Cinque motivi per cui in TV c’è sempre più bisogno di Costantino Della Gherardesca.

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1. Perché “Hair” è finito troppo presto. Trovandomi nell’impossibilità di seguire questo succulento talent per parrucchieri, ho finito per succhiarne la linfa vitale attraverso le repliche spalmate sugli orari più improponibili del palinsesto di Realtime. Dopo aver convertito al Verbo amici e parenti, ne bramo una nuova edizione. A patto che Adalberto Vanoni mi spieghi il segreto dei suoi ricci, ponendo finalmente fine alla mia permanenza nel comparto di quelli che, in condizioni normali, sembrano Antonella Elia dopo tre settimane di Isola dei Famosi.

2. Perché ci ha regalato personaggi fondamentali per la riscrittura della storia televisiva dei primi anni del secolo corrente. Se non fosse per Costantino non avremmo mai avuto la Marchesa D’Aragona (che è bella, brava e generosa) e i suoi molteplici tentativi di furto con destrezza, non avremmo mai messo il dito nelle dinamiche di coppia di Corinne Clery e Toyboy, non avremmo mai apprezzato le perle di vita di Angelina, l’accento catanzarese della moglie di Amaurys Perez, la Celentano vivere come una sfollata ed il delicato passaggio di Eva Grimaldi da MILF a cougar. C’è bisogno di continuare?

3. Perché “Boss In Incognito”, nonostante il calo ponderale a livello social, è un ottimo esempio di come si possa proporre, in un mercato di per sé saturo, un format ben impacchettato capace di ritagliarsi una fetta di pubblico, secondo il mio parere, ben più alta rispetto a quella prevista sulla carta. Di questi tempi, una vera rarità.

4. Perché Pechino Express sta alla Rai come la tinta per capelli su tua nonna: le toglie almeno dieci anni nonostante a tuo nonno non importi una sega. E in Rai c’è un maledetto bisogno di idee, di ricambio, di innovazione, di un qualcosa che sia un minimo in linea con il secolo corrente e che si distacchi dallo stantio meccanismo di VIP che provano a fare qualcosa che proprio non sanno fare. Dal ballare, al pattinare, al parlare.

Il problema è che in questo contesto, purtroppo, il buon Costantino rischiava di apparire più come un incompreso che come quello che realmente è: una risorsa.

 

5. Perché Costantino non è solo Pechino Express e lo ha ampiamente dimostrato portando sul piccolo schermo quella diabolica ironia, quella sagacia pregna di incoscienza e quel sarcasmo amaro che tanto piace a chi si aspetta altro da una Rai, che davanti alle recenti devastazioni, non può far altro che accannare e rimanere “Senza Parole”.

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