Cinque motivi per cui, ora come ora, Antonella Clerici perderebbe anche contro il segnale orario delle 18

1. Perché trasmettere “Senza Parole” è un po’ come comprare un Motorola Startac la settimana successiva alla presentazione del nuovo iPhone: ti entusiasmi davanti ad una suoneria polifonica, mentre il tuo amico ha per le mani un lettore multimediale pronto per l’alta definizione. E dire che si viene fuori dalla debacle di “Forte Forte Forte”, vissuto un po’ come un frontale contromano con un Boeing737.

2. Perché c’è un problema di immagine: non appena dici “Rai1” si spalanca un universo di sciure col maglioncino infeltrito, di impiegati di mezza età timorati di Dio, di nostalgici del maresciallo Rocca e di groupies di Terence Hill. Gente disposta a tradirti anche per due minuti con Federica Sciarelli, per dire.

3. Perché gareggi contro Maria De Filippi in pieno restyle della filosofia alla base di “Amici”: meno lotte intestine tra i concorrenti, più spettacolo, meno RVM, più ospiti. Il fatto che si decida di contrastarla proponendo una roba che sarebbe risultata già antica dopo dodici minuti di “Carramba che sorpresa” è indicativo del fatto che in Rai non sanno con chi hanno a che fare. Un po’ come se decidessi di affrontare l’uragano Katrina con un ombrellino estraibile marcato Fergi, per poi stupirti del fatto che non solo hai distrutto l’ombrello, ma hai anche preso qualche segnale stradale dritto sul muso.

4. Perché il problema non è Antonella Clerici: il problema è l’eccessiva fedeltà di Antonella Clerici nei confronti della Rai. L’azienda chiama, lei risponde. Sempre. Nonostante tutto.
È quello che io chiamo “Teorema di Alessia Marcuzzi”: ti affidano a colpo sicuro format pericolosissimi, e tu accetti perché sei l’equivalente di un portabandiera olimpico. Se il programma vince, vince l’azienda. Se il programma perde, diventi lo sfogatoio di tutti i problemi: dalla mancanza di pubblico alla fragranza di detersivo usato per pulire i corridoi del backstage.

5. Il sabato sera di Rai1 non è il mezzogiorno di Rai1. Sembra un concetto maledettamente ovvio, ma, date tutte le ipotesi al contorno, sarebbe una roba da ribadire ai diretti interessati come l’importanza della tabellina del 2 nelle divisioni ad una cifra. Per alcuni potrei essere esagerato, ma ricordate qual è stato il programma abbinato alla Lotteria Italia lo scorso Gennaio? No? Io sì, ma se avete rimosso non posso biasimarvi: era “la prova del cuoco”. Dai fasti di “Fantastico” alla Cuccarini che frigge peperoni insieme ad Enrico Papi. È vero che la spending review impone linee estremamente rigide, ma ne ha uccisi di più la mancanza di idee che la ghigliottina di Carlo Conti.

Lascia un commento

NB La redazione si riserva la facoltà di moderare i commenti che possano turbare la sensibilità degli utenti.