I cinque programmi televisivi che non ci mancheranno quest’estate

Perché fargliela passare liscia sarebbe fin troppo facile. (E poi dovevo celebrare a dovere il mio ritorno in questa rubrica con la dovuta dose di cattiveria gratuita).

1. Senza Parole (Rai1). Nomen omen. Non puoi portare, nel 2015, in prima serata su Rai1, una roba già vecchia nel 1997. È come se io pretendessi di navigare su internet con un Grillo Parlante Clementoni, come se provassi ad accendere il forno sfregando due pietre, come se volessi far risolvere un cubo di Rubik a Gasparri. Un’allegra squadra di Kamikaze che ha deciso scientemente di schiantarsi sul carro armato brandizzato De Filippi. Fanno tenerezza.

2. Masterchef (SKY Italia). Perché gente che cucina in TV anche basta. Il format regge soltanto quando tra gli aspiranti cuochi è presente qualche disagiato, pazzoide o caso umano. Inoltre diventa sempre più evidente il fatto che i giudici siano dei teneroni in completa balìa dei testi degli autori (basta fare un confronto tra il Bastianich di casa nostra e quello in versione a stelle e strisce). Maleducati, strafottenti e maledettamente fissati con l’eccellenza, finiscono per pubblicizzare sughi pronti, pasta sfoglia e patatine.

3. Le Invasioni Barbariche (La7). C’è stanchezza nell’aria, Daria. E si percepisce. Tantissimo. Da salotto “piacevolmente” radical-chic a salotto “fastidiosamente” radical-chic il passo è breve, ed era solo questione di tempo che succedesse. Raccogli le idee, tieni quanto di buono è rimasto, evolvi. Il non aver riconosciuto per tempo l’andamento del ciclo vitale del programma, ti ha portato ad un flop miserabile ma immeritato. Una prece.

4. About Love (Italia 1). Perché non bastava la Tatangelo. No. Hanno messo Federico Moccia a fare ciò che gli riesce peggio: scrivere. Dopo soli tre minuti di visione ti aspetti l’invasione delle cavallette e piantoni la culla del tuo primogenito temendo il passaggio dell’Angelo della morte. L’effetto è quanto di più fastidioso possa venire fuori da uno schermo televisivo: un susseguirsi sconclusionato di storie d’amore, corteggiamenti e improbabili situazioni. Roba che la neve delle domeniche d’agosto vi sembrerà del tutto plausibile.

5. Forte Forte Forte (Rai1). Raffaella, voglio dirti qualcosa.
Ti perdono per Asia Argento, perché, con la tua immensa bontà d’animo, hai provato a capire cosa sapesse davvero fare: spero tu abbia capito che è cantante, regista, attrice, produttrice e consumatrice seriale di gelatina per capelli. Ma è solo in quest’ultimo campo che eccelle veramente.
Ti perdono per Joaquín Cortés e per aver distrutto il sogno erotico della generazione delle ultime neomamme.
Ti perdono anche per il quarto giudice, che non ricordo mai come si chiama. Quell’incrocio tra Garrison e Marchisio al quale non riuscirò mai a trovare una spiegazione logica.
Ma sappi, Raffaella, che ti perdono solo perché ci hai regalato la risposta a tutte le difficoltà della vita: se per caso cadesse il mondo, io mi sposto un po’ più in là.

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