American Pastoral – l’esordio intimistico alla regia di Ewan McGregor

Un racconto di violenza negli Stati Uniti degli anni 50. American Pastoral narra della difficoltà di un padre nel riconoscere i suoi limiti di genitore. Sullo sfondo la scelta estrema e violenta di una figlia fortemente politicizzata. Un’atmosfera di terrore, che cambia nella forma, ma somiglia nella sostanza ad umori e percezioni contemporanee.

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Tempi violenti quelli che viviamo. Per molti aspetti; troppi in verità. Ma non è solo oggi: mi riferisco a questa sorta di atmosfera di crisi che pervade contesti territoriali e rode l’animo, prima che il portafogli. È stato così anche in un passato recente, sarà così anche altre volte. È solo un pensiero fra i tanti che mi assale vedendo queste prime immagini di American Pastoral. La violenza di cui ci racconta questa pellicola non è certo un tipo di violenza nuova: qui si parla né più né meno di terrorismo, ma è una forma di terrorismo diversa da quella prevalente oggi.

Perché siamo negli USA degli anni 50: periodo di Maccartismo e “caccia alle streghe”. Non è un caso. Al centro della trama c’è una violenza tutta interna alla comunità statunitense. Dinamiche che vengono rappresentate da un punto di vista che potremmo definire intimistico. Il tutto parte dalla scoperta di Seymour Levov, un padre che viene a conoscenza della scelta estremista di sua figlia Merry: lei pensa di essere parte attiva di un concetto di giustizia popolare, quando decide di far saltare in aria un ufficio postale. L’atto in sé non è altro che la diretta conseguenza del sodalizio della ragazza con un’estremizzazione dell’ideologia di sinistra. Da quel momento in poi il padre si disorienta, si interroga sui suoi errori di genitore, non si dà pace.

Ewan McGregor è il protagonista, nonché regista di American Pastoral. È il suo debutto; qualcuno dice che è abbastanza coraggioso come esordio. Nei panni della figlia estremista c’è Dakota Fanning, poi ci sono anche David Strathairn, Peter Riegert, Uzo Aduba e Valorie Curry. La sceneggiatura è stata scritta da John Romano (basata sull’omonimo romanzo di Philip Roth, Premio Pulitzer per la narrativa nel 1998).

Dicevamo: questi sono tempi di odio. Qui si urla, si annienta, si va via sbattendo la porta. Magari a suon di sberle. Perché odiare è umano, inutile far finta di niente, ma andrebbe riconosciuto come un difetto, un qualcosa da provare a correggere. O almeno a smorzare, altrimenti non se ne esce. American pastoral descrive questo ed altro. La pellicola debutta negli USA il 21 ottobre. C’è il primo trailer a seguire accompagnata da Mad world, in questo caso cantata da Jasmine Thompson (è una canzone dei Tears for fears…qualcun* li ricorda?!). Il testo come ultima strofa recita: Allarga il tuo mondo Pazzo mondo. Un finale auspicabile. Anche per quelli che alzano muri, visibili o invisibili che siano.

Trailer:

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