Rocco – lo sporco mestiere e la coscienza pulita

Rocco Siffredi esordirà fra pochi giorni con il suo docu film presentato all’ultimo festival di Venezia. Più o meno un’opera terapeutica per confessarsi e tentare di lenire, forse, i propri tormenti interiori. Rocco vuole mostrarsi sincero e non potrebbe essere diversamente: comodo nascondino di desideri inconfessabili e capro espiatorio della pornografia intellettuale.

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Alla sua presentazione durante l’ultimo Festival di Venezia, non sono stati pochi quelli che hanno storto il naso. Anzi, durante la proiezione è scappata anche qualche risata di imbarazzo. Più o meno normale; qui si discute di pornografia e talvolta la risata serve anche ad esorcizzare un imbarazzo, più o meno intimo. Ma comunque si voglia porre la questione, è innegabile che Rocco Siffredi abbia raggiunto un certo status nel mondo del cinema. Quello pornografico, certo; è pur sempre un genere.

E ci si potrebbe perdere in discussioni più o meno concettuali-filosofiche sul significato di pornografia, ma la sostanza resta, inutile girarci intorno. Il cinema porno non è per alcuni vero cinema. Innegabile? Si, anche se c’è sempre un margine di interpretazione. Fatto sta che Rocco Siffredi sta al cinema porno come la pasta sta al Made in Italy. E lui ne è consapevole ormai da tempo; è per questo che ha deciso di tributarsi questa sorta di auto elogio biopic. Un po’ per consacrarsi, alla stregua del vero (?) cinema, un po’ per mettere a nudo ciò che è più difficile mostrare: la propria anima.

E già. Spogliarsi dei propri sensi di colpa, delle proprie paure e di quant’altro attiene più o meno all’inconscio o al “sepolto nell’intimo”, non è facile, nemmeno per uno come lui, abituato da più di trent’anni a mettere a nudo ogni millimetro del proprio corpo. Anzi. Forse è proprio per questo che incuriosisce questo lavoro: una confessione che tracima da un’ossessione. Un’ossessione che in fondo non è solo del Siffredi nazionale ma che, diciamoci la verità, avvolge con una costante tempesta di ormoni molti di noi. Uomini e donne. Certo poi che Rocco ci mette del suo personale. E che personale: iniziare una storia dichiarando di avere stretto una sorta di patto col demonio, potrebbe sfondare di certo una porta aperta nell’anticamera del perbenismo, giusto prima del salotto del bigottismo, lì dove dimorano schiere di eserciti religiosi. Gli stessi che poi magari peccano e si pentono in una consecutio cronologica costante: loop convalidato e distribuito a suon di anatemi. Non male per un ex aspirante chierichetto.

Siffredi insomma vuole renderci partecipi e forse convincerci che, al di là del suo mestiere di specifico attore lui si sente (o si sforza di mostrarsi?) come un uomo qualunque: c’è la famiglia, c’è la quotidianità con la prole e c’è l’ufficialità di un legame matrimoniale. Cosa ne pensiamo noi poi può passare anche in sordina. L’importante per lui è svuotarsi l’anima; strana nemesi, che succede dopo ben altri svuotamenti più fisiologici. In fondo, forse, quelli più che svuotarlo lo riempivano di tormenti. Va bene così: il cinema pornografico potrebbe forse essere additato anche come uno slancio di estrema sincerità introspettiva. Valido per molti, comodamente, nel sottoscala dell’ipocrisia quotidiana. La regia del docu film è firmata da Alban Teurlai e Thierry Demaiziere.

Rocco sarà distribuito nelle sale italiane a partire dal prossimo 31 ottobre. Breve trailer a seguire.

Trailer:

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