“La vita è un viaggio”di Beppe Severgnini, il giornalista che ama e sostiene l’Erasmus.

Il giornalista del Corriere della Sera esordisce come autore e attore di teatro mettendo in scena generazioni diverse in una pièce che guarda all’attualità ma con ottimismo.

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Per i suoi 58 anni, Beppe Severgnini – editorialista del Corriere della Sera, contributing opinion writer per il New York Times, 15 libri all’attivo di cui molti best seller e tradotti in svariati Paesi – ha deciso di regalarsi una “prima volta”. Ha deciso di mettersi in gioco come autore di teatro e come attore.

Volevo ancora raccontare, ma volevo farlo in maniera diversa. Da un lato non volevo correre il rischio di ripetere sempre le stesse cose, dall’altro neanche ottenere un effetto spiazzante. E allora ho scelto il teatro. Ho scelto di imparare”.

E così è nato “La vita è un viaggio”, spettacolo teatrale in parole e musica (la musica di Elisabetta Spada, in arte Kiss&Drive), “costola” dei suoi ultimi due libri “Italiani di domani” e “La vita è un viaggio”,  in cui per la prima volta un giornalista italiano porta sul palcoscenico un personaggio e non se stesso.

Come Beppe spiega ad Optimagazine sul palcoscenico napoletano del Teatro Diana – dove ha portato il suo spettacolo – non siamo di fronte ad un’opera di teatro di narrazione, in scena non c’è il giornalista Beppe Severgnini che racconta una storia, bensì un cinquantenne (da lui interpretato) che si ritrova, suo malgrado, bloccato nell’aeroporto di Lisbona per una notte intera e qui si incontra e si scontra con una giovane ventottenne (l’attrice Marta Isabella Rizi) pronta a rifarsi una vita in Brasile perché stufa dell’Italia e dell’Europa.

Una giovane donna pronta “a dimettersi dall’essere europea”. E qui irrompe la realtà, qui – seppure in una forma drammaturgica – Severgnini porta sulla scena l’attualità (e quindi anche il suo essere giornalista), lo scoramento dei più giovani, lo scontro tra generazioni.

Uno scontro che nel caso dei due protagonisti si evolve, nell’arco di questa lunga notte, in comprensione, in dialogo, in un confronto che cambierà le loro scelte e le loro vite. “In questi anni complicati – ci racconta Beppe – l’alleanza tra generazioni e l’ascolto attivo di quelle più giovani è l’unica vera chiave di volta per uscire da questa empasse”.

Così come lo è rivalutare il concetto di “europei, di sentirsi europei”. A detta di Severgnini – da questo punto di vista – i soldi dell’Unione Europea spesi per il progetto “Erasmus” sono tra quelli meglio utilizzati perché – ci dice – creano “europei”, gli europei di domani. Il giornalista lancia un messaggio a tutti i giovani studenti, professionisti di domani “partite, partite, partite per l’Erasmus e se vi dicono di non partire partite lo stesso”.

Non è un caso allora se tra le tante parole-chiave di questa piece, Severgnini – potendone scegliere una sola – scelga “incoraggiamento. Che per me vuol dire – spiega – il coraggio di affrontare le cose e farle bene”. Lui stesso – ci dice – ogni sera si sente incoraggiato da quel pubblico che va a teatro ad ascoltarlo.

Il teatro aggiunge “mi ha donato una maggiore capacità di concentrazione perché sono tornato ad imparare, mi ha fatto capire l’importanza delle parole prese nella loro singolarità, dei gesti, degli sguardi. E mi ha donato, appunto, la generosità del pubblico”.

Singolare che quello che è – almeno per la sua generazione – forse il giornalista italiano più digitale (il blog “Italians” attivo da prima ancora che venisse coniata la parola blog, 672mila followers su Twitter) abbia deciso, per rinnovarsi, di fare una delle cose più antiche al mondo e cioè tornare all’oralità, tornare al teatro. Con rispetto. E questo – ci dice – “il teatro, come fosse persona viva, lo sente”.

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