I finalisti di #Amici14 spiegati a mia nonna.

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Klaudia. Vedi nonna, lei è una che ti farebbe impazzire. La tipica ragazza che ti lascia la stanza in ordine ma che finisce a ballare anche sul tavolo della cucina mentre provi a concentrarti sulla season finale de “Il Segreto”. Tutta talento, passione e disciplina: muta per la maggior parte del tempo, le fa difetto il carisma. Tu dirai che una ballerina non deve mica parlare, ed hai anche ragione. Ma, arrivati ad una certa, anche che palle. Per concludere, comunichereste con la stessa facilità con cui useresti un Blackberry ma è così brava che la ricopriresti di parmigiana di melanzane.

Virginia. Ecco, lei è la nipotina che accompagni ai saggi di danza già a quattro anni. Quella che fa impazzire i compagni di classe a partire dal quarto minuto di prima elementare. Quella che durante la recita fa la prima ballerina e che a Natale, nel presepe vivente, finisce per fare la Madonna. Crescendo, però, ti rendi conto che è loquace come un salmo responsoriale, allegra come una balera durante un bombardamento aereo nonché figa di legno in mogano purissimo. Brava, per carità. Bella, sicuramente. Ma non balla. E per una ballerina questo è un problemone. Per farti capire, nonna, è come se preparassi una lasagna vegana a Chef Rubio: scatta un diludendo che sfonda le porte del tempo e dello spazio.

Stash (and The Kolors). Allora nonna, fai attenzione, che qui rischiamo di perderti. Lui è il nipotino perfettino, quello sempre a posto, che ti da i bacini, che viene a trovarti per chiederti le caramelle, che ti risintonizza il televisore quando non vedi più Telepadrepio, che ti aiuta a portare a casa le buste della spesa e che ti promette di tagliarsi il ciuffo ogni settimana. Invece ha una vita parallela, a tua completa insaputa, tra discoteche, locali, donne, viaggi e qualsiasi altra cosa possa procurarti un infarto. Avresti dovuto capirlo da quello sguardo furbetto, ma il suo fascino ti ipnotizza e tendi a considerarlo sempre il piccolo di casa nonostante abbia ormai 57 anni suonati. È anche vero, però, che è il talento di questa edizione e che sta alla cima delle classifiche come le cime di rapa alle orecchiette.

Briga. Bene. Lui è il discolaccio. Quello che durante i colloqui a scuola colleziona una sfilza di “è intelligente ma non si applica” accompagnati ad una lunga serie di “maledetta peste” sibilata a mezza bocca. È quello che resta chiuso in camera a sentire quella robaccia che ai tuoi tempi non esisteva, quello che indossa sempre la felpa col cappuccio anche durante la messa della domenica e che ha collezionato una serie di scappellotti che nemmeno Gian Burrasca sotto ad una pala eolica. Ribelle per natura, gli negherai la cena per tre volte a settimana per ricoprirlo comunque di polpette di riso a colpi di “bello di nonna”. Sai che ha meno talento di tanti altri, ma lo spingi continuamente per portarlo dove vorrebbe. Perché tu sei tanto buona e gli vuoi bene, ma mica sono tutti come te lì fuori, eh.

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