI CHIAMA, PER SUA FORTUNA è COSì IMPOPOLARE DA NON MERITARE CONSIDERAZIONE. LE AUGURO CON TUTTO IL CUORE DI PROVARE SEMPRE E SOLO INVIDIA PER TUTTA LA SUA VITA PERCHè NON è ALL’ALTEZZA DI SCRIVERE COMMENTI SUL TALENTO MUSICALE DI UN GRANDE ARTISTA QUALE è STATO GEORGE MICHAEL. LE DICO SOLO CHE QUELLA CHE LEI DEFINISCE “CANZONETTA” HA PERMESSO AL GRANDE GEORGE MICHAEL NON SOLO DI CANTARE CON GRANDI ARTISTI MA IN ALCUNI CASI ANCHE DI SUPERARE L’INTERPRETAZIONE ORIGINALE DEI SUOI AUTORI. GIUSTO A CASO LE CITO LUCIANO PAVAROTTI, ELTHON JOHN, WITHNEY HOUSTON, BEYONCE, ETC….ED è STATO L’UNICA ARTISTA A INTERPRETARE LA FAMOSA “SOMEBODY TO LOVE” DI FREDDY MERCURY…AH GIà CHE CI SIAMO LE RICORDO CHE GEORGE MICHAEL è STATO SCELTO QUALE UNICO ARTISTA MONDIALE (DICO MONDIALE LEGGA BENE) DALLA FAMIGLIA REALE PER LE NOZZE DI WILLIAM E KATE…. GRANDE ONORE ALL’UNICO E INIMITABILE GEORGE MICHAEL, PER SEMPRE PASSERà ALLA STORIA COME IL PIù GRANDE ARTISTA DEI NOSTRI TEMPI, ALLA FACCIA DEI TANTI INVIDIOSI COME LEI…ORA BASTA PERCHè HO GIà PERSO TROPPO TEMPO PREZIOSO CON LEI…CHIEDA PUBBLICAMENTE PERDONO E SCUSA PER TUTTE LE SUE STRONZATE….

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