33 dias – Biopic su Picasso. Per Banderas è ora di inzuppare il pennello

Riprende quota il progetto di un biopic su Pablo Picasso, con il bell’Antonio nei panni del protagonista. È lo stesso Banderas a renderlo noto dal lontano Messico, complice qualche amorevole chiacchierata e vagonate di soldi a rinfrescare il progetto cinematografico 33 dias

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Cosa hanno in comune Banderas e Picasso? Poco o niente. Per ora. Il poco sarebbe la medesima nazionalità e il fatto che i due sono nati nello stesso quartiere. A pochi palazzi di distanza per la precisione. Il niente è tutto il resto; almeno a partire da ora e fino all’auspicabile realizzazione del biopic sul famoso artista. Perché l’eventuale concretizzazione del film potrebbe tracciare la differenza e farci capire se il bell’Antonio può ridurre le distanze in termini di presunte affinità. Il progetto è in piedi ufficialmente dal 2012 ma, come spesso accade, per varie ed eventuali, ha subito fino ad oggi vari stop; ora però sembrerebbe che qualcosa si stia muovendo, nel senso che l’attore ha da poco dichiarato la firma di un pre accordo con la casa di produzione. L’occasione è stata data da una sua premiazione in Messico, a Guadalajara, dove Antonio Banderas ha avuto modo di ricevere il Premio Mayahuel de Plata per il suo contributo dato al cinema ispano-americano. L’attore ha reso noto che la sua permanenza non era per l’appunto dovuta esclusivamente al ritiro del premio, ma anche ad un incontro di lavoro con la produzione del progetto cinematografico su Picasso.

Scarne, al momento, ulteriori informazioni a riguardo della pellicola in questione. Unico dato conosciuto: si chiamerà 33 dias (33 giorni). Un titolo che è un esplicito riferimento indicante il periodo di tempo impiegato dal maestro Pablo Picasso, per terminare una delle sue opere più famose e importanti, vale a dire Guernica. Considerato il suo capolavoro per antonomasia, Guernica fu una fortissima denuncia degli orrori, non solo della guerra civile spagnola, alla quale l’opera era ispirata, ma di tutte le guerre. Fu paradossalmente un orrore bellissimo: nella sua forma, gridato al mondo intero, dall’inconfondibile tratto dell’artista spagnolo. D’altronde Picasso aveva fortemente radicata in sé, ideologia a parte, una forte propensione al pacifismo, che smussò e rese poco partecipe (e critica) la sua chiacchierata adesione al partito comunista (quello francese per la precisione).

Dunque la svolta che, si spera, riuscirà a dare un accelerazione a questo biopic pare sia stata l’entrata in gioco di Jorge  Vergara, ricco possidente messicano che in passato si è dimostrato abile nell’investire in produzioni cinematografiche con la sua casa di produzione Producciones Anhelo (sue le produzioni Y Tu Mama Tambien di Alfonso Cuaròn e The Assassination di Niels Mueller). Va detto poi che Vergara si è trovato fra l’altro in sintonia con Banderas anche per un’altra passione: quella per il calcio. Il milionario infatti possiede anche alcune squadre e Banderas, dal canto suo, ha ricordato il suo strano destino: lui da ragazzo ha sempre giocato costantemente, fin quando non fu costretto ad abbandonare per un infortunio molto serio. L’abbandono del calcio fece però nascere nello scatenato Antonio la passione per la recitazione. Magari qualcuno avrebbe preferito che continuasse a giocare, ma questo è stato il destino, che vi piaccia o meno. Picasso permettendo.

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